Quella di sabato 15 ottobre 2016 a Monfalcone, è stata una giornata dedicata interamente alla dimensione umana legata al mondo del lavoro inteso nella sua totale molteplicità e diversità. Ad accogliere e vivere questo momento di fraternità proposto dalle quattro diocesi sorelle del Friuli Venezia Giulia, è stato lo Stabilimento Fincantieri che ha rappresentato idealmente per un giorno il patrimonio che il lavoro rappresenta per l’intero territorio regionale. “Il lavoro è dignità” è stato il tema protagonista di quello che sarà ricordato come un avvenimento storico vissuto nella città dei cantieri. I sentimenti simbolo di questo Anno Santo che hanno permesso ai molti presenti di sospingere quella che è stata la “Porta del Giubileo” anche nella realtà Monfalconese, sono stati quelli della giustizia e dell’amore che insieme concorrono appunto a raggiungere il sentimento della dignità umana e sociale.
Tra i numerosi interventi, di notevole spessore e importanza, ci sono state le parole dell’arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini. Passare la porta della dignità che avvolge uomo e donna è stato il primo concetto affrontato. Mons. Bregantini ha voluto ricordare assieme ai presenti la sua esperienza di manovale a Porto Marghera, poi il vissuto operaio a Crotone e Locri. “Da Nazareth è nata la dignità del lavoro. È il posto dove è nato Gesù. Lì si è vissuta la prima esperienza di lavoro fatta di sudore e lotta al fianco di deboli e precari”.
Dall’arcivescovo è giunta la rassicurazione che Dio non è neutrale o distante ma difende chi lavora. E ancora: “La figura di Mastro Giuseppe è stata fondamentale. Ci insegna a saper ringraziare per il pane quotidiano che è frutto di quel sudore e che con la preghiera viene condiviso”. Il dialogo con i ragazzi è fondamentale. Mons. Bregantini suggerisce che sono tre le doti da perseguire dai ragazzi che sono il futuro del contesto occupazionale del domani: qualità, flessibilità e unità. Il talento insomma non sia coltivato in maniera egoistica. Si valuti una persona non solo per quello che fa o che presumibilmente vale, ma anche per come sta. E ancora il presule di Campobasso: “Vi invito a rispettare la santità della domenica. Anche e soprattutto questo significa dignità”. Un appello poi è stato rivolto ai sindacati affinché essi assistano il lavoratore nel lottare per la giustizia, per il riconoscimento dei diritti vivendo con unità e lungimiranza. “La politica guardi al lavoro prima che all’economia” questa frase ha segnato un altro passaggio fondamentale. “Uscire soli dai problemi è avarizia, insieme è politica”. Con questa frase di don Milani, mons. Bregantini ha lanciato un chiaro messaggio. Evitare perciò contrapposizioni e saper dare valore per vivere con pienezza e in benedizione sono due concetti fondamentali per poter dire senza riserve che il lavoro è dignità. Prima delle testimonianze finali concretizzatesi con la dimostrazione di alcuni segni concreti, l’assessore regionale al lavoro Loredana Panariti ha sottolineato con forza come il lavoro sia il ponte verso quella dignità messa al centro del Giubileo del Mondo del Lavoro. È stata trattata la complessità dei temi della crisi lavorativa nei vari comparti ma l’assessore ha parlato inoltre della condizione di privazione nella quale molte famiglie riversano. “Il lavoro è quella porta – come lo è quella del Giubileo – che ci permette di accedere al futuro”. Dall’assessore al welfare e alle politiche sociali infine è stato preso l’impegno a combattere – con più misure possibili – contro le difficoltà, le sofferenze e quel senso di inutilità che ledono troppo spesso la dignità umana.■