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HOME > Articoli e notizie:Le conseguenze della crisi sul sistema produttivo provinciale

Le conseguenze della crisi sul sistema produttivo provinciale

Analisi economica del territorio

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PREMESSA
Il sistema economico sta attraversando la più grave crisi dal dopoguerra, i cui riflessi, seppure parzialmente mitigati negli ultimi mesi, continuano a influenzare anche l’economia locale.
 
Lo shock esogeno, causato dalla lunga e profonda recessione, ha investito in misura consistente il sistema imprenditoriale, determinando una profonda revisione della distribuzione delle attività produttive sotto diversi profili.
 
Come si è evoluto il sistema produttivo della nostra provincia, a distanza di alcuni anni dall’inizio della crisi?

Scopo dell’analisi è quello di evidenziare come si è evoluto il sistema produttivo della nostra provincia, a distanza di alcuni anni dall’inizio della crisi, attraverso una serie di indicatori che attengono sia agli aspetti quantitativi della presenza imprenditoriale, che ad aspetti qualitativi, per lo più legati ad alcune caratterizzazioni della figura dell’imprenditore. I principali driver di analisi presi in considerazione, che da un punto di vista temporale interfacciano il periodo 2007-2015, riguardano l’evoluzione della consistenza delle imprese registrate e attive per i vari settori di attività, la struttura per forma giuridica, il rapporto imprenditrici/imprenditori e la distribuzione degli imprenditori per classi di età.
 
La distribuzione per settori di attività economica.
 
Nel periodo immediatamente precedente l’inizio della crisi (anno 2007), la distribuzione dell’attività imprenditoriale nella nostra provincia si caratterizza per una concentrazione in cinque settori. (Tav.1)

__________


Tav.1 - Provincia di Gorizia: imprese registrate e attive per settori di attività economica.
Fonte: Elaborazione Ufficio Statistica CCIAA Gorizia su dati Infocamere StockView.

__________
 
Prendendo in considerazione il numero di imprese attive, è il commercio a denotare la più alta percentuale di unità (26,8%) ma piuttosto significativa si rivela anche la presenza del settore delle costruzioni (15,9%) e di quello primario (14,6%). Leggermente al di sotto dei valori segnalati sono quelli dell’attività manifatturiera (11,6%); da notare anche la rilevanza dell’aggregato composto da “attività immobiliari, noleggio, informatica e ricerca”. Entrando maggiormente nel dettaglio, è facile presumere che le attività che gravitano attorno al settore delle costruzioni (costruzioni + attività immobiliari) superano il 20% del totale delle imprese.
 
L’economia isontina “ante crisi” si caratterizza pertanto per un’ampia terziarizzazione e una cospicua presenza dell’attività agricola, mentre il secondario è per lo più concentrato nel settore delle costruzioni.
Le tabelle proposte evidenziano infine una certa divergenza tra le imprese registrate e quelle attive (pari all’88% circa delle prime), divergenza che, per i settori più rilevanti, riguarda particolarmente l’attività manifatturiera (84,2%) ma che risulta evidente anche per il commercio (89,4%), attività immobiliari (91,1) e costruzioni (92,8).
 
Nell’anno preso a riferimento come termine finale della nostra analisi, il 2015, si incominciano a delineare alcuni elementi che fanno presagire quantomeno un consolidamento dell’attività economica, se non di vera e propria ripresa; l’anno considerato risulta pertanto particolarmente significativo per computare i “segni” che la crisi economica ha lasciato nel tessuto connettivo dell’economia isontina (1).
 
Il raffronto tra i dati del 2015 e del 2007, riportati in un’ulteriore tabella per meglio apprezzare le differenze sia in termini assoluti, che percentuali, evidenzia una riduzione di 1.146 unità produttive in termini assoluti (pari al -11,1%), per lo più concentrate nel settore dell’agricoltura (-387, pari al -25,5% ), del manifatturiero (-306, pari al -25,6%) e del commercio (-457, pari al -16,5%). Il settore che denota la maggiore contrazione è quello dei trasporti (-116, pari al -28,4%), un settore che, fino agli inizi del 2000, era stato tra quelli trainanti l’economia locale. Nonostante la fortissima crisi che ha investito l’edilizia più contenuta è la diminuzione delle imprese di costruzioni (-137, pari al -8,3%), il che pare dovuto al fatto che, in molteplici casi, le maestranze espulse dal processo produttivo a seguito del fallimento o chiusura della propria azienda hanno intrapreso un’attività imprenditoriale in via autonoma. (Tav. 2)

__________


Tav. 2 - Provincia di Gorizia: imprese registrate e attive per settori di attivi-tà economica – variazione  assoluta e percentuale.
Fonte: Elaborazione su dati Ufficio Statistica CCIAA Gorizia.

_________
 
Segnali positivi provengono invece dall’ambito energetico (la liberalizzazione della produzione e distribuzione ha ampliato gli attori del settore), dall’attività legata ai servizi di alloggio e della ristorazione, dalle attività finanziarie e assicurative e dalle imprese legate all’erogazione di servizi sanitari e di assistenza sociale. Questa diversa distribuzione dell’attività imprenditoriale non ha modificato radicalmente il peso dei vari settori, anche se risulta evidente un arretramento della consistenza dei quattro precedentemente citati (agricoltura, attività manifatturiere, costruzioni e commercio), che, pur continuando a rappresentare quasi i due terzi del totale, si contraggono di circa 5 punti percentuali. In riduzione si segnala inoltre anche il rapporto tra imprese registrate e quelle attive, ora pari all’86,3%.
 
Il quadro che scaturisce da questa analisi esprime un impoverimento del tessuto imprenditoriale isontino, dovuto non tanto alla scomparsa di imprese marginali, in particolare riferite al settore agricolo, quanto soprattutto alla perdita di un quarto della sua capacità manifatturiera, che, a sua volta, ha ridotto anche l’indotto relativo ai servizi legati all’impresa stessa. La ricerca di nuove opportunità imprenditoriali si è indirizzata verso l’attività di ristorazione, in particolare i bar, che denotano un accentuato turnover in termini di chiusure e aperture. Come già accennato in precedenza, una parte di coloro che sono rimasti senza lavoro nel campo dell’edilizia hanno avviato una attività autonoma, mentre il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, con le conseguenti esigenze, è stato intercettato da una serie di nuovi imprenditori, che hanno intrapreso un’attività nel campo dei servizi legati alla salute e all’assistenza sociale.
 
 
 
LA DISTRIBUZIONE DELLE IMPRESE PER FORMA GIURIDICA
Il quadro negativo delineato viene parzialmente mitigato da un’altra analisi, stavolta riferita alla composizione del tessuto imprenditoriale sulla base della forma giuridica delle società. (Tav. 3)
__________

Tav.3 - Struttura delle imprese registrate e attive per forma giuridica.
Fonte: Elaborazione Ufficio Statistica CCIAA su dati Infocamere. StockView

__________

Con riferimento ai due ambiti temporali prescelti, mentre la forte diminuzione di società di persone e delle ditte individuali appare coerente con il quadro precedentemente delineato, appare sorprendente la crescita delle società di capitali, cioè di società molto più strutturate sotto l’aspetto patrimoniale. Un tanto sembra attestare che, fra i “risultati” della crisi, vi sia anche quello legato alla necessità, sia per le imprese esistenti, che per le nuove, di presentare una componente patrimoniale solida e comunque adeguata per poter competere sui mercati. (Tav. 4)
__________

Tav. 4 - Struttura delle imprese attive per forma giuridica.
Fonte: Elaborazione Ufficio Statistica CCIAA su dati Infocamere. StockView

__________

La tabella riportata (n°4) mette ulteriormente in evidenza la crescita delle società di capitali e la forte flessione delle società di persone e delle ditte individuali. In conclusione, al minor numero di imprese che hanno resistito alla crisi si contrappone il positivo fenomeno riguardante la crescita di quelle più strutturate sotto il profilo patrimoniale.
 

 
IL RAPPORTO IMPRENDITRICI/IMPRENDITORI PER SETTORI DI ATTIVITÀ ECONOMICA
Un altro interessante elemento di analisi investe la dinamica del ruolo femminile nell’ambito imprenditoriale. La tabella riportata esprime il rapporto tra imprenditrici e imprenditori in relazione ai diversi settori di attività economica.
 
Per quanto riguarda gli ambiti per i quali è possibile un raffronto omogeneo fra i due periodi oggetto di osservazione, si noterà come la crisi ha determinato una lieve flessione della presenza imprenditoriale femminile nei più importanti settori economici, quali l’agricoltura, le attività manifatturiere, il commercio e l’attività di ristorazione, che viene però più che compensata dalla crescita nei settori legati all’istruzione, alle attività finanziarie e assicurative, alla sanità e assistenza sociale e, più in generale, alle altre attività di servizi. La crescita dell’indice considerato (dal 38,6 al 40%), certamente positiva anche se limitata in termini dimensionali, pare quindi dovuta ad uno spostamento di attività dal settore primario e secondario al terziario legato per lo più ai servizi sanitari e di assistenza alla persona. Sarebbe interessante approfondire questo fenomeno, valutando se questa diversa modulazione del genio imprenditoriale femminile  abbia determinato o meno una crescita del reddito percepito ma la mancanza di dati in proposito esclude ulteriori riflessioni. (Tav. 5)
__________

Tav.5 - Rapporto imprenditrici/imprenditori per settore di attività economica. Fonte: Elaborazione su dati  Ufficio Statistica CCIAA Gorizia.
_______
 
 
 
LA DISTRIBUZIONE DEGLI IMPRENDITORI PER ETÀ E SETTORE ECONOMICO
Un ultimo elemento di analisi attiene alle trasformazioni che la crisi ha determinato in relazione all’età degli imprenditori. La tabella proposta riepiloga pertanto la suddivisione del totale degli imprenditori per i vari settori di attività economica in relazione a diverse fasce di età. Ciò che colpisce immediatamente è la consistente diminuzione ravvisabile per tutte le fasce di età, in particolare per quella iniziale (da 18 a 25 anni; -30,2%) e intermedia (da 30 a 49 anni; -37,6%), età, queste, che dovrebbero esprimere le migliori potenzialità, sia in termini innovativi, che di dinamismo. Anche sotto questo profilo pare pertanto evidente un impoverimento della forza imprenditoriale espressa dall’isontino. (Tav. 6)
__________

Tav.6 - Imprenditori attivi per età secondo settori di attività economica.
Fonte: Elaborazione su dati Ufficio Statistica CCIAA Gorizia.

__________

Entrando nel dettaglio, di rilievo risulta la contrazione del numero di imprenditori per ogni fascia di età in relazione all’agricoltura (particolarmente per quella che va dai 30 ai 49 anni), alle attività manifatturiere, al trasporto e al commercio. Per quanto concerne le costruzioni aumenta invece il numero di imprenditori nelle ultime due fasce (2). Una crescita significativa delle classi di età più avanzate si manifesta anche per il settore dell’istruzione e sanità e dell’assistenza sociale. Un certo ringiovanimento pare invece interessare il settore delle attività finanziarie e assicurative, sotto forma di entrata sul mercato di una nuova “giovane” classe di imprenditori, mentre l’unico settore che segnala una crescita uniforme nella direzione evidenziata è quella della produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, che risulta tuttavia molto limitata in termini numerici.
 
 
CONCLUSIONI
L’analisi dell’evoluzione del sistema produttivo provinciale ha evidenziato che la più grave crisi economica dal dopoguerra ha prodotto una consistente diminuzione delle imprese in gran parte relativa ai quattro principali settori (agricoltura, attività manifatturiere, costruzioni e commercio), modificando un quadro di partenza che vedeva un’ampia terziarizzazione, una cospicua presenza dell’attività agricola e una concentrazione del settore delle costruzioni nel secondario. Per contro si ravvisa una crescita in altri settori, che manifestano però un minor valore aggiunto.
 
Il quadro che ne scaturisce esprime un impoverimento del tessuto imprenditoriale isontino, dovuto non tanto alla scomparsa di imprese marginali, in particolare riferite al settore agricolo, quanto, soprattutto, alla perdita di un quarto della sua capacità manifatturiera, che, a sua volta, ha ridotto anche l’indotto relativo ai servizi legati all’impresa stessa.
 
L’analisi ha evidenziato inoltre che, fra i “risultati” della crisi, vi è anche il positivo fenomeno riguardante la crescita di imprese più strutturate sotto il profilo patrimoniale, il che denota la necessità di presentare una componente patrimoniale solida e comunque adeguata per poter competere sui mercati. Risulta infatti in aumento il numero delle società di capitali a fronte di una diminuzione di quelle di persone o delle ditte individuali.
 
Fra le altre conseguenze, si nota una crescita del peso della componente imprenditoriale femminile, anche se limitata in termini dimensionali, che pare dovuta ad uno spostamento di attività dal settore primario e secondario al terziario legato per lo più ai servizi sanitari e di assistenza alla persona.
 
Per quanto concerne infine l’età degli imprenditori, la crisi ha agito riducendo la presenza nelle fasce che dovrebbero esprimere le migliori potenzialità, sia in termini innovativi, che di dinamismo. Anche quest’ultimo profilo conferma il giudizio complessivo che evidenzia l’ampia portata della crisi e i suoi effetti in termini di impoverimento della capacità imprenditoriale espressa dall’economia isontina.
 
NOTE
(1) - Lo spazio a disposizione non consente un’analisi ancora più particolareggiata di quella proposta, nel senso che verrà preso in considerazione esclusivamente il saldo delle imprese operanti in ciascun settore e non anche l’andamento in termini di aperture e chiusure. Un tanto tuttavia non inficia l’efficacia segnaletica dell’analisi.

(2) - Anche questo elemento sembra comprovare quanto asserito in precedenza, riguardo al passaggio ad un’attività autonoma da parte di lavoratori altrimenti espulsi dal ciclo produttivo aventi per lo più una certa anzianità di servizio.■
 
data di pubblicazione: 31-12-2016
autore: Renato Vizzari | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.72 | tema: ECONOMIA
tag redazionali
agricoltura commercio costruzioni crisi economica economia locale imprenditoria imprenditoria femminile imprenditoria giovanile imprese occupazione Provincia di Gorizia Renato Vizzari settore manifatturiero sistema produttivo società di capitali terziario
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