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Terza sessione - La “fratellanza” e lo “spirito di Gorizia” per la nuova Europa
Interventi di Majda Bratina, Alberto Gasparini, Marko Klavora, Hans Kitzmüller, Branko Marušič
Terza sessione. Majda Bratina, Alberto Gasparini, Antonella Pocecco, Roberto De Lorenzo, Tatjana Rojc, Cesare La Mantia
Terza sessione. Majda Bratina, Alberto Gasparini, Antonella Pocecco, Roberto De Lorenzo, Tatjana Rojc, Cesare La Mantia
La terza sessione di lavori del 52esimo Incontro Culturale Mitteleuropeo si è svolta nel pomeriggio di venerdì 24 novembre presso il castello di Kromberk, nei pressi di Nova Gorica. L’antica villa rinascimentale più volte restaurata sorge sui resti di una fortezza del XIII secolo.
Majda Bratina, in qualità di moderatrice, ha analizzato il rischio attuale di creare un’Europa su due piani distinti, upiù arretrato e uno più avanzato, quando invece il valore comunitario più importante è l’uguaglianza.
Due studenti del Liceo linguistico d’Annunzio di Gorizia hanno introdotto il primo ospite, Alberto Gasparini, professore di sociologia presso l’Università di Trieste, che ha affrontato il tema della cultura locale e del destino globale.
Esistono due identità: locale e globale, prevalenti una sull’altra in base al luogo considerato. L’elemento locale ha prevalso per molti secoli su quello globale, soprattutto nelle zone di confine quali il goriziano, ma dopo la caduta del muro di Berlino c’è stata una spinta alla globalizzazione, quindi all’adozione dell’identità comunitaria. Il fattore che porta avanti questa volontà di internazionalizzarsi sono i giovani, mentre una visione opposta possono avere le precedenti generazioni. ’obiettivo è la globalizzazione, senza dimenticare le tradizioni che hanno plasmato la società così come la conosciamo.
A seguire, l’intervento dello storico sloveno Marko Klavora, tema “La grande guerra e la memoria collettiva degli abitanti dell’ alto isontino” cui riportiamo ‘anticipazione, riservandoci la pubblicazione dell’intervento integrale nel prossimo numero:
Dalla metà degli anni Novanta del XX° secolo, il fronte dell’Isonzo è divenuto il principale “evento” attraverso il quale si identificano gli abitanti e le istituzioni dell’Isontino ed ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi una parte importante dell’offerta turistica dell’area.
Non è però sempre stato così. Dopo la Grande Guerra, gli abitanti della zona dedicarono diversi monumenti ai caduti in questo territorio, principalmente posti nei cimiteri militari o alle pareti delle chiese. Con la fine del conflitto, il nuovo Stato (il Regno d’Italia) prese l’iniziativanelle commemorazioni ai caduti e provvide aicimiteri, ma assecondando lo spirito propagandistico di una memoria diversa, con la quale gli isontini non potevano e non volevano identificarsi e di cui non erano, d’altro canto, nemmeno “invitati” a farne parte.
Il prosieguo del convegno è stato condotto dal professor Hans Kitzmüller, ex docente presso l’Università di Udine, che ha proposto una delicata narrazione del tema “PAESAGGI DELLA MEMORIA E DELL’OBLIO”.
Secondo l’autore, la lettura dei paesaggi antropizzati è fortemente condizionata dall’interpretazione dei segni che li caratterizzano. In particolare ai segni di valore storico possono essere attribuiti significati diversi o addirittura opposti che spesso falsano la memoria dei fatti storici o ne inducono l’oblio. Certe letture univoche imposte nel passato da regimi dittatoriali o illiberali riescono a imporsi come definitive anche alle generazioni successive educate in società democraticamente evolute. I paesaggi del Goriziano offrono alcuni esempi di questo fenomeno storico-culturale.
Il contributo in versione completa verrà pubblicato nel prossimo numero.
L’ultima parola a Branko Marušič, storico di fama internazionale che ha illustrato la figura di Alojzij Res, il cultore sloveno per eccellenza della cultura italiana vissuto fra Otto e Novecento.
Agli interventi del relatori è seguita una visita della mostra “All’inizio ci fu la linea – 70 anni di arte in città”, ricca di quadri di arte contemporanea dipinti da artisti sloveni.
Le testimonianze e la mostra hanno fornito un quadro più che completo di quanto sia forte la memoria oltreconfine.Alle future generazioni spetta l’arduo compito di conservare questo patrimonio e trasmetterlo ai valori di pace e tolleranza e sviluppatisi dopo la fine delle due Guerre mondiali.
A chiosare la giornata, ricca di riflessioni storiche e culturali, si è tenuto presso la Parrocchia di San Rocco a Gorizia, il concerto dell’Orchestra Sinfonica Thomas Schippers “La grande musica nei luoghi della Grande Guerra”, che, grazie alla direzione del Maestro Carlo Grandi, ha eseguito musiche di Beethoven, Sibelius, de Falla, Ravel, Bartók e Brahms.
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