Il Consiglio Presbiterale diocesano, ovvero l’assemblea di tutti i sacerdoti della diocesi insieme con il Vescovo, e il Consiglio pastorale Diocesano, che rappresenta le comunità parrocchiali, hanno deliberato all’unanimità di pronunciarsi sul fenomeno dei richiedenti asilo in occasione della Prima Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, a un anno dalla strage in cui persero la vita 368 persone nei pressi dell’isola di Lampedusa.
Questo fenomeno da diversi anni tocca da vicino anche il territorio della nostra diocesi e ha suscitato in questi ultimi tempi reazioni e prese di posizione le più disparate.
Occorre partire dalla constatazione che stiamo vivendo non una contingenza passeggera, bensì un cambiamento epocale di cui nessuno può prevedere la durata né le conseguenze sui nostri territori. Siamo consapevoli che l’attuale emergenza potrà essere affrontata adeguatamente solo con l’impegno della Comunità internazionale ad avviare a soluzione le cause che provocano la fuga di moltissime persone dai loro Paesi: guerre, terrorismo, fame, malattie, ingiustizie e soprusi di ogni tipo. In particolare è necessario ogni sforzo a livello internazionale per risolvere le realtà di instabilità politica e le sempre più numerose situazioni di guerra (tanto che più volte papa Francesco, anche nella sua recente visita a Redipuglia, non ha avuto scrupolo a parlare di una terza guerra mondiale combattuta “a pezzi”).
L’Unione Europea, di cui il nostro Paese fa parte, deve poi cercare una reale unità di intenti per affrontare insieme questo fenomeno assolutamente nuovo ed estremamente più complesso rispetto al passato, con l’impegno solidale e cooperativo di tutti i Paesi europei per fornire un’adeguata assistenza e con lo sforzo di riformulare anche dal punto di vista legislativo certi strumenti giuridici che non sono più adeguati (come la Convenzione di Dublino che obbliga il rifugiato a rimanere nel primo paese d’arrivo in Europa).
Nel frattempo non può venir meno, anche nelle nostre realtà, l’impegno di tutti a una generosa e saggia accoglienza, rispettosa della dignità delle persone, che non comprometta ma anzi promuova la solidale convivenza con la popolazione locale nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti, evitando polemiche strumentali ed emotive.
In questo senso, ed in continuità con il suo passato che ha visto accogliere centinaia di rifugiati nelle sue strutture, la Caritas diocesana dopo aver assicurato con le proprie risorse un’accoglienza di nove mesi a gruppi di richiedenti asilo, ha formalizzato, il 19 settembre scorso, con la firma dell’apposita convenzione, la disponibilità della struttura del Nazareno, Via Brigata Pavia n. 25, messa a disposizione gratuitamente dalle Congregazione delle Suore della Provvidenza, per l’accoglienza di un gruppo di ottanta immigrati richiedenti asilo.
Con questo gesto l’Arcidiocesi di Gorizia, in sintonia con il mondo del volontariato, conferma la propria collaborazione con le Istituzioni pubbliche, ribadendo il compito loro proprio di garantire l’accoglienza alle persone provenienti da Paesi in gravi situazioni di difficoltà, verificandone il diritto sulla base delle leggi vigenti e trovando allo scopo gli strumenti più adatti.
Accogliamo ed invitiamo, infine, tutti gli uomini e le donne di buona volontà a fare proprio l’invito che papa Francesco ha rivolto al nostro continente nell’occasione dell’incontro avvenuto due giorni fa, ad un anno dalla tragedia di Lampedusa, con i superstiti ed i familiari di coloro che perirono in quella tragedia: “Chiedo a tutti gli uomini e donne di Europa che aprano le porte del cuore!”
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In un mondo sempre più globalizzato, in cui ciò che avviene su un lato del pianeta si ripercuote nel resto del mondo, assistiamo in questi giorni al dramma di coloro che scappati dalle loro terre natie si sono rifugiati nella nostra città, Gorizia, in cerca di pace, nella speranza fuggire a guerre e persecuzioni e lasciandosi dietro chissà quali orrori e tragedie.
Fin qua nulla di nuovo diranno in molti leggendo queste poche righe. Siamo abituati purtroppo a tali scenari e quasi passivamente assistiamo e leggiamo ogni giorno storie di questo tipo. Quello che più lascia sbigottiti è pero vedere l’assenza di interesse da parte di quanti potrebbero dare una mano e nulla fanno. L’indifferenza e l’assenza di carità dilagano.
Si assiste al litigio tra chi dovrebbe fare e non fa e tra chi fa, magari mosso da chissà quali intenti. Forse tutto questo serve a rendere più vivibile il mondo in cui siamo? O forse facilita solo il crescere dell’indifferenza e dell’egoismo? Non dovremmo tutti cooperare in vista del bene comune, del bene collettivo? Doveroso è dare un tetto a chi è senza casa e in povertà; doveroso, però, è anche responsabilizzare e pretendere il rispetto delle leggi da parte di tutti senza differenza alcuna. Occorre insomma aiutare e tendere la mano da un lato e dall’altro esigere il dovuto rispetto delle regole poste dall’ordinamento civile. Spesso, invece, si assolve, se va bene, solo a uno di questi aspetti, a volte a nessuno e nell’assoluta indifferenza. La cultura dominante ci spinge ad un individualismo senza limiti e anche quelli che fortunatamente non si fanno fagocitare dal sistema, poi dimostrano di non avere una visione completa sul da farsi. Si predilige l’aspetto umanitario, mossi da buonismo o si richiede solo l’aspetto burocratico e ossequiente delle leggi, scordandosi che l’azione giusta, cioè che rende giusti, è l’unione dei due aspetti. Tendere la mano con carità, ma con responsabilità ed esigere il rispetto delle regole del vivere comune. Rispettare la dignità della persona mettendo questa al centro del proprio agire. Questo concretizza l'azione del credente, questo il vero e unico movente per il cattolico impegnato in politica. Da questo corollario, discende e deriva tutto il pensiero politico cattolico democratico. Agire tenendo ben chiari quali siano i bisogni dell'uomo, dare ad ognuno secondo le necessita, ricercando una giustizia sociale che sia scevra da clientelismi e particolarismi ma capace di guardare alle necessità dei singoli, garantendo dignità all’uomo e quindi lavoro e quant’altro occorra.
Declinando questo corollario nelle molteplici modalità ed attraverso le varie tematiche, deriva il programma da attuare, risulta già tracciata la via da seguire. Si ottiene la bussola che deve aiutarci a tenere la rotta verso il doveroso traguardo del bene comune, al di là degli schieramenti al di la delle contrapposizioni, perché mette al centro cristianamente l’uomo.