Le nostre agende in questi primi decenni del nuovo millennio sono sempre ingombre di appuntamenti e di eventi: non c’è quasi un giorno che non sia la «giornata di…» – e spesso nella stessa data si sovrappongono più giornate… - o un anno che non sia l’«anno di…», dedicato a qualcuno o a qualcosa spesso in collegamento con qualche anniversario. Questo vale anche a livello ecclesiale, dove le «giornate» di sensibilizzazione o di raccolta di offerte si sono moltiplicate e anche gli anni dedicati a qualcuno o a qualcosa si rincorrono: che sia la misericordia, san Giuseppe, sant’Ignazio o la famiglia, per fare esempi recenti, alla fine conta solo fino a un certo punto.
Il risultato di questo accavallarsi di avvenimenti e celebrazioni è spesso deludente: qualche giorno di attenzione, qualche lancio di agenzia, qualche celebrazione, qualche pubblicazione e tutto finisce. Solo qualche evento si salva o si può salvare, se però gestito bene e utilizzato come volano per il cammino successivo.
Potrebbe essere
il caso del 2025 che vedrà
Nova Gorica e Gorizia congiuntamente una delle due capitali europee della cultura. Potrebbe essere perché ci sono state esperienze precedenti deludenti, come altre – da ultimo in Italia quella di Matera – che invece a distanza ormai di qualche anno continuano a dare frutto.
Come sarà per Gorizia-Nova Gorica nel 2025? Difficile fare delle previsioni. A solo due anni di distanza dall’inizio dell’evento non sembra però che ci siano delle prospettive particolarmente entusiasmanti per il 2025 e soprattutto per il dopo, almeno a livello di realizzazioni significative che possano lasciare un segno non passeggero per le due città e segnare una svolta importante nella loro storia.
Esistono però
tre opportunità che non esigono grandi investimenti, ma che possono essere promettenti. Tutte convergono attorno alla
presa di coscienza dell’identità congiunta delle due città, che potrebbe costituire il frutto più maturo del 2025. Parlando di Gorizia, città di cui sono cittadino ormai da oltre dieci anni, è infatti evidente la mancanza di una sua identità ben definita: «chi» è Gorizia e «chi» vuole essere? Probabilmente un discorso analogo potrebbe essere fatto, immagino perché conosco poco la realtà dell’altra città, anche per Nova Gorica. Il fatto però che siano insieme nell’evento del 2025, potrebbe dare una risposta congiunta decisiva alla domanda su
«chi» vuole essere Gorizia-Nova Gorica.
Quali sono le tre opportunità, le tre linee di impegno che potrebbero essere essenziali per rispondere alla domanda su «chi è» Gorizia-Nova Gorica?
La prima è quella della storia. Occorre che le due città e il loro territorio prendano più consapevolezza della loro storia, non solo quella recente o comunque degli ultimi 120 anni e neppure in epoca più remota della storia dell’epoca asburgica: è necessario andare più indietro e recuperare l’evoluzione di Gorizia (perché allora non esisteva Nova Gorica) e del territorio circostante lungo i secoli. Cosa era Gorizia fino all’inizio del ‘900, in che cosa l’hanno cambiata definitivamente le due guerre mondiali, che cosa si può riprendere del passato? Non bisogna ovviamente compiere un’operazione «nostalgia» e neppure infilarsi nel ginepraio delle complesse ricostruzioni storiche, più o meno di parte, delle vicende più recenti. Occorre invece
prendere coscienza di cosa ha creato e «identificato» Gorizia nel corso di secoli e quali elementi di quel passato – glorioso o meno, non importa… –
possono e devono essere ripresi oggi, anche in vista di una ritrovata, ma anche inedita identità e unità delle attuali due città. Tra questi elementi non può non avere un posto fondamentale quello religioso e non solo cattolico, testimoniato anche da edifici monumentali presenti nel territorio di Gorizia-Nova Gorica.
Si pensi solo alle chiese: il Duomo, sant’Ignazio, Santo Spirito in Borgo Castello, il convento di Castagnevizza (
Samostan Kostanjevica), Monte Santo (
Sveta Gora), la Sinagoga, la Chiesa protestante di via Diaz, ecc. Non ci sono solo i monumenti, le opere d’arte e gli arredi sacri ma della tradizione religiosa di Gorizia vanno ricordate anche le correnti di pensiero, le molteplici iniziative culturali, educative, caritative; la presenza di istituti religiosi, di associazioni, di famiglie, di uomini e donne che a partire da un riferimento religioso hanno dato molto alla città e alla sua identità. E continuano a dare molto: l’elemento religioso di Gorizia e ora anche di Nova Gorica, nelle sue diverse espressioni liturgiche, catechistiche, caritative, culturali e sociali è tuttora vivo e importante per l’identità delle due città.
Una seconda pista da approfondire è quella dell’intreccio tra mondi linguistici e culturali: quello italiano e quello sloveno, ma non va trascurato quello friulano e qualche traccia residua di quello tedesco. Un intreccio che non è di ieri e neppure di qualche decennio fa e non è stato creato artificialmente a seguito di qualche guerra o di modifiche di confini. Questa è una
preziosa caratteristica di Gorizia-Nova Gorica che rende le due città e il loro territorio qualcosa di speciale. Se la cosa fosse sviluppata di più, da ambo le parti, per esempio chiedendo che a Gorizia la maggior parte dei cittadini sia in grado magari non di parlare, ma di comprendere lo sloveno e viceversa quelli di Nova Gorica per quanto riguarda l’italiano, allora l’identità peculiare delle due realtà ne risulterebbe evidenziata e valorizzata. Senza alcuna pretesa, ma anche senza falsa umiltà,
Gorizia-Nova Gorica potrebbero proporsi come esempio, almeno a livello europeo, di una convivenza tra lingue e culture pacifica, feconda e creativa. Un vero esempio di multiculturalismo o, forse meglio, di transculturalismo. Anche in riferimento a questa opportunità offerta dalla presenza di più lingue e culture, l’elemento religioso gioca da sempre un ruolo importante e può giocarlo ancora di più. Anzitutto all’interno della città di Gorizia, con la presenza di comunità dell’una e dell’altra lingua e cultura, ma poi tra le comunità cristiane di Gorizia e Nova Gorica. L’impegno comune di questi anni in vista del 2025, l’intensificarsi di occasioni di conoscenza e di collaborazione, l’individuazione di due équipes collaborative, la stesura di progetti comuni, ecc. sono tutte realtà che fanno ben sperare.
Infine,
un terzo elemento va ricercato nella stessa denominazione dell’evento del 2025: capitale europea della cultura. Già due anni fa ho suggerito di fare un’inversione dei termini: non «capitale europea della cultura», ma «
capitale della cultura europea». La storia di Gorizia-Nova Gorica, il loro carattere transculturale, il loro ritrovarsi attorno a un confine posto al centro dell’Europa che divide/unisce mondo latino e mondo slavo, tutto ciò non può che portare a riflettere su che cosa sia Europa e come il riferimento a essa possa connotare anche dopo il 2025 Gorizia e Nova Gorica. In questo momento di guerre, di tensioni, di crisi (economica, ambientale, energetica, sociale, migratoria, ecc.) è fondamentale riprendere i valori che hanno fatto nascere l’Europa e che tuttora la connotano e la devono caratterizzare come realtà non riducibile a un grande mercato, ma un luogo di pace, di libertà, di riconciliazione, di giustizia, di difesa della dignità della persona, di unità nell’accoglienza e nella valorizzazione delle diversità. L’evento del 2025 potrebbe riproporre fortemente questi valori a tutta l’Europa e rendere anche in futuro Gorizia-Nova Gorica, per la loro esperienza tragica di guerre, divisioni, odii e per l’altrettanto vera esperienza di riconciliazione, collaborazione, unità, un’unica città realmente europea - questo al di là dei confini fisici - e
simbolo di ciò che è e deve essere l’Europa. Sappiamo bene quanto siano stati importanti i riferimenti religiosi cristiani e anche ebraici al momento della nascita dell’Europa, a cominciare dal credo dei Padri fondatori, e come lo sono stati per lungo tempo e in qualche misura ancora oggi.
La comunità cristiana delle due città potrebbe impegnarsi ancora di più nel riproporre tutto questo, facendo tesoro in particolare del magistero dei sommi pontefici: di
Giovanni Paolo II, che nella sua visita a Gorizia del 1992 ha sottolineato una particolare vocazione della città in questo ambito, di
papa Benedetto XVI e di
papa Francesco. Tutti interventi che hanno avuto lo scopo non di rivendicare privilegi o anche solo diritti per la Chiesa, ma di far crescere in tutti gli europei, credenti e non, la consapevolezza del loro compito nel mondo, potremmo dire del loro
servizio alla vocazione dell’Europa. Una vocazione che, anche in questo caso senza alcuna pretesa o rivendicazione, investe in modo speciale Gorizia e Nova Gorica e può determinare in modo significativo la loro identità.
Un contributo a una nuova identità radicata nella storia, nella caratteristica multiculturale delle due città, nel loro essere
un’unica città al centro dell’Europa e interprete della verità dell’Europa: ecco l’apporto che le comunità cristiane delle due città possono offrire per l’evento del 2025.
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La cattedrale di Gorizia con il Castello sullo sfondo. Foto Daniele Tibaldi