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HOME > Articoli e notizie:Go! 2025, il sindaco Ziberna: «Condividiamo il dolore. Conoscenza e frequentazione accendono le luci e spengono la paura»

Go! 2025, il sindaco Ziberna: «Condividiamo il dolore. Conoscenza e frequentazione accendono le luci e spengono la paura»

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Abbiamo incontrato il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna per fare il punto su come continuano le iniziative legate a Go! 2025 di cui sono protagoniste le città sorelle Nova Gorica e Gorizia. I richiami a memoria e costruzione del futuro oltre le divisioni del passato. Affrontata anche la questione della cittadinanza onoraria a Mussolini. Infine si è ragionato sull’esempio e il peso che la prima Capitale Transfrontaliera della Cultura ha per il futuro.
 

Sindaco, come procede la Capitale Europea della Cultura? Secondo i piani, tutto come programmato?
 
«C’è il fiume che sta andando avanti e poi ci sono tanti torrenti. Il fiume sta andando
come volevamo andasse, come abbiamo deciso, perché tutto ciò che è macro va ideato, proposto alla Commissione Europea realizzato o in corso di realizzazione con mesi, mesi e mesi di anticipo, perciò posso dire che sta standando bene. Si tratta di quegli appuntamenti macro, oltre novanta, condivisi con la Commissione Europea ai quali si aggiungono una marea di altri eventi, un migliaio, tra Gorizia e Nova Gorica. Naturalmente questi, possono aver dei ritardi o si aggiungono, sono con certo che se ne aggiungeranno altri che non sono previsti. Saranno collaterali e di un certo peso. La mostra di Warhol non era prevista nei novanta ma siamo già sui 30mila visitatori, è la mostra più visitata degli ultimi 20 anni, 1.500 visitatori in un giorno, 3mila in mezza settimana, un flusso spaventoso. L’esposizione di Ungaretti altrettanto, basaglia Perciò, stanno andando. Poi c’è l'altra componente, è quella degli investimenti che stanno andando. Poi tutti i nostri investimenti, nessuno escluso, tutti sono destinati anche alla Capitale Europea del Cultura».
 
«Noi lo scorso anno siamo stati accusati di non fare adeguata promozione dell’evento. Io ho spiegato loro che è una cosa ovvia, perché purtroppo oggi tutti hanno i social, è uno sfogatorio di persone che non conoscono il settore, ma si invento in tutti i grandi esperti. Perché non l’abbiamo fatto, perché Gorizia era occupata da quasi 60, tra più piccoli più grandi, 60 cantieri, e invitare le persone, lo scorso aanno, in una città con il Castello Chiuso e con solo cantieri in corso, sarebbe stato un pessimo biglietto da visita. Ora la Capitale va su Rai, media europei, set, giornali. Turisti ce ne sono come mai visti prima. Al Castello sempre almeno 5 o 6 pullman contemporaneamente. Signifia che ci sono, per lo meno, una quindicina di pullman al giorno, che posteggiano lì. Perciò, parliamo di cifre spaventose: la città è stracolma dei gruppi di 10, 15, 20 persone con le cuffiette. I ristorante poi sono sold out, questo è il problema. Il ristoratore dovrebbe optare di garantire più turni. Questo è il momento proprio per consentire anche grandi incassi».
 

Nel contesto della Cec quale ruolo giocano la memoria e la trasmissione della memoria?
 
La nostra popolazione ha sofferto al di qua e al di là del confine a causa di due opposte ideologie

«La memoria è difficilmente condivisibile oppure impossibile da condividere, perché lo stesso accadimento è condivisibile. Perché lo stesso accadimento provoca una reazione interna in te, in termini di emozioni e di memorizzazione tiene un'emozione diversa in me. A mio avviso è più condivisibile il dolore che la memoria. Nel senso che noi abbiamo un confine che è stato un punto testimone delle grandi tragedie dei Novecento. Con tragedie intendo la prima Guerra Mondiale, il dolore che il Fascismo ha provocato alla minoranza della popolazione di lingua slovena, la Seconda Guerra Mondiale, il dolore che i comunisti titini hanno provocato alla popolazione italiana, a guerra finita. La nostra popolazione ha sofferto al di qua e al di là del confine a causa di due opposte ideologie perciò la nostra popolazione è vittima delle ideologie. Ecco perché il dolore unisce di più rispetto alla memoria.
 

Quanto alla trasmissione della memoria, cosa mi dice?
 
«Dev’essere obbligatoria. Trasmissione della memoria significa insegnare, spiegare, illustrare, approfondire, fatti, accaduti. Penso alla memoria della mia famiglia. Mio nonno e mia nonna si sono salvati delle foibe. Mai fatto politica in vita loro, si sono salvati per un solo motivo, perché il titino che decideva chi infoibare e chi no, era il loro testimoone di nonze. Scappati ovviamente dopo il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947. Fino al 2004, dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo, In Italia, c'era forse il 3-4% della popolazione sondata che sapeva di che cosa parlavamo quando ci si riferiva ad esodo e foibe. Sui libri di storia mai è stato scritto e gli e esuli non trattavano dell’argomento con i propri figli perché loro si sentivo gli esuli, degli stranieri in casa propria. Perciò la strada è ancora lunga, ma abbiamo fatto passi da gigante. La storia va illustrata, magari qualche pagina in meno dell’impero romano, con tutto il rispetto, peròqualche pagina in più sul Novecento».
 

Il nostro territorio ha vissuto un lungo periodo di divisione. Quanto accaduto tra le due guerre è una ferita non sanabile con poche azioni ma un percorso lungo, come pensa si possa proseguire in questo senso? Si può pensare a un futuro sempre più senza confini per il Goriziano?
 
«Cancellare le divisioni forse totalmente è impossibile. Ma continuare un percorso di superamento di queste divisioni, sì. Per me cancellare le divisioni è il nostro obiettivo. Non dimentichiamo di fare in modo che non accada di nuovo ciò che è successo. È come se tu entri in una stanza buia. Come ti muovi? La non conoscenza del luogo ti induce per difesa tua e degli altri a muoverti piano, con paura. Premi un pulsante, e accendi la luce. Conosci. Vedi, non hai più paura. Anzi, magari vedi e pensi: che bello. Idem nelle relazioni tra persone. I pregiudizi rovinano tutto. Le paure derivano tante volte dai pregiudizi. La conoscenza e la frequentazione accendono le luci e spengono la paura. Riesci a farlo subito? No. Perché? La frequentazione non è una volta. E scopriremo allora quello che i giovani hanno scoperto. I ragazzi tra I 16 e I 25 anni che sono già in una stessa squadra di calcio, di pallacanestro… Si vedono in piscina, si vedono all'università ne sono la prova».
 
«L'hanno già scoperto e allora noi dobbiamo essere così intelligenti da ascoltare i nostri giovani. Noi abbiamo “l'handicap”, perché dobbiamo abbattere il muro. Guardiamo chi il muro non c'è l’ha ne nella testa, ne negli occhi. Allora sì che una comunità crescerà insieme. Perciò l’obiettivo è quello di approfittare di questa straordinaria opportunità della Capitale per crescere insieme. È questo quello che noi vogliamo: avere l'umiltà, l'intelligenza di ascoltare e guardare come cresco i nostri figli».
 

A proposito di superare alcune logiche… Sulla questione della cittadinanza onoraria a Mussolini ancora si dibatte, qual è la sua posizione in merito? Pensa che questa situazione possa intaccare il rapporto con la vicina Nova Gorica? Tra l’altro il sindaco Samo Turel ha sottolineato che lui pensa che le tempistiche di quella proposta, ovvero togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini, siano state sbagliate, quasi a voler minare la Cec. Lei è d’accordo?
 
«Non non c’è nulla da superare. Come facciamo a superare il Fascismo? C'è stato. Io mi sono dichiarato, ovviamente, fortemente, radicamente, anti fascista e anti Mussoliniano, sempre in ogni circostanza. Se mi si dicesse “Si toglie la cittadina e cittadinanza e il Fascismo scompare", io lo farei subito. Ma siamo sicuri però che togliendo la cittadinanza a Mussolini, il Fascismo non esista più?».
 
«Turel ha detto una leggerezza. Siamo in perfetta linea di pensiero. Pensiamo, per fare un esempio, alla scritta “Tito”. Io non chiederò mai di condannare il comunismo titino. Non ho nessuna osservazione. Io ricordo e rispetto tutte le vittime. Speculare sulla Capitale Europea tirando in ballo la cittadinanza onoraria a Mussolini o la Decima Mas è scorretto. Il Comune ricorda tutti».
 

In futuro, conclusa l’esperienza diretta della Cec, pensa che potremo essere un esempio positivo per l’Europa e le prossime capitali? D’altronde siamo stati la prima Capitale Transfrontaliera…
 
«Ci sono tre segni concreti. Il primo è rappresentato dai manufatti che sono valore aggiunto;. Poi c’è l’aspetto dell’entrata in un network che propone un luogo da visitare e che genera valore. Infine, ci sono gli eventi che caratterizzano Gorizia come luogo di cultura».
 

Cosa lascerà Go! 2025 all’Europa?
 
«Mi auguro che si possa continuare convintamente a coltivare e far germogliare la coesione senza dimenticare la storia ma guardando avanti. Vivere senza nemici e con il sorriso è quindi una condizione irrinunciabile per farlo. Continuiamo a camminare insieme con gli sloveni per un riconoscimento comune di conidivisione del dolore più che della memoria senza cedere ancora alle provocazioni dolorose e alle divisioni». ■
 
data di pubblicazione: 31-05-2025
autore: Salvatore Ferrara | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.93/94 | tema: PRIMO PIANO
tag redazionali
Andy Warhol Benito Mussolini Cantiere Capitale Europea della Cultura Castello di Gorizia Cittadinanza onoraria Commissione Europea Comunismo titino Confine italo-sloveno Dialogo Esodo giuliano-dalmata Fascismo Foiba Franco Basaglia Giorno del Ricordo Giuseppe Ungaretti Go! 2025 Gorizia Identità europea Investimento pubblico Josip Broz Tito Memoria storica Mostra Nova Gorica Novecento Prima guerra mondiale Programmazione eventi Promozione turistica Riconciliazione Rodolfo Ziberna Samo Turel Seconda guerra mondiale Trattato di Parigi 1947 Turismo culturale
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