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HOME > Articoli e notizie:Giorgio Giordani. La Bibbia in mano - errebi

Giorgio Giordani. La Bibbia in mano - errebi

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Professione: teologo e teologo della Parola. Questa, prima di tutto, la fotografia di un’esistenza, quella di un uomo e di un sacerdote che non ama le separatezze: Giorgio Giordani, classe 1943, originario di Pieris, presbitero dal 1968, licenza in teologia e S. Scrittura, insegnante alla facoltà teologica di Udine ed all’Istituto di scienze religiose, preside del liceo linguistico diocesano.
 
Quest’inverno, in occasione del raggiungimento del settantesimo anno di vita e anche del quarantesimo di insegnamento, è stato festeggiato con la pubblicazione di un libro in suo onore che ha questo titolo (a cura) di Giovanni Del Missier e di Santi Grasso “Il Signore Dio ha parlato: chi non profeterà?” – ed Messaggero Padova e Facoltà teologica Triveneto, Padova 2013.
 
La pubblicazione del libro e la festa accademica che lo ha accompagnato sono stati inscritti - come è giusto - dentro al dibattito appunto sull’unità incontrovertibile dell’insegnamento e della teologia della Parola che Giordani ha praticato e pratica nella sua esistenza. Una sintesi che viene dal Concilio (Dei Verbum, n. 21) e dalla prassi di una esistenza; appunto dall’insegnamento, inteso come testimonianza della vita e, ancora, come irradiazione nella storia della potenza di Dio; una sintesi che si esemplifica in un vero e proprio magistero teologico dove ineriscono quattro caratteristiche che, del resto, sono riconosciute a don Giorgio da amici e colleghi, alunne e alunni: uomo della Parola, forte identità presbiterale, impegno culturale e capacità pedagogica.
 
Il riconoscimento - conquistato sul campo dopo stagioni punteggiate anche da osservazioni critiche che accompagnano soprattutto gli insegnanti di biblica - premia quaranta anni di insegnamento e di incontri, di tavole rotonde e di ricerche. Costituisce un vero e proprio “testamento”: “scoprire questa vita”, cioè quella che anima il profeta Osea, come unica dimensione, dono e opportunità imperdibile per l’uomo; comunicarla dicendo di essa la valenza fondamentale e la prospettivam perché “siamo portatori dei cromosomi di Dio”. Questo, secondo Giordani, il compito e la missione del teologo e dell’insegnante di vita: un obiettivo che merita l’elaborazione di un progetto teologico nuovo e di una nuova antropologia: in quanto, fare teologia altro non è che celebrare il sacramento dell’incontro dell’uomo con Dio, dove la Verità diventa Storia e la ricerca dell’essere umano un cammino che è scoperta e innamoramento.
 
Colta la specificità della dimensione educativa della teologia biblica, particolarmente cara a Giordani, restano da cogliere due altre dimensioni. La prima riguarda il legame della Bibbia con la comunità ecclesiale e, quindi, anche con la prassi pastorale della chiesa. I singoli credenti e la comunità cristiana fanno fatica a riconoscersi (e riconoscere) nella centralità dell’ascolto della Parola, il fuoco motivatore e illuminante delle loro scelte. Molto è dovuto alle inadeguatezze delle proposte e perfino delle azioni pastorali che nascono piuttosto da tentativi maldestri di “attualizzare” situazioni ed eventi (oltre che personaggi), ai quali poi la Parola viene appiccicata malamente traendone conclusioni moraleggianti.
 
Mentre invece il punto corretto di riflessione è quello di partire dalla lettura della Parola, per illuminare le situazioni e leggerle nella prospettiva della fede; si preferisce, invece, accostare qualche citazione biblica o, peggio, tornare a raccontare gli episodi scritturistici, in un groviglio di riferimenti che fanno perdere di vista l’obiettivo principale: scoprire quello che Dio vuole far capire alla persona e alla comunità per un futuro di salvezza.
 
In secondo luogo, il biblista che lavora efficacemente per la costruzione paziente della formazione e, quindi, della prassi cristiana, non può fare a meno della dimensione ecclesiale, dell’essere della chiesa nella quotidianità della vita, dei rapporti, delle relazioni, dei riti e delle vicende. Vale per i laici e vale per i sacerdoti o diaconi, catechisti o insegnanti di religione. Al docente di teologia -come emerge fortemente nei momenti in cui don Giorgio (ed altri) si assumono il compito di uscire dalla pressa delle scelte pastorali minute – si deve chiedere proprio quelle intuizioni che sono spiccioli autentici di sapienza e diventano pensiero cristiano, logica serrata, “segno dei tempi” e, insieme, forza per costruire il futuro. Per tutti e anche nelle comunità parrocchiali che sono state sempre luogo privilegiato dove è risuonata la testimonianza del professore, del biblista e del teologo. È questo il modo per dare pienezza ad un ciclo, qualche volta negato a parole, ma invece consapevolmente cercato e servito da Giorgio nelle due comunità che settimanalmente lo vedono presente.
 
Dentro al cuore ed allo spirito delle persone e alla storia delle comunità è possibile “intravedere e anche leggere” quei libri che, notoriamente, non ha voluto scrivere ancora. In quel crogiolo - misto ad una sana capacità bisiaca di far atterrare anche la teologia più alta nella concretezza del vivere - è riconoscibile il pensiero e l’insegnamento di Giorgio Giordani. Ad multos annos, si dice per gli accademici, e non solo.
data di pubblicazione: 30-04-2014
fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.64 | tema: PERSONALITÀ
tag redazionali
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