Il mondo della cultura attende con fibrillazione l’inizio del tanto atteso anno della Capitale europea della cultura, sul confine tra Gorizia e Nova Gorica. Nella cittadina slovena, che formalmente detiene il titolo internazionale in quanto spettante alla Slovenia, anche i singoli cittadini guardano con curiosità all’appuntamento del 2025, anche se non manca qualche dubbio sugli annunci di eventi e opere che dovranno essere realizzate, su entrambi i lati del confine.
Siamo andati a parlarne con i cittadini stessi.
«Ci sono tante idee belle su questo evento - spiega
Jakob Golob, libero professionista - e spero che si riesca a ottenere il massimo da questa opportunità».
In piazza Bevk, nel cuore della cittadina slovena, il via vai mattutino porta qualcuno a fermarsi a parlare ai nostri microfoni, pronti a cogliere speranze ma anche timori per la sfida che vede coinvolto insieme nuovamente il Goriziano, al di là delle divisioni imposte dalla storia. «Già il solo fatto che si torni a parlare di un territorio unico è una soddisfazione», ammette Golob.
«I politici sono bravi a fare promesse - critica invece
Miha Bole, commerciante - sia in Italia che in Slovenia.
Ormai Nova Gorica è diventata una passerella di ministri e candidati, ho visto che anche a Gorizia ci sono state le elezioni e che è stato così». Tra gli intervistati, c’è il sentimento che Go! 2025 sarà l’occasione da non perdere per far evolvere la città, al netto delle perplessità iniziali. «Quando ho letto che Nova Gorica si candidava – ammette
Neža Križmančič - ero scettica, però
quando ho visto in tv la festa in Transalpina ho gioito anch’io».
Certo il traino con la vicina città gemella e ben più antica è stata la carta vincente. «Noi viviamo in un centro che ha appena 70 anni di vita – rileva
Marica Zavadlav – e Gorizia è sempre stata una città con una storia importante, legata anche alla storia di noi sloveni. Io ci vado spesso a fare compere, certo una volta era molto più vivace». Opinione condivisa dal fratello
Slavko, entrambi pensionati: «Insieme sono una bella unione – ammette – ma
serve la voglia di stringere i rapporti, vedo in alcuni poca voglia a farlo. Non solo italiani ma anche sloveni».
Bole è convinto che la soluzione per arrivare a una città sempre più unita sia puntare sulla scuola, dicendosi speranzoso che la Capitale della cultura coinvolga direttamente gli studenti
Bole è convinto che la soluzione per arrivare a una città sempre più unita sia
puntare sulla scuola, dicendosi speranzoso che la Capitale della cultura coinvolga direttamente gli studenti. «Rispetto a quando ero io studente – osserva Križmančič – oggi i ragazzi conoscono poco l’italiano, certo i loro coetanei goriziani non parlano proprio sloveno in gran parte.
Spero che possano trovare un terreno comune nell’inglese, anche se in passato ci si riusciva a capire anche senza una lingua terza». Se questo è il futuro, c’è poi il lavoro da fare nel breve.
Golob guarda con attesa i progetti comuni, come la creazione di
un edificio sul confine di piazza Transalpina, nonché il restyling della stazione stessa: «Oggi
servono mezzi di trasporto meno inquinanti, dobbiamo sfruttare questa occasione che da tempo manca alla nostra regione». Vorrebbe anche vedere
più autobus che colleghino le due città. Quindi, qual è il grande auspicio per il 2025? «Che sia un anno dove riscopriamo la nostra cultura, dobbiamo esserne fieri di questo», le parole di Slavko prima di proseguire nella passeggiata.
◼
L'annuncio della data ufficiale di inaugurazione di Go!2025: l'8 febbraio. Foto D. Tibaldi