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HOME > Articoli e notizie:50 anni di tradizioni, 50 anni di impegno

50 anni di tradizioni, 50 anni di impegno

Dal 1973 a oggi Borgo San Rocco rimane a baluardo delle tradizioni locali, non solo cittadine. Ma c’è bisogno di una presa di coscienza collettiva sul significato e l’importanza delle tradizioni

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Decorazioni allestite in occasione del Ringraziamento di Borgo San Rocco. Foto Tibaldi
Decorazioni allestite in occasione del Ringraziamento di Borgo San Rocco. Foto Tibaldi
Viviamo una schizofrenia. Un modo di essere e di concepire la realtà contemporanea che ci porta a parlare e guardare alle tradizioni relegandole al mero folklore con qualche colore sgargiante e il suono velato di una fisarmonica. La Tradizione, con tutto il rispetto che si può avere per le manifestazioni folkloristiche di per sé, è ben altro. È un modo di essere e di vivere, di tramandare la sapienza dei padri e delle madri in un’ottica di utilizzo ingegnoso di questo sapere per il futuro. Invece, spesso, pensiamo al piccolo evento di provincia che muore in sé e si chiude nella sua autoreferenzialità.
 
Se la Tradizione vive è merito di chi ha saputo guardare con lungimiranza nel momento in cui questa parola era una bestemmia da gettare in pasto ai leoni.

Sono all’ordine del giorno riqualificazioni, ammodernamenti e restyling di piazze, vie ed edifici pubblici per tornare a un «come era una volta», cercando di acchiappare il favore dell’elettorato semplicemente facendogli rivivere i «bei anni di una volta». Anche qui il passato, che ha tanto da insegnare, riemerge senza un vero e proprio valore.

Se la schizofrenia si manifesta e si continua a manifestare in questi modi è lo specchio di quanto seminato negli anni: la si può paragonare a quel bel palazzo Inps che, a lato di Sant’Ignazio a Gorizia, ha preso il posto dello storico edificio che fungeva da caserma o, ancora meglio, a quella splendida – si colga la velata ironia – invenzione che è stato il linoleum che ha distrutto antichi pavimenti in legno e coperto il battuto di terrazzo alla veneziana.

Se la Tradizione vive - quella vera, genuina, frutto di anni di mantenimento ma anche di modifica perché, in fin dei conti, la semantica non mente e ci racconta di qualcosa che «viene portato», non fossilizzato – è merito di chi ha saputo guardare con lungimiranza nel momento in cui questa parola era una bestemmia da gettare in pasto ai leoni. In quegli anni, il secondo dopoguerra, dove il boom chiedeva modernità, uno sguardo all’occidente degli Stati Uniti in grado di provvedere alla ricostruzione ma anche a modello consumistico ingordo, qualcuno guardava avanti. Molto più avanti.
 
"Una società non si guarisce o migliora, a seconda della visione personale di ognuno, stando “fermi con le mani nelle mani”

È il caso del Centro per la conservazione e valorizzazione delle tradizioni popolari di Borgo San Rocco a Gorizia che nel 1973 decide, una piovosa sera di ottobre, il 31, di mettere nero su bianco le necessità che all’epoca erano di un Borgo che doveva mantenere la propria identità e che oggi, a mezzo secolo di distanza, sono diventate dell’intera città, e non solo.

Un gruppo di persone che avevano lavorato la terra, che sapevano il dolore della fatica e il piacere di festeggiarne i frutti assieme, in comunità, guidate dalla figura che, per secoli, nei paesi è stata punto di riferimento: il parroco. Un vulcanico – ancor oggi di una lucidità e capacità di visione invidiabili – monsignor Ruggero Dipiazza.

Da quei personaggi, quei volti, quelle storie il Centro ha passato dieci lustri giungendo al 2023 con altri personaggi, volti e storie. Che, in questo numero di Nuova Iniziativa Isontina, il 90, abbiamo raccolto per quanto possibile valorizzando anche l’essere Centro oggi, dalle numerose collaborazioni, anche transfrontaliere, alle nuove sfide burocratiche e amministrative.
 
Un gruppo di persone che avevano lavorato la terra, che sapevano il dolore della fatica e il piacere di festeggiarne i frutti assieme, in comunità

Il Centro non ha bisogno di stampelle, quali il nostro quadrimestrale, ma una serie di coincidenze, direttori passati e presenti e collaborazioni strette negli anni hanno consentito la scelta di raccontarlo nel nostro quadrimestrale che ha tra i propri temi fondanti lo studio della società, della politica e dell’economia. Tre ambiti di ricerca che il Centro, pur secondariamente, tocca con decisione.

Oggi non c’è necessità di augurare “buon lavoro” al Centro perché, va detto, lo fa già. Bisogna augurare ciò che le associazioni bramano nell’arsura di personale: volontari di buona volontà. Una perifrasi che non è solo un gioco di parole caro allo scrivente ma un monito generale. Una società non si guarisce o migliora, a seconda della visione personale di ognuno, stando “fermi con le mani nelle mani”, come cantava Riccardo Cocciante, ma nel monito del testo della canzone, prendere secchi e pennello e lavorare alacremente per colorare nuovamente il mondo.

Forse una visione utopica ma vale la pena pensarci. La sopravvivenza di un apparato di tradizioni, usi, costumi e modi d’essere non può, per inerzia di molti, rimanere viva per la strenua difesa di un drappello di volenterosi: deve essere missione di tutti. Ad multos annos, Centro! Deus conservet, cari amici di Borgo San Rocco.
 
data di pubblicazione: 31-12-2023
autore: Ivan Bianchi | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.90 | tema: ARTE E CULTURA
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