L’espressione «Madonna della barca» suggerirebbe meglio l’immagine propria del culto tributato a Maria di Nazareth, madre di Gesù Cristo, cioè madre di Dio, nel «santuario della Beata Vergine Marcelliana» di Monfalcone.
Origine del culto è l’antico e casuale ritrovamento di una statua in pietra carsica raffigurante Maria seduta in trono con il bambino Gesù sulle ginocchia, in un’imbarcazione spiaggiata alla foce del Rósega, nei pressi del canale Panzano, nel punto che risultava essere quello più a nord di tutto il Mediterraneo (prima del drenaggio delle paludi, dell’apertura del canale De’ Dottori e dello scavo del canale Valentinis). Non è dato di sapere quali fossero le condizioni della barca, arenatasi a causa di un naufragio subìto probabilmente da un commerciante o da un cristiano devoto o da un pirata. Tuttavia, coloro che la ritrovarono interpretarono il fatto, del tutto casuale, come espressione di una particolare grazia divina.
Notiamo come ciò sia coerente con la fede in Dio fattosi uomo e con la conseguente affermazione della straordinaria maternità di Maria. Il Creatore del cielo e della terra, infatti, colui che è il centro del cosmo e della storia, per comunicarsi all’uomo e quasi rinunciando alle proprie prerogative divine, volle farsi infinitamente debole e inerme, per affidarsi a una giovanissima ragazza ebrea. Il Cristianesimo si fonda tutto sulla possibilità che in determinati avvenimenti, limitati nello spazio e nel tempo, l’uomo possa incontrarsi con l’eterno.
L’espressione suggerita di «Madonna della Barca» non costituisce la traduzione letterale del titolo attribuito all’effige ritrovata sulla spiaggia. Innanzitutto, perché il termine Madona, dialettalmente con una ‘enne’ sola, in italiano Madonna (dal latino Mea Domina, «mia Signora») attribuito a Maria, nella parlata locale, ha mantenuto – fino a tempi recenti – una certa ambiguità, in quanto poteva indicare pure la suocera, come appellativo di deferenza usato in particolare dalla nuora verso la madre del marito, nella cui casa abitualmente si trasferiva.
Inoltre, difficilmente gente di mare avrebbe usato il generico termine di ‘barca’ per l’imbarcazione coinvolta in uno specifico accadimento. Purtroppo, l’antica forma «B.V.M. MARCILIANAE», come si legge ancora sulla lapide posta sopra il portone d’ingresso, viene abitualmente tradotta con ‘marcelliana’, dimenticandone e stravolgendone il significato originario. Poiché la «marciliana», detta anche «marsigliana», «marziliana» o «marzeliana» (e così trascritta nei documenti catastali del santuario, custoditi presso l’Archivio di Stato a Gorizia) è la denominazione di un’imbarcazione commerciale, molto diffusa tra i secoli XII e XVII, abbandonata alla fine del XVIII e, infine, dimenticata anche dal vocabolario.
Non sarebbe forse da accogliere il suggerimento di Henri Meschonnic? Il famoso linguista, filosofo del linguaggio, traduttore biblico e poeta ebreo (1932-2009) sosteneva che andrebbe tradotto il senso indicato dalle parole: «Traduire ce que les mots ne disent pas, mais ce qu'ils font» [Henri Meschonnic, Meta: journal des traducteurs / Meta: Translators' Journal, vol. 40, n° 3, 1995, p. 514-517]. Per affermare, appunto, che la Beata Vergine Maria della Marciliana è la «Madonna della barca».
Di professione non sono uno storico, ma mi son ritrovato a essere l’ultimo testimone di una piccola indagine compiuta da un sacerdote che conoscevo bene e custode di un’informazione ricevuta da un altro sacerdote. Più volte monsignor Bartolomeo Bertotti, già parroco in Ss. Nicolò e Paolo – la mia seconda parrocchia a Monfalcone – ebbe a insistere sul significato originale del termine che indicava nei registri navali una tipica imbarcazione commerciale. Ne scrisse anche, un bel po’ di anni fa, in un paio di articoli apparsi su Voce Isontina, il settimanale della Diocesi.
Don Rino Lorenzini, già parroco al S.mo Redentore di Monfalcone – la mia terza parrocchia – riportava invece la testimonianza del predecessore, don Ferdinando Tonzar, che, prima del 1930, mentre era rettore della chiesa della Marciliana, si era adoperato per lavare accuratamente l’immagine con la soda caustica, togliendo ogni colorazione (ritenendola, a torto, una aggiunta del tutto posticcia). Insomma, l’immagine avrebbe dovuto essere in pietra nuda e di antica origine latina. Tracce degli antichi colori sono stati rilevati dalla restauratrice Paola Venuti durante l’ultimo intervento e la pulizia della statua.
Dopo aver sbirciato tra i documenti, qualcuno inedito, e aver contattato diversi studiosi tra il mese di giugno e quello di settembre del 2021, ho ritenuto che si potesse approfondire la questione organizzando un convegno di studi, cui il sindaco e l’assessore alla cultura di Monfalcone si dissero disponibili, ma la proposta venne purtroppo censurata dal parroco e da qualche suo collaboratore per «timore di strumentalizzazioni politiche».
La Barca Marciliana
Attualmente il santuario riporta l’appellativo ufficiale di Madonna o B. V. M. «Marcelliana», attribuendone una derivazione da Marcelliano (dall’elenco dei Patriarchi aquileiesi) ovvero, ancor più arbitrariamente, da Marcello, «antico possidente romano». Tali ipotesi, formulate in tempi relativamente recenti – da B. Asquini in poi, 1741 – sembrano suggerite dall’intento di nobilitarne l’origine.
B. Asquini nel suo libro Ragguaglio geografico storico del territorio di Monfalcone nel Friuli [Udine 1741], riporta la terminologia «marzilana», «marciliana», «marciliana», ritrovata nei documenti più antichi da lui citati; tuttavia, si rifiuta di attribuire alla Madonna l’appellativo «della marciliana» (con esplicito riferimento all’imbarcazione), in quanto si tratterebbe di attribuzione popolare e fantasiosa basata su una parola «nuova», cioè di recente introduzione. Quindi ne corregge la grafia ripristinandone la forma antica, che sarebbe «Marcelliana» e formula due ipotesi: deriverebbe dal vescovo Marcelliano e dalla gens Marcella.
In realtà, nella citazione più antica (la donazione da parte del Patriarca di Aquileia Volrico «della pieve marciliana e di terre» alla chiesa di S. Giovanni al Timavo nell’anno 1120) e nelle antiche mappe la denominazione del santuario è esattamente «marciliana», anzi «della marciliana», ovvero «marcilianae» come si legge appunto nella lapide posta sopra la porta del Santuario (1854).
Il termine ‘marciliana’ ha un significato univoco, dal suo primo apparire (XII/XIII secolo) fino a tutto il XVIII secolo. Indica un’imbarcazione mercantile a vela, che può essere governata da pochi uomini (perciò pratica ed economica); addirittura, nella forma più antica, probabilmente a un albero, da un uomo solo.
Nella dizione «marsigliana» (parimenti registrata e compatibile con la trascrizione «marciliana» o anche «marziliana») allude alla sua derivazione da un naviglio tipico del porto francese di Marsiglia, l’ipotesi sarebbe rafforzata dalla testimonianza dell’intensificarsi del traffico marittimo tra Venezia e Marsiglia proprio nel XII secolo. In quel tempo a Marsiglia compaiono le barche sviluppate nel Nord dell’Europa, in particolare la «cocca» e la «orca», che potrebbero essere considerate le antenate della primitiva marciliana.
Il famoso giornalista, fotografo ed esperto di marineria, cui è stata intitolata la biblioteca del Civico Museo del Mare di Trieste, Mario Marzari (1947-2000), a proposito della marciliana scriveva: «Non vi sono dati sufficienti per determinare con esattezza le forme del suo scafo tra il XIII ed il XIV secolo; possiamo solo ipotizzare che si trattasse di una piccola imbarcazione dalle forme piuttosto piatte, munita di coperta, attrezzata con un albero armato con vela latina, e dotata a poppa di due timoni laterali».
Le ipotesi da lui formulate meriterebbero poi una discussione e un maggior approfondimento: «L’origine del termine marciliana – già presente nel latino medioevale dell’anno 1261 – ha destato la fantasia di molti ricercatori, ma sua etimologia è incerta. Chi ha ipotizzato la derivazione da S. Marco, per devozione verso il patrono – col significato di legni di S. Marco -, o dal porto francese di Marsiglia, con cui i veneziani nel XII secolo avevano un grande traffico, ma dove non risulta sia mai giunta una di queste imbarcazioni, che per la forma del suo scafo ha suggerito anche l’ipotesi di una derivazione da marsione, col significato di porco marino, quindi marsiane e poi marsiliane». Egli propende per l’opinabile etimologia di Vincenzo Antonio Formaleoni (1785), ma criticata dal più autorevole Auguste Jal (1840).
Dal Glossaire marittime di Jal riporto:
Marciliana, venit. anc. s. f. Marsiliane… Per autorità di questo consiglio preso, et fermamente statuito, che alcun patron de Marciliana, o altro vasselo, non possi per l’avvenir, sotto pena de ducati ducento per cadauno viaggio, caricar in coperta, o sotto il cassaro più di sei per cento delli ogli, o altra mercantia, che haveranno caricata sotto coperta… prohibiscono alli parcenevoli et altri, che faranno fabbricar Marciliane, o simili vasselli, di poterli far aggiunger altra coperta, che le due con quali sono fabricate al presente». Statut du 4 nov. 1589. _ V. Marsiliana.
Marsiliana, ital. anc. s. f. (Etymol. incert.) Girol. Zanetti, p. 44, Dell’Origine di alcuni arti principali appresso i Viniziani (Venezia, in-4°, 1758) dit: «Marciliana di leggieri venne da Marsigliana, reggendosi da molti documenti, che grosso traffico facevano i Viniziani in que tempi a Marsiglia, a Monspessulo e ad Acquas Mortuas». Formaleoni ne se rangea point au sentiment de Zanetti, et protesta en ces termes formels contre l’etymologie que nous venons de rapporter: _«Mentre salta a gli occhi di tutti, che tal denominazione viene dalle merci, al trasporto delle quali erano, e sono tuttavia destinate. Esse erano et sono navi merciaje, Marziliane o Marciliane chiamate». P. 22. Nous nous permettrons de n’être pas de l’avis de Formaleoni; la Marsiliane n’était pas, entre tous les navires de commerce, celui qui était essentiellement consacré au transport des marchandises, et il n’y a pas de raison pour qu’on lui eût donné un nom dont Merci était le radical. Nous inclinerions à penser que la Marsiliana prit un nom en rapport avec sa forme, qui le rapprochait du Marsouin, Marsione. Marsione aura pu devenir Marsiana et Marsiliana. Le détail que donne sur la construction de la Marsiliane le passage de Pantero-Pantera qu’on va lire semble favoriser notre hypothèse, que nous présentons, au reste, avec une grande defiance. «Le Vrche e le Marsiliane sono l’vna et l’altra quasi d’una istessa forma: sono differenti dalle naui per la prora, che portano più grossa e più rotonda, distringendosi dalla metà del vascello in dietro sino alla poppa». (C’est ce détail qui nous autorise peut-être à comparer la coque de la Marsiliane au corps du marsouin.) «Sono minori delle naui e de i galeoni, né vsano più di sette vele: sei quadre, e vna latina» (grande voile, misaine, grand hunier, petit hunier, grand perroquet, petit perroquet, enfin, artimon à la latine.) «Hanno due coperte, e portano doi mille e cinquecento sin à trę milli salme di peso ò poco più». La Marsiliane grandit apparemment de 1614 où Pantero-Pantera publiait son Armata navale, à 1678 (les Art de l’homme d’épée, par Guillet, 2e édit., sont de cette date); car Pantero ne cite point, comme Guillet, les Marsilianes à quatre mâts, mais seulement celles à sept voiles, c’est-à-dire à trois mâts. _ V. Marciliana, Marsiliane.
MARSILIANE, fr. anc. s. f. (De l’ital. Marsiliana.) _ «Marsiliane est un bastimento vénitien, qui fait souvent la traversée du golfe Adriatique jusqu’aux Zanthes. Il est bâti à poupée carrée comme les pinques, et à le devant fort gros. Les plus grandes Marsilianes ont quatre mâts; les petites n’ont pas point d’Artimon. Le port des plus grandes est de quatorze à quinze mille quintaux.» Guillet (1678.) _ Desroches (1687), qui avait probablement adopté, sur l’origine de la Marsiliane, l’opinion de Zanetti, appelle ce navire Marseillane. _ V. Marciliana, Marsiliana.
Basilio Asquini nel suo Ragguaglio geografico storico del territorio di Monfalcone nel Friuli (Udine 1741) alle pagine 109-110-111 scriveva:
«Nel Tesoro della chiesa di Aquileja già più volte allegato, leggonsi due Scritture, una del 1275, la quale sta in questi termini concepita: Joannes quondam Ronchisii militis de villa Ronchis de ultra Isontium reconognovit se habere in pheudum rectum, et legale in villa Marcilianae octo campos salvo etc. E l’altra è di questo tenore: Albertus de Monfalcono quondam Dñi Valterii de Vermegliano confessus fuit habere ab Ecclesia Aquil. in pheudum mansum unum etc. item mansum unum in Marcigliana veteri, de quibus extat Instr. Scriptum anno Dñi 1300. Ambedue queste Scritture fanno menzione di Marcelliana, la quale si dovrebbe così pronunciare, e non altrimenti [*]: ed in quest’ultima si chiama Marcelliana la Vecchia; onde così si ragiona. Se davasi una Marcelliana Vecchia, doveasi necessariamente dare anche una Nuova, altrimenti senza fondamento, anzi scioccamente se le avrebbe apposto l’aggettivo di Vecchia. Per questa Nuova Marcelliana non potiamo noi conoscere altro luogo, che Monfalcone: lo che così dimostriamo. In distanza di assai meno di un miglio da questa Terra trovasi un Casale con una Chiesa detto la Madonna Marciliana. È vero, che il popolo di questo Territorio da gran tempo prevenuto da una tradizione, ma falsa, almeno in parte, si crede, ch’essa Chiesa venga così denominata per essere l’Immagine di Maria sempre Vergine, che in essa da più secoli si riverisce con somma venerazione, venuta sopra un Bastimento oggidì chiamato Marciliana miracolosamente su per lo fiume, che Rosega ora si nomina. Che detta Ven. Immagine sia venuta in un naviglio nella forma ora descritta, non è nostra intenzione di opporci; ma ch’essa fosse denominata la Madonna Marciliana, perché così nominava detto naviglio, non potiamo restar persuasi per due ragioni. La prima di queste si è, che tal nome di Marciliana, col quale ora tal sorta di Bastimento vien conosciuta, è un nome nuovo, e da poco tempo entrato nel Vocabolario Italiano [**], se pure vi è entrato: e se vi è entrato certamente dopo che detta Ven. Immagine si è dimostrata cotanto favorevole ai suoi Divoti: affermandoci l’autore della Tragicommedia intitolata il Toscanismo, che i vecchi Toscani sempiternalmente dissero Naviglio, o pure Navile simil sorta di grossi bastimenti. Inoltre se il luogo dov’è posta detta Chiesa anticamente, come abbiamo veduto, nomavisi Marcelliana, o poco diversamente; non si vede, perché debbasi ricorrere al nome di un bastimento per conoscerlo tale».
[* Riferisce correttamente la grafia usata nel documento, Marciliana, ma la giudica errata perché volgare, anzi dialettale; propone di sostituirla con Marcelliana]
[** In realtà il termine era ben conosciuto dalla marineria di Venezia; per M. Marzari l’uso è documentato a partire dal XIII secolo, ma ne avevano trattato anche i citati Pantera, Zanetti, Formaleoni].
Alcuni autori posteriori ancora menzionano l’antica, medievale - tradizione della barca, ma alla fine - come si rileva nella toponomastica e in vari opuscoli divulgativi - mi sembra sia prevalsa l’attribuzione alla vagheggiata gens «romana» dei Marcelli.
Forse varrebbe la pena compiere una non difficile indagine per restituire alla «Città delle navi» la sua Madonna della Barca, anzi della Marciliana.◼