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Un osservatorio interdiocesano sull'uomo europeo per Nova Gorica e Gorizia,Jurij Bizjak,Carlo Roberto Maria Redaelli
L'intervista a don Santi Augusto Grasso
Don Santi, a destra, e Mattia Vecchi, a sinistra.
Don Santi, a destra, e Mattia Vecchi, a sinistra.
Nel dicembre 2020, Nova Gorica e Gorizia sono state congiuntamente nominate Capitale Europea della Cultura per il 2025. Anche i vescovi delle due diocesi coinvolte – monsignor Jurij Bizjak per quella slovena, e monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli per quella italiana – si sono espressi plaudendo a questo evento e sottolineando l'importanza che avrà la valorizzazione di queste terre in occasione di questa iniziativa di alto profilo. In tutto ciò si inserisce infatti - e non va dimenticato - anche il ruolo storico di rilievo che la Chiesa Aquileiese ha avuto come madre generatrice di entrambe le diocesi in questione. Volendo ora raccogliere l'invito di monsignor Redaelli a usare una nuova chiave di lettura dell' evento ponendo l'attenzione su Nova Gorica e Gorizia come "capitale della cultura europea", abbiamo chiesto a don Santi Augusto Grasso – vicario per la cultura della diocesi di Gorizia e direttore dell'équipe interdiocesana per la Capitale Europea della Cultura 2025 – di illustrarci qual è l'approccio che la chiesa locale ha sul tema che vede il mondo latino in dialogo e confronto continuo con quello slavo.
Don Santi, con quale atteggiamento si inserisce la Chiesa diocesana in questo grande evento e quali spunti vi ha offerto il magistero di Papa Francesco che spesso si è esposto sull'anima del continente europeo?
Non abbiamo avuto esitazione nell’aderire e intervenire per questo evento. Abbiamo lavorato un anno in una commissione che ha elaborato delle idee generali utili e pratiche per poter immergersi in questo importante appuntamento. Ci sono alcuni elementi di novità con i quali ci siamo misurati per dedicarci a questo lavoro. Il primo è stato operare insieme tra la comunità cristiana di Gorizia e quella di Nova Gorica che non è un aspetto solo formale ma qualcosa che prende corpo pensando insieme in un’ottica di collaborazione. Il nostro obiettivo è stato sin da subito quello di mettere insieme le due espressioni culturali a partire dalla visione antropologica per poi riflettere sulla dimensione religiosa. Quindi c’è stata una stretta collaborazione tra le due équipe che sono volute partire dal concetto di qualcosa “fruibile da tutti” per giungere alle questioni religiose soprattutto puntando l’attenzione sulle sensibilità giovanili. Il discorso tenuto da papa Francesco in occasione della consegna del “Premio Carlo Magno”, l’enciclica Laudato sì e la Fratelli tutti sono stati importanti documenti dai quali trarre ispirazione.
Ispirarsi al passato per generare e trovare nuove capacità da sviluppare. Di cosa c'è bisogno oggi per fare tutto questo? Integrare ... dialogare ... generare...
Il passato recente di questa terra ha visto molte divisioni che per fortuna le generazioni correnti non percepiscono più. Tuttavia è necessario un percorso comune fatto di dialogo generativo che tragga dal passato gli insegnamenti per non ripetere più gli stessi errori. È opportuna quindi una collaborazione attraverso la pratica di alcuni cammini di incontro. Il tentativo è quindi quello di fare un lavoro costruttivo tra le due comunità ecclesiali puntando alla condivisione allargata dei sentimenti di pacificazione e riconciliazione.
Anche il Giubileo della Speranza del 2025, potrà essere fonte di ispirazione per riscoprire la ricomposizione di quel clima di fraternità universale all'interno del quale Go2025! andrà configurandosi ...
Certamente, anche il giubileo andrà a integrarsi nei nostri lavori.
Alla luce dell'esperienza ecclesiale vissuta a Matera come capitale del 2019 che lei e i membri della sua equipe avete potuto osservare e "studiare", ci può dire qual è la mission generale che avete? Su quali punti si fissa? Quali sono le linee guida da tenere presenti per progettare le iniziative ecclesiali che andranno ad inserirsi nelle numerose proposte dell'evento e quali progettualità verranno messe in campo?
Le linee guida che seguiremo sono costituite da progetti che si svilupperanno a vari livelli culturali che si declineranno sui temi antropologici di cui accennavamo all’inizio. Partiremo dal domandarci chi è l’uomo europeo e qual valori “muovono” la sua vita. Organizzeremo conferenze di alto livello con ospiti che dialogheranno sul modello della Cattedra dei non credenti del Cardinal Martini. Lo faremo – proiettati verso il 2025 – recandoci nei luoghi più significativi delle nostre terre come Aquileia che rappresenta le radici di tutte le nostre genti e Sveta Gora dalla quale si vede un territorio comune indiviso. Si lavorerà poi ad una rassegna teatrale transfrontaliera che spiegherà chi è l’uomo europeo attraverso l’arte. Parleremo dell’uomo che ama attraverso il coinvolgimento dei giovani appartenenti alle due diocesi che toccheranno i luoghi della carità sia in Italia che in Slovenia. Ci concentreremo anche sull’uomo in cammino, pellegrino sulla Terra. Approfondiremo la figura dell’uomo in relazione con il creato; verranno infatti elaborati dei percorsi di dialogo tra giovani che rifletteranno sull’ecologia integrale richiamata dall’enciclica Laudato sì. Ci sarà inoltre una rassegna cinematografica che aggiungendosi al teatro tradurrà i linguaggi antropologici dai quali si partirà. Infine, non mancheranno gli incontri ecumenici e interreligiosi.
Quali sono a vostro avviso i cammini da creare e da rendere "percorribili" per interpretare, vivere e provare i sentimenti di Go2025?
Lavoreremo alla creazione di partnership con i comuni che saranno interessati dai cammini che verranno avviati. Non vogliamo dunque “fare da soli”. Uno dei cammini percorribili sarà per esempio quello che va da Aquileia e porta a Sveta Gora collegato a eventi da definire come concerti, conferenze o mostre.
Infine, quale sfida - obiettivo concreto intendete raggiungere?
Per noi il 2025 è una data di partenza. Il cammino ecclesiale comune non farà svanire questa collaborazione. Ne siamo certi. Dal dialogo con la Slovenia ci farebbe piacere che si arrivasse alla creazione di un osservatorio interdiocesano che lavori come centro di ricerca sull’uomo europeo che proprio qui ha avuto le sue origini. ◼
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