Nella speranza che i lettori abbiano gradito l’idea di conoscere gli insigni personaggi legati a Gorizia che nel passato contribuirono allo sviluppo scientifico, continuiamo la rassegna con alcuni altri dei nomi più noti. Il contributo che questo articolo intende dare alla nostra cittadinanza consiste nel trovare dei motivi di orgoglioso senso di appartenenza a una realtà culturale che non abbia niente da invidiare ad altre località italiane. E speriamo – senza farci condizionare da un endemico pessimismo – che conoscere quanti grandi uomini di scienza sono passati per Gorizia, ci dia uno stimolo ad amare ancora di più la nostra bella città.
Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907), nacque in un ambiente multilingue e multiculturale. Fin da giovane si dedicò agli studi di linguistica, non solo nel campo delle lingue classiche, ma anche dell’iranico e del sanscrito, coniando il termine glottologia e seguendo il metodo storico-comparativo per individuare gli elementi comuni alle diverse lingue indoeuropee. Elaborò l’idea del sostrato linguistico, cioè della contaminazione dei termini lessicali tra popoli conquistati e conquistatori. Convinto della dignità dei dialetti, fondò la dialettologia scientifica. Inoltre, consapevole della necessità di una lingua nazionale nell’Italia post-unitaria, piuttosto della tesi del Manzoni, che proponeva il fiorentino colto, era convinto che elevare il livello culturale della popolazione avrebbe originato una lingua comune.
Non ci soffermeremo parlando nel particolare della sua nomina a senatore, sulle numerose onorificenze ricevute, sulla sua partecipazione a prestigiosi enti culturali – fra cui l’Accademia dei Lincei – sulle riviste di linguistica che fondò o alle quali contribuì e sulle numerose pubblicazioni illuminanti per il futuro della filologia. Ricordiamo invece che fu tra i promotori della Società Dante Alighieri, che ancora oggi opera per la diffusione della cultura italiana, ma soprattutto che non dimenticò mai le sue origini e la lingua friulana, tanto che ne ricordiamo l’emblematica affermazione: «I soi nassût a Guriza di gjenitôrs israelits, i soi fî dal Friûl e mi glori di chest». E Gorizia, per riconoscenza, ha ristrutturato la sua casa di famiglia nel cuore del ghetto ebraico, dove ha sede la Società Filologica Friulana intitolata al suo nome e da lui stesso fondata.
Altro insigne personaggio, anche lui senatore del Regno e membro dell’Accademia dei Lincei e di altre prestigiose sedi accademiche in Italia e all’estero fu Pietro Blaserna (1836-1918), che ricevette numerosi riconoscimenti per i suoi studi di fisica, rivolti soprattutto ai meccanismi dell’induzione di corrente e agli indici di rifrazione della luce. Fu incaricato di studiare l’eruzione dell’Etna e si dedicò quindi anche alla meteorologia e alla geodinamica. Un altro campo a cui dedicò la sua attenzione fu l’acustica, dove studiò il rapporto tra il suono e la musica per ottenere la fusione di suoni polifonici che, in base ai suoi studi, necessitavano di intonarsi a un unico strumento accordatore. Le sue pubblicazioni furono tradotte in tutto il mondo.
Altro soggetto di punta nel panorama scientifico locale, fu Antonio Abetti (1846- 1928), anche lui socio dell’Accademia dei Lincei, si distinse per i suoi studi in astronomia e astrofisica, rivolti soprattutto alle eclissi, al calcolo della posizione e dell’orbita dei piccoli pianeti e delle comete, contribuendo alla conoscenza del moto dei corpi celesti. In qualità di direttore dell’Osservatorio di Arcetri, in Toscana, che trovò in stato di degrado, contribuì a migliorarne l’efficienza e la strumentazione scientifica. Mediante uno spettroscopio, osservò e registrò il passaggio di Venere davanti al Sole nel 1874. A lui e al figlio Giorgio sono intitolati un cratere della Luna e un asteroide, così possiamo dire che un nostro illustre concittadino ci osserva dal silenzio siderale.
Mentre Abetti ha una via dedicata al suo ricordo, stupisce che non esista nella toponomastica goriziana una strada intitolata a Giovanni Bolle (1850-1924), massimo esperto in bachicoltura, attività diffusa nel Goriziano fin dal Quattrocento, alla base della fiorente lavorazione della seta, che purtroppo era condizionata dalle malattie del gelso e degli stessi bachi con conseguenze gravi sull’economia locale. Bolle non solo si applicò alla ricerca, ma divenne un grande divulgatore, nella preoccupazione di fornire agli agricoltori soluzioni pratiche dei problemi del settore, compreso quello vitivinicolo che assieme alla coltivazione dei bachi costituiva una risorsa per il territorio. Estese lo studio dei parassiti anche agli insetti dannosi per la carta, diventando uno dei rari esperti di patologia dei libri. La sua ricerca scientifica a vasto raggio fu contenuta in innumerevoli pubblicazioni, sempre con intento divulgativo, anche servendosi di disegni esplicativi. Dai numerosi viaggi, specialmente in Oriente, raccolse quante più tecniche possibile per eliminare i parassiti e ottimizzare la produzione.
E proprio dal Giappone arrivò a Gorizia un funzionario del ministero dell’Ingegneria di nome Nagaatsu Sasaki, per informarsi sulle tecnologie moderne della lavorazione della seta e per confrontarsi con Giovanni Bolle sui rimedi alle malattie dei bachi. Possiamo immaginare la difficoltà a comunicare in due lingue tanto diverse, l’italiano e il giapponese, ma forse i disegni avranno aiutato la comprensione dei concetti. A ricordo degli scambi con il Giappone, l’Ersa, che deriva dall’antico Istituto bacologico sperimentale di Gorizia, conserva una notevole collezione di libri illustrati giapponesi sulla sericoltura. Nagaatsu Sasaki avvalora il concetto che non solo Gorizia e i suoi dintorni diedero i natali a molti scienziati, ma che “la scienza passa per Gorizia”, come spiega il titolo di questo saggio.
E, a proposito di scienziati di passaggio a Gorizia, facendo un passo indietro, troviamo anche Augustin Louis Cauchy (1789-1857), eminente matematico parigino che diede un importantissimo contributo allo studio del calcolo infinitesimale basato sul concetto di limite e alla soluzione delle equazioni differenziali, oltre a altri teoremi fondamentali per lo sviluppo della matematica moderna. Al seguito dei Borboni, seguì Carlo X nella sua permanenza a Gorizia, soggiornando per alcuni anni a Palazzo Strassoldo.
Andando ancora indietro di oltre un secolo, notiamo ancora il breve passaggio, come quello della cometa da lui scoperta, dell’insigne astronomo inglese Edmund Halley (1656-1742), che, dopo una missione di ingegneria militare a Trieste, venne a Gorizia nei primi anni del Settecento per potenziare la cinta muraria del castello con la costruzione di un bastione: l’attuale Bastione fiorito. Di questo contributo architettonico troviamo testimonianza nel libro dello storiografo Giovanni Maria Marusig a cui tanto dobbiamo della conoscenza della storia antica della nostra città.
Ma torniamo agli scienziati di casa nostra di epoca più recente. Un’altra notevole figura fu Alvise Comel (1902-1988), a cui è intitolato il Museo di scienze naturali di Gorizia. Fu geologo e pedologo, nonché fecondo autore di pubblicazioni scientifiche e docente di geologia applicata all’Università di Bologna. Ottenne anche la direzione dell’Istituto chimico agrario sperimentale di Gorizia. I suoi studi sul territorio della pianura friulana e sulle caratteristiche del suolo apparvero in numerose pubblicazioni e contribuirono a migliorare l’agricoltura locale.
Il fisico e meteorologo Griffith Morgan (1934-2017) nasce a Chicago, ma è goriziano d’adozione grazie al matrimonio con una nostra concittadina. La sua passione scientifica per lo studio della grandine lo porta a essere assunto come consulente in un progetto transfrontaliero di difesa dalla grandine in seguito al trattato di Osimo. Si dedicò allo sviluppo delle stazioni meteorologiche, che vedono il loro centro nell’attuale Osmer, e di una rete di postazioni di rilevamento dei fenomeni atmosferici. I risultati dei suoi studi sono stati pubblicati in un ingente numero di volumi specialistici.
Il Novecento ha visto poi Gorizia protagonista di una rivoluzione scientifica in campo psichiatrico grazie a Franco Basaglia (1924-1980). Basaglia modificò l’organizzazione e l’impostazione degli ospedali psichiatrici italiani, introducendo un innovativo concetto di umanizzazione delle cure della malattia mentale, per cui i pazienti non venivano più sottoposti a terapie aberranti e violente. La sua riforma, che prevedeva la chiusura dei manicomi, sostituiti da una rete di servizi esterni, portò alla promulgazione della legge 180 del 1978, tuttora in vigore, ma mai applicata completamente.
Sostenuto da un gruppo di persone che condividevano le sue idee, cercò di introdurre il concetto di dignità del malato psichiatrico – persona da accogliere con i suoi bisogni e da rispettare – istituendo delle comunità terapeutiche con un rapporto paritario tra medici, personale infermieristico e pazienti.
Per non tralasciare nessuno, ecco un altro nome che ha reso grande la comunità scientifica internazionale. Ci occuperemo – last but not least – di Carlo Rubbia, nato nel 1934, che più di tutti ha dato lustro alla nostra città in campo scientifico, ricevendo pure il massimo riconoscimento del premio Nobel per la fisica nel 1984, per le sue ricerche sulle forze elettromagnetiche e sui bosoni vettoriali. Dal 1960 la sua attività si svolge al Cern di Ginevra.
Rubbia è stato membro delle più prestigiose accademie europee e americane e ha ricevuto una trentina di lauree honoris causa da università di tutto il mondo. Oltre a ricevere numerose onorificenze, dal 2013 è stato nominato senatore a vita della Repubblica italiana. Continua incessantemente le sue ricerche sui protoni, sulla fusione e sulla fissione nucleare, che aprono continuamente nuove strade nella conoscenza della fisica.
E ci fermiamo qui, anche se i filoni delle sue ricerche sono moto più articolati di quanto descritto finora. Gorizia è consapevole del prestigio che il grande scienziato ha portato alla città, così che chi passa per via Corsica può vedere una targa commemorativa sulla sua casa natale.◼