Antonio Rizzatti, senatore già sindaco di Monfalcone, figura esemplare di cristiano e di uomo politico, aveva speso la vita per il bene e la dignità della terra isontina.
Quando, nel 1958, nacque il Centro di studi politici economici e sociali a lui intitolato, «non c’era ricordo più nobile e degno a cui il gruppo di uomini che venivano a comporlo, animati da profonda volontà di rinnovamento e di ricerca del benessere della comunità provinciale, potesse ispirarsi»: così scrivevano i fondatori del Centro – De Vittor, Gregorig, Grigolon, Marin, Martina, Scarel, Tripani, Tubaro – e, un anno più tardi, i redattori e collaboratori della rivista emanazione del Centro, Iniziativa Isontina (Cocianni, De Simone, Macor, Martina, Monai, Silvera, Vezil…).
Nel gennaio 1989, per celebrare i trent’anni di vita del Rizzatti, del quale allora ero presidente, organizzammo il convegno “Gorizia per una nuova Europa di dialogo e di pace” – tema più che mai attuale! – al quale partecipò l’allora ministro dei Rapporti col Parlamento, Sergio Mattarella. Queste le sue parole in quel 27 gennaio:
«Le zone di confine sono punti di incontro di esperienze diverse, punti di stimolo e di esempio di collaborazione internazionale. Gorizia e l’Isontino hanno saputo vivere con intensità questi momenti sapendo capovolgere una situazione di separazione trasformandola in iniziative di collaborazione. L’esempio di queste terre sia di sprone per la costruzione di un’Europa unita e per lo sviluppo del dialogo tra Occidente e Oriente».
Condividendo questo auspicio, il Rizzatti da allora è stato una tribuna aperta a tutti, coraggiosa nella ricerca e nella critica, avente come unico nemico la stasi e il regresso. Giova ricordare in questa sede alcune delle battaglie culturali per le quali si è speso l’impegno del Centro e della rivista nell’arco di 65 anni: le servitù militari, il confine aperto, la collaborazione tra popoli vicini, il bilinguismo, la sistemazione giuridica della scuola slovena... meritandosi l’accusa, talmente miope e intollerante da rendere superfluo qualsiasi commento, di «tradire i nostri figli», oppure l’etichetta di «malati di filocomunismo e slavofilia».
Il Rizzatti da allora è stato una tribuna aperta a tutti, coraggiosa nella ricerca e nella critica, avente come unico nemico la stasi e il regresso
Oggi siamo pienamente coscienti del debito di riconoscenza che abbiamo contratto e non ancora pagato con il Rizzatti e Iniziativa Isontina, perché è anche e soprattutto grazie alla loro lungimiranza e apertura che Gorizia e il suo territorio isontino, assieme a Nova Gorica, hanno raggiunto il traguardo della nomina a Capitale europea della Cultura 2025.
Gli uomini e le donne che hanno animato le iniziative del Rizzatti hanno lottato per superare l’intransigenza razzista e la retorica nazionalista, contribuendo a costruire nel dialogo l’Italia odierna: democratica ed europea.
Al giorno d’oggi abbiamo ancora tanto bisogno di loro, della loro testimonianza e della loro eredità ideale e politica. Di persone che non si limitino a puntualizzare i termini delle questioni affrontate, ma che cerchino di prospettare le possibili soluzioni entro l’area dei princìpi costituzionali. Abbiamo bisogno del Rizzatti e di Iniziativa Isontina: di un gruppo di lavoro teso a smuovere l’opinione pubblica, a presentare con serietà le questioni importanti, ad allenare al dibattito, a rendere partecipi i protagonisti della vita sociale in tutti i suoi settori della necessità di affrontare i temi di fondo senza le pastoie di rigidità preconcette.
Abbiamo bisogno di uno spazio di dibattito libero e ospitale, che sia in grado di evolversi analizzando i nodi economici della società odierna, guardando ai temi dell’urbanistica, dello sviluppo sostenibile, dei cambiamenti climatici, delle risorse energetiche, dell’intelligenza artificiale... ma anche guardando al cammino della Chiesa, ai problemi legati alla tutela etnica e all’integrazione, inserendosi nel dibattito storico, etnologico e nei vasti spazi della sociologia.
Ripenso ai grandi entusiasmi degli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, con nostalgia e rammarico perché, come spesso succede, la Storia non procede in maniera lineare e progressiva, bensì a sbalzi: un passo avanti, un arresto e qualche volta retrocedendo... ma sono anche ottimista perché vedo che un gruppo di giovani ha raccolto il testimone e dopo 65 anni prosegue sulla strada di quell’impegno e di quel senso di responsabilità verso la comunità del nostro territorio.
A loro rivolgo l’esortazione contenuta nell’editoriale di Iniziativa n. 91, ringraziandoli per voler proseguire lungo quel cammino con l’entusiasmo di allora e scusandomi per aver lasciato in mano loro più compiti da svolgere che obiettivi raggiunti.
È il momento in cui un’Europa che fu fin qui infelicemente divisa in due parti, con Gorizia sull’orlo orientale dell’Occidente, sta ripensando anche
la sua unità geografica resa possibile dalla collaborazione, dalla solidarietà, dalla pace duratura che apre orizzonti culturali, civili ed economici nuovi. È il momento in cui la marginalità porta per metamorfosi una centralità che si offre, in affascinanti inviti, ai meriti e alle qualità di una regione e, in essa, di una città di immensa ricchezza etnica e di altissima tradizione, erede di una storia singolare e unica.
Sulla soglia del Duemila questa nuova centralità di Gorizia chiama gli uomini della politica e della cultura a unir a formarsi, a prepararsi al ruolo storico incombente
Sulla soglia del Duemila questa nuova centralità di Gorizia chiama gli uomini della politica e della cultura a unirsi, a formarsi, a prepararsi al ruolo storico incombente. È un ambizioso tema di lavoro e di impegno per tutti noi: il Centro Studi Rizzatti e Iniziativa Isontina vogliono essere partecipi di questo avvento raccogliendo linfa vitale dalle proprie origini, ma uscendo da una dimensione “piccolo-goriziana”, con apporti di studio e stimoli nuovi, ponendo le premesse di un positivo inserimento della provincia isontina nell’Europa di domani.◼
Paola Benes, già presidente del Centro Studi “Sen. A. Rizzatti”