Nell’immaginario collettivo, la città Gorizia viene indicata come una città particolare, per i molteplici aspetti che la rendono in qualche speciale. Situata in una conca circondata da monti, gode di un clima mite che, durante l’impero asburgico, la rese famosa come sede di villeggiatura, tanto da venir denominata “Nizza austriaca”, è adagiata sulle sponde di uno dei più bei fiumi d’Italia, la sua identità culturale è alquanto variegata grazie alla compresenza di popolazioni di origini etniche diverse.
Forse la sua caratteristica più peculiare è la linea di un confine che l’attraversa fin dal secondo dopoguerra, e che si spera diventi un “non confine” nella mente dei suoi residenti. Nei goriziani però, non spicca molto vivo il senso dell’orgoglio e di appartenenza, anzi, molte volte si tende a sminuire il valore di una città che sembra abbia perso il ruolo che aveva in passato, considerato oggi ormai marginale e provinciale.
A guardare bene la questione invece, i goriziani possono vantare illustri concittadini in tutti i rami della cultura e del sapere, persino in campo scientifico. Pochi nominerebbero più di un personaggio o due, se a loro venisse richiesto di citare scienziati legati alla città. Invece possiamo enumerare un discreto elenco di uomini di scienza originari della nostra città o dei dintorni e di altri scienziati che in qualche circostanza abbiano soggiornato qui.
Andando indietro nel tempo, troviamo un primo personaggio dedito alla scienza medica,
Fausto Gibelli (1613 - 1681), la cui notorietà è legata a un trattato sulla peste, intitolato De recta inquisitione legitimae pestis. Subentrato al padre nella professione, diresse il primo ospedale goriziano, costruito nel 1656 dall’amico barone Giovanni Vito Delmestre nel borgo di Piazzutta a fianco della chiesa e affidato ai Fatebenefratelli. La vicinanza del torrente Corno, però, rendeva malsana l’atmosfera e quindi in seguito si decise di trasferire l’ospedale a palazzo Alvarez, nell’omonima via (oggi via Diaz). Come segno di riconoscimento del suo lavoro, il dott. Gibelli fu introdotto nella nobiltà patrizia dagli Stati provinciali.
Un altro goriziano che merita di essere ricordato per la sua professione di medico a cui dedicò tutta la sua esistenza è Giovanni Battista Garzarolli (1610-1687), che fu insignito di un titolo nobiliare per i suoi meriti.
Un secolo dopo, porta poi il suo prezioso contributo alla città
Giovanni Antonio Capellaris (1727-1807) in qualità di ingegnere e cartografo. Fu incaricato, infatti, di definire i confini della contea per la stesura di un nuovo catasto, compito non facile e poco popolare, viste le controversie che potevano frequentemente sorgere. A tale incarico si dedicò con passione e diligenza, compilando un gran numero di carte topografiche che testimoniano la situazione geografica dell’epoca. Si occupò molto anche della fragilità del territorio, con la costruzione di ponti e sistemazione di argini dei corsi d’acqua della regione. Fu lui che si occupò della ristrutturazione di Palazzo Alvarez che doveva ospitare il nuovo ospedale originariamente situato in Piazzutta. Di tutte queste attività tenne un diario, prezioso documento che testimonia i suoi molteplici interessi, anche in campo sanitario, matematico e meteorologico.
E ancora, nella professione medica si può annoverare
Antonio Musnig (1726-1803), che si impegnò nella cura delle epidemie tanto da ricevere speciali riconoscimenti dall’imperatrice Maria Teresa; si occupò anche di prevenzione introducendo per primo la vaccinazione contro il vaiolo. L’intuizione che le malattie possono derivare dalle condizioni ambientali lo portò a pubblicare una monumentale opera in latino, Clima goritiense, in cui analizzava le conseguenze che le condizioni climatiche sfavorevoli potevano avere sulla salute. È un trattato scientifico che presenta uno spaccato molto vivace della società del suo tempo.
Contemporaneo a Musnig, va ricordato
Gian Giuseppe Barzellini (1730-1804), che si distinse per gli studi di matematica, astronomia e meteorologia. Cormonese di nascita, studiò e operò a Gorizia, da dove rimase in contatto con famosi scienziati europei dell’epoca con cui collaborò in modo proficuo, tanto da ricevere il riconoscimento di Federico II di Prussia. Scrisse una grande quantità di opere scientifiche, particolarmente nel campo della meteorologia; definì la latitudine e altitudine di Gorizia e compilò una tavola del sorgere e tramontare del sole nella sua città. Fu lui a installare, nel 1778, una meridiana su una parete del Duomo goriziano, che ancora oggi è visibile.
L’agronomo
Michele Tuzzi (1748-1804) è ricordato per alcune sue pubblicazioni che dedicò all’imperatrice Maria Teresa, da cui ricevette per questo un titolo nobiliare. Fece parte delle società agrarie locali e di alcune accademie. Più che per la sua attività di medico,
Carlo Coronini Cronberg (1818- 1910), è noto per la sua attività di scrittore, ma ebbe un ruolo anche in campo scientifico per la sua attività di presidente della società promotrice per la cura climatica, e si occupò della fondazione dell’Ospizio Marino di Grado dove venivano curati i bambini linfatici. Come può notare, i campi di interesse degli scienziati del passato sono diversificati. Difficilmente dedicavano la loro attività a un’unica branca della scienza, lasciandosi attrarre da altre discipline più creative.
Un esempio di quanto appena affermato fu
Federico De Comelli (1826-1892), considerato un valente letterato, mentre in realtà gli studi di ingegneria compiuti a Vienna lo avviarono a questa professione, che esercitò in parallelo a quella letteraria, molto feconda. Fautore dell’italianità di Gorizia, dovette espatriare in Italia, dove ebbe incarichi importanti come direttore della costruenda ferrovia umbro-aretina e la progettazione del piano urbanistico della città di Firenze. Tornato nella città natale, fu richiesto di studiare un progetto per il rifornimento idrico della sua città, Gorizia, che fino a quel momento si serviva di pozzi artesiani, ormai divenuti insufficienti. La necessità di reperire una fonte per alimentare un acquedotto lo portò all’esplorazione delle grotte presenti nel territorio. Come si è detto, però, la sua attività di scienziato lascia il passo alla fama di scrittore e poeta, intrapresa con senso civico e fiducia nel progresso per migliorare le condizioni di vita e ridare completa dignità a tutti gli esseri umani.
Questa è solo un inizio del panorama dei nomi che compongono questa parte della storia e sono qui riportati nella ragionevole speranza che la scoperta di tante eccellenze della scienza fanno parte di questa realtà e possono trasmettere una sensazione di orgoglio a tutti goriziani. Pare forse strano che questo articolo sia inserito in questa rubrica, ma riteniamo che la riscoperta del valore del proprio territorio non sia un trascurabile motivo per guardare positivamente la realtà che ci circonda.
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Illustrazioni digitali. Adobe Firefly