Leggiamo il brano del Vangelo delle beatitudini di Matteo. La scelta è doppiamente motivata: si tratta del progetto di umanità umana come il Dio di Gesù di Nazaret ci propone e che noi, donne e uomini, riconosciamo nei momenti più autentici e veritieri del nostro essere e diventare umani.
E insieme per ricordare qui, il rapporto tra Giuseppe Zigaina e Pier Paolo Pasolini e il suo film “Il Vangelo secondo Matteo”, il piùreligioso su Gesù di Nazaret. 4 ottobre 1962. Ad Assisi è in visita Papa Giovanni XXIII. Don Giovanni Rossi, fondatore della Pro Civitate Cristiana di Assisi per decenni luogo di apertura spirituale e culturale, che poco prima ha abbracciato pubblicamente davanti alla Basilica papa Giovanni è a cena con Pasolini giunto in visita due giorni prima e alloggiato nella stanza n. 16 proprio quella stanza dove aveva dormito un anno prima di diventare papa il cardinale Angelo Roncalli.
Così dice Pasolini: “D’istinto allungai la mano al comodino, presi il libro dei Vangeli che c’era in tutte le camere e comincia a leggere dall’inizio, dal primo dei quattro Vangeli, quello secondo Matteo. E dalla prima pagina giunsi all’ultima.
Lo ricordo bene, quasi difendendomi, ma con gioia dal clamore della città in festa. Alla fine, deponendo il libro, scoprii che, fra il primo brusio e le ultime campane che salutavano la partenza del papa pellegrino, avevo letto intero quel duro, ma anche tenero, così ebraico e iracondo testo che è appunto quello di Matteo. L’idea di un film sui Vangeli mi era venuta altre volte, ma quel film nacque lì, quel giorno, in quelle ore. E mi resi conto che oltre alla doppia suggestione - della lettura e della colonna sonora di quelle voci e di quelle campane - già c’era nella mia testa anche un vero nucleo e abbozzo di sceneggiatura. L’unico, dunque, al quale potevo dedicare quel film non poteva che essere lui, papa Giovanni e a quella cara “ombra” l’ho dedicato. L’ombra che è la regale povertà della fede, non il suo contrario”. ... Il Vangelo delle Beatitudini ci ha proposto quelle sensibilità, qualità, disponibilità, decisioni, impegni che orientano il senso profondo della vita e che ci coinvolgono a contribuire a costruire una umanità molto più giusta e umana.
Si propone l’umiltà come consapevolezza dei propri limiti e delle proprie possibilità e qualità; come alternativa alla presunzione, alla superbia, all’arroganza che sottomette, umilia, discrimina, disumanizza. La ripresa del coraggio di vivere e della speranza nelle situazioni dolorose e difficili; la scelta della non violenza attiva e della costruzione della pace, alternative alla violenza nelle sue diverse espressioni, alle armi, alle guerre, da considerare sempre una follia, come ci ha istruito papa Francesco a Redipuglia il 13 settembre scorso.
La passione per la giustizia: essere giusti per pretendere giustizia per gli impoveriti di questa società e del mondo, per contrastare la scandalosa corruzione e l’illegalità.
La com-passione come patire-con, prendersi a cuore, prendersi cura, vibrare nell’animo per le condizioni di sofferenza, di emarginazione; non lasciarsi irretire dalla globalizzazione dell’indifferenza, non scadere nell’avversione e nel rifiuto dell’altro, di ogni altro e della sua diversità, degli immigrati e dei richiedenti asilo in un’Europa e in un Italia senza cuore, senza impegno progettuale che si nascondono dietro parole di ipocrisia complice e di strumentalità disumana, anche di fronte alla ultima e spaventosa tragedia di 900 morti inghiottiti nell’immenso cimitero del Mediterraneo.
La sincerità, la verità, la libertà come corrispondenza fra cuore e sguardo, fra coscienza e parole, decisioni e azioni.
La coerenza come qualità fondamentale della vita nell’attuare quelle dimensioni in cui ci si riconosce e quelle prospettive che si avvertono eticamente doverose.
Ogni uomo e ogni donna in qualche modo e per qualche aspetto rendono attuali alcune prospettive del Vangelo delle beatitudini e nella loro esistenza vi si possono riconoscere alcune tracce.
Giuseppe Zigaina ha vissuto con coraggio la sua esistenza; la mancanza del braccio destro non ha costituito per lui un limite, ma uno sprone ad esprimersi a partire dal nucleo profondo che via via lo ha costituito... Era ancora in ospedale, piccolo bambino, dopo l’incidente quando chiese che gli portassero i colori per sperimentare fin da subito l’addestramento ad esprimersi con il braccio sinistro. Con questo braccio, con questa mano ha espresso la sua genialità e qualità artistica come pittore e letteraria come scrittore; e insieme una manualità operativa da operaio tutto fare nei lavori del giardino, come in quelli della casa e in altri ancora. Questa manualità operaia l’ha appresa dal padre, falegname artigiano, capace.
Il riferimento alle sue origini, a suo padre e a sua madre si possono leggere con la profondità del nostro animo che guarda e interpreta.
Ha rappresentato suo padre come un ariete con gli strumenti del falegname, dedito al lavoro e al sacrificio ...
Sua madre come chiarore sopra la laguna, come colore, luce, senso profondo della casa e della famiglia...
Giuseppe Zigaina si è espresso con abbondanza e qualità con la sua creatività artistica; e l’attività artistica, si può dire che richiama e rimanda sempre al mistero inespresso e parzialmente o più compitamente espresso; esprime la realtà nelle sue dimensioni evidenti e in quelle nascoste, allude a significati percepibili e nello stesso tempo fuggenti, non afferrabili ...
Un artista come Giuseppe Zigaina esprime quello che sente personalmente e in qualche modo per noi tutti, fa emergere una riflessione profonda su quelle dimensioni che tutti ci riguardano.
Pier Paolo Pasolini dice di Zigaina: “Nessuno che dipinge come lui vive come lui e nessuno che vive come lui dipinge come lui”.
Dipinge e poi a lungo non dipinge, poi riprende, poi nuovamente si ferma: pause di silenzio interiore per prepararsi a creare e il sottofondo del suo esprimersi è sempre il requiem di Mozart: dai girasoli alle crocefissioni; alla pittura sociale come arte che aiuta la causa dell’uguaglianza e della giustizia; alle espressività contro la guerra con le incisioni sui lager e con la pittura delle farfalle dei campi di battaglia; con il perlustrare la presenza della morte sotto terra, con accenni contro le barbarie; e poi con l’arte della pacatezza nel descrivere il territorio, i paesaggi, le campagne e la laguna, le astronavi con le tante possibili interpretazioni, anche quelle di uno sguardo dal di fuori sulla vita e su se stesso.
Un uomo molto metodico nella vita quotidiana e inquieto nella continua ricerca e nella sua espressività... Ha indagato con passione e tormento sulla morte, con una attenzione notevole e pervasiva su quella di Pier Paolo Pasolini...
La vita e la morte dunque strettamente unite.
Sono da noi leggibili i valori di fondo della vita in cui si è riconosciuto e che ha praticato. La libertà di fare quello che riteneva giusto e di dire quello che pensava vero. Un uomo autonomo e determinato. La giustizia e l’uguaglianza sono state per lui un orientamento e una pratica fondamentali. Non si è lasciato sedurre dalle logiche del potere, dai suoi salotti e intrallazzi e non si è adeguato alla maldicenza e al pettegolezzo corrosivi e insignificanti di cui abbonda questo mondo. Ha scritto quando avvertiva di non riuscire ad esprimere neanche con la pittura quello che sentiva: riguardo all’infanzia, al territorio, al Friuli, alla laguna, alle ceppaie, anche a Barbana e certo molto a Pasolini...
Un uomo, Giuseppe Zigaina, semplice, complesso, ricco, intellettuale e artista, metodico nella quotidianità della vita ed eretico nella libertà del pensiero, dell’espressività artistica, della comunicazione letteraria.
L’uomo e l’artista del segno: il segno, i segni che si depositano nel patrimonio interiore e che chiedono di essere trasferiti nella comunicazione, nella espressione.
La sua vita di uomo e artista è un grande segno per tutta la comunità regionale e ben oltre ad essa...
Di fronte alla morte, da lui indagata in un modo quasi ossessivo, nel senso positivo del termine, cioè di una questione che sta a cuore e di cui ci si occupa in modo del tutto particolare, si aprono per noi tutti posizioni diverse e incalzanti interrogativi. Comunque si percepisca la morte e il dopo morte per Giuseppe, per noi tutti si entra in un grande mistero. È importante per tutti lasciare un segno di umanità significativa e positiva con la nostra vita. E lui ne lascia uno di profonda, molteplice, straordinaria ricchezza umana, culturale, artistica e spirituale anche nel senso laico di profondità dell’animo di cui tutti gli siamo profondamente grati.
(Dalla riflessione omiletica tenuta nel duomo di Cervignano da Pierluigi Di Piazza in morte dell’artista Giuseppe Zigaina
(1924-2015)
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