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HOME > Articoli e notizie:Nova Gorica-Gorizia capitali della cultura europea 2025… anche in cucina!

Nova Gorica-Gorizia capitali della cultura europea 2025… anche in cucina!

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Una Ljubljanska con contorno di verdure e patatine
Una Ljubljanska con contorno di verdure e patatine
Nova Gorica e Gorizia saran­no capitali europee della cultura nel 2025: divise dai conflitti nel passato, ora unite da intensa cooperazione, le due città si sono imposte di diventa­re “Capitale Europea della Cultura” transfrontaliera di Italia e Slovenia e hanno vinto. Insieme a loro è riuscita ad imporsi anche Chemnitz in Ger­mania, un’altra città di frontiera sul confine Ceco, famosa per i duri combattimenti che l’hanno vista al centro della Seconda Guerra Mondia­le. La nomina a Capitale europea della cultura è un titolo che viene attribuito ogni anno a due città appartenenti a due diversi Paesi comunitari e si pone l’obiettivo di tutelare e promuovere la diversità e l’integrazione delle diverse anime della cultura europea: valoriz­zazione e cooperazione sono le parole d’ordine che animano il progetto.
 
Fino a non molto tempo fa le due città sono state politicamente e fisica­mente divise anche se in realtà Nova Gorica ha una storia di soltanto una settantina d’anni in quanto fu costi­tuita allo scopo di ridare un baricentro amministrativo all’area territoriale circostante annessa alla Jugoslavia.
 
Dal punto di vista gastronomico, invece, non c’è mai stata una differenziazione divisiva. La cucina di Nova Gorica, durante il governo jugoslavo, ha forse risentito maggiormente degli influssi di pietanze serbo-balcaniche come i burek (sorta di strudel salati di pasta fillo ripieni di carne o formaggio), gli spie­dini di carne razniči, le pljeskavice (sorta di hamburger speziati) e gli oggi onnipresenti čevapčiči (polpettine grigliate di carni miste e cipolla), ma le città hanno saputo assimilarli senza differenziarsi. E in entrambe le città oggi si gustano sia i čevapčiči che la Ljubljan­ska, una versione arricchita della Wiener Sch­nitzel austriaca, che consiste in due fette di vitello o maiale, farcite con prosciutto cotto e formaggio, poi impanate e fritte e viene servita con salsa tartara.
 
La cucina delle due Gorizie è una giacimento gastronomico dietro il quale si nasconde un’affascinante storia della cul­tura a tavola di diversi popoli europei e non. Gorizia è da sempre al crocevia di culture ga­stronomiche diverse: da quella latina prima, a quella veneta della Serenissima Repubblica di Venezia, dall’influsso mitteleuropeo degli Asburgo a quello dei mercanti greci, tur­chi, libanesi presenti a Trieste e infine degli Ebrei. Questi incontri hanno dato origine a interessanti contaminazioni che Gorizia ha poi saputo fondere e rielabo­rare nel proprio patrimonio gastronomico. Al periodo latino certamente si possono ricon­durre le rape inacidite dalle vi­nacce della brovada friulana che qui assumono il nome sloveno di repa, dato curioso perché invece nella valle dell’Isonzo in Slovenia si chiamano di nuovo brovada! Già citate da Apicio nel De re coquinaria, sono qui cotte con aglio, mentre in Friuli si preparano prevalentemente con cipolla, e accompagnano i piatti di carne e insaccati di maiale e caratterizzano anche la jota, che a Trieste ha invece crauti.
 
Venezia oltre al bacalà, che qui è cotto in tante e diversifi­cate maniere e perfino con uvetta e cannella come nel caso del rinascimentale bacalà alla cappuccina, ci ha lasciato l’uso dei savôr, dalle sardèle agli sfogi (sogliolette) alla zucca tutti marinati con cipolle cotte e aceto.
 
L’area mitteleuropea, oltre a molti dolci e a torte ottocentesche (Sacher, Dobos, Pissin­ger, Rigojancsi, Punch, ecc.) che ogni famiglia ancora cucina in casa, ha influito certa­mente con i gusti agrodolci, soprattutto in certi primi piatti come gli gnocchi ripieni di susine, o di ciliegie o albicocche, o l’uso di compot di frutta o di susine, simili al carat­teristico Powidl austriaco. L’uso di paste lievitate ricche, come nel caso dei Buchteln (brioches da colazione) o della pinza gorizia­na, dolce focaccia pasquale, è sì certamente dovuto all’influsso boemo portato dalle cuoche dei funzionari dell’impero, ma è stato assimilato, rielaborato e …ri-esporta­to! Oggi le pasticcerie austriache preparano per Pasqua la Görzer butterpinza, cioè pinza al burro di Gorizia, e come tale è registra­ta anche in Wikipedia.de. Ad esempio gli strucoli in straza o kuhanj strucklji (strudel dolci bolliti racchiusi in un canovaccio) sono un glocal, esempio cioè di globalizzazione e localizzazione: lo strudel, parente del ba­klava medio orientale giunto con i Turchi in Ungheria nel 1541, ha qui adottato in questa versione le usanze locali di cottura in acqua, analogamente come avviene per i Kobariški štruklji, i ravioli bolliti agrodolci ripieni di Caporetto e della Valle dell’Isonzo, e per i cugini cjalcions carnici. I chifeletti (biscottini) di mandorle o noci, che corrispondono agli austrici Vanillerkipferln, sono anche chiamati curabiè, perché derivati dai kurabiedhes greci e parenti dei turchi kurabye. L’influsso greco orientale si ritrova anche nella sarme, gli involtini di foglie di verza o di cavolo cap­puccio o di vite con carne e riso, o nelle titole o frati o menihi, trecce pasquali di pandolce che racchiudono un uovo sodo rosso.
 
Basterebbe elencare i nomi dei cibi di ogni giorno, ognuno con una storia curiosa e talvolta complessa, per avere riscontro di questo melting pot gastronomico e lingui­stico che si è stratificato nei secoli: Liptauer (formaggio), Jota (minestra), Schinken­flecken (lasagne/pasticcio al prosciutto), Matufi o Sterz o Šganze o Prežganka (sorta di gnocchetti asciutti o in minestra), Koch de Grieß (sformato dolce di semolino), Ku­gelhupf (ciambellone che si gusta da qui fino in Alsazia, passando per Austria, Svizzera e Germania), Krapfen, Kaiserschmarren o pala­cinke (frittate o crepes dolci), Snìte o Schnitte (pan dolce fritto simile al pain perdu fran­cese), Presnitz (gubana goriziana presente anche a Trieste)… e potrei continuare!
 
Il piatto più tipico di ogni osteria è il gulasch, con progenitori ungheresi ma localmente adattato e cucinato con guancia di manzo, vin rosso e maggiorana e accom­pagnato da gnocchi di pane (canederli o Brotknödel), o da chìfei o Kipferln di pasta di patate fritta.
 
La cucina loca­le ha sì assorbito ma ha anche influenzato altre gastronomie. La putizza o potica o povitica (parente della gubana delle Valli del Natisone), cioè ‘rolla­ta’ in sloveno, è nata in queste zone di confine e appare già nell’ope­ra dello storico Janez Vajkard Valvasor Die Ehre des Hertzogthums Crain (La gloria del ducato di Carniòla) del 1689 dove viene descritta come un dolce con impasto finemente steso e spalmato di noci e miele, arrotolato e cotto. Da qui è stata adot­tata da tutta la Mitteleuropa nel senso più ampio del termine, dalla Romania e Bulgaria dove viene chiamata kosonac, all’Austria, alla Boemia, alla Polonia con la Babka. Pre­sente anche nei ricettari ebraici askenaziti dell’Europa orientale, grazie a emigranti ha raggiunto perfino gli Stati Uniti dove è documentata a Kansas City.
 
A tutte queste ricchezze gastronomiche si aggiungono poi gli eccellenti vini bianchi del Collio goriziano e del contiguo Brda sloveno assieme a molti altri pregiati prodotti tipici e tradizionali: insomma un piccolo com­pendio dell’enogastronomia meritevole di accogliere un turismo di qualità in occasione di questo bell’evento.
 
La Delegazione di Gorizia sta già la­vorando ad alcuni progetti gastronomici transfrontalieri insieme alle Amministra­zioni locali italiane e slovene ed ai ristorato­ri della provincia di Gorizia e della Goriška, la provincia di Nova Gorica. L’obiettivo è di realizzare non solo una serie di eventi gastronomici tematici nel 2025 ma anche un volume plurilingue sulla gastronomia più tipica delle due città.◼
 


Un classico della cucina mitteleuropea: il gulasch


Čevapčiči durante la cottura alla griglia


Kaiserschmarren pronti per la colazione
data di pubblicazione: 31-12-2023
autore: Roberto Zottar | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.90 | tema: CULTURA
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