«Tu inizia, per raffinare le tue capacità e per farti conoscere in un contesto nuovo…».
Così don Renzo Boscarol – in uno dei nostri tanti colloqui in parrocchia – mi aveva “invitato” a scrivere per questa rivista che aveva bisogno di nuove forze. «Semo pochi e veci» mi ripeteva spesso – in maniera realista – facendo riferimento alla necessità di un rilancio di questo prodotto editoriale. Un periodico, un quadrimestrale nato nel 1958 per approfondire temi politici, economici, sociali e culturali di un territorio transfrontaliero che merita soprattutto in vista del 2025, quando Nova Gorica e Gorizia saranno Capitale europea della Cultura – grandi attenzioni e sensibilità in termini di idee e progettualità. A quell’ invito seguì, il giorno dopo, la telefonata nella quale mi chiese: «Te me scrivi un toco? Iniziemo». Così ho fatto. Come dire no all’amico punto di riferimento per la mia professione subito dopo l’esperienza universitaria? Con i miei occhi ho così potuto sperimentare l’impegno e la fatica che quell’uomo metteva in questa professione peraltro considerando che Renzo “era anche don”.
Parroco a Ronchi dei Legionari, decano per diversi mandati prima a Ronchi e poi da Fogliano Redipuglia a Sgonico e direttore della pastorale sociale e del lavoro per l’arcidiocesi. Uomo instancabile; non si tirava mai indietro; dalla sua scrivania – dove si sedeva poco, se non dopo le nove di sera «per scrivere in pace» dopo i telegiornali – Renzo non mancava mai. A conferenze, celebrazioni, riunioni di redazione o del clero decanale e diocesano, celebrazioni di sacramenti, aggiornamenti professionali, manifestazioni pubbliche, impegni nella carità e molto altro ancora. Nel servizio giornalistico, Renzo non ha mai perso di vista il lettore, per lui era quello l’unico referente di cui tener conto nel redigere il giornale. Il dialogo è sempre stato l’unica via da percorrere per tessere collaborazioni e amicizie.
Don Renzo con i suoi scritti ha sempre proposto ma mai imposto
Ricerca e critica giornalistica hanno sempre contraddistinto la figura professionale di Renzo, che con i suoi scritti ha sempre proposto ma mai imposto (anche pagando personalmente). Sem-pre deciso nel creare opinione pubblica, nella società e nella chiesa, Renzo ha scritto sempre senza “freddi calcoli di ritorno”. Non ha mai corteggiato potenti o cercato interessi, ma conosceva la mediazione pulita e pensata. Non stava mai in silenzio e non era servilista. Boscarol è stato un “giornalista transfrontaliero” che non ha mai scordato le sue origini contadine e operaio. Uomo e prete senza confini, aveva sempre iniziative, guardava oltre e stimolava alla ricerca. Sapeva “abbracciare anche le critiche” alle quali rispondeva con puntualità senza mancare di entusiasmo e passione in un lavoro che amava prima di tutto. Nel primo anno di pandemia soffriva molto. Spesso stentava a comprendere fino in fondo la serietà delle restrizioni che vivevamo, ma mai aveva preso sottogamba la situazione. Il telefono personale e quello della casa canonica erano sempre raggiungibili. Scriveva sempre di più per non fare affievolire il compito della comunicazione. Mandava video messaggi alla comunità e spesso diceva «siete sempre nei miei pensieri». Questo la dice lunga su quanto fosse conscio che la sua responsabilità professionale, sociale, civile e religiosa contava molto per lui – in primis, perché si sentiva responsabile – e poi per noi che mai abbiamo smesso di considerarlo punto di riferimento.
Si avvia così un nuovo progetto, una nuova esperienza
Durante la sua malattia, ci siamo fortunatamente sentiti due volte al telefono. La sua fatica e il dolore erano palpabili ma qualcosa che li superava c’era ancora. Oltre degli affetti familiari e la vita parrocchiale che dovevano comunque “andare avanti”, Renzo chiedeva di non mollare i giornali e le fotografie. Cercava in qualche modo di sviare, pur consapevole dell’aggravarsi della situazione. Quello “sviare” non era una reazione di convenienza nemmeno in quel momento. Era il chiaro segnale che bisognava continuare in quella direzione da lui tracciata. Così faremo io e il giovane collega Ivan Bianchi, anche lui allievo della “scuola Boscarol”. Si avvia così un nuovo progetto, una nuova esperienza di vita. La strada è in salita? Meglio non saperlo. Faremo questo “servizio” amando per poter scegliere nuovamente ogni giorno. Fedeli a quel «dovemo far» che Renzo ci ha comunicato fino alla fine.◼