A dire il vero si trattava di un trafiletto piuttosto modesto quando si pensi che c’era voluto oltre un anno per ottenere quello che oggi ci sembra un servizio del tutto normale. Anzi, ormai superato dall’uso dei cellulari e degli smartphone, e dalle videochiamate che permettono non solo di parlare, ma di vedere gli interlocutori, indipendentemente dalla distanza che li separa. Ma quello di sessant’anni fa era davvero un altro mondo.
La richiesta di un collegamento telefonico diretto tra Gorizia e Nova Gorica era stata una delle prime questioni affrontate nei colloqui tra le due amministrazioni comunali avviati nel 1964. Fino a quel momento le chiamate non potevano essere fatte direttamente, ma tra la richiesta di comunicazione e l’effettivo contatto telefonico potevano trascorrere anche alcune ore di attesa, dal momento che la chiamata doveva essere inoltrata rispettivamente tramite Venezia e Lubiana. Una volta ottenuta la linea, i problemi non erano terminati, in quanto, come notava allora l’articolista, “la voce era spesso confusa e debole, quasi che lo spazio di tre chilometri fosse quello fra due continenti”.
Proviamo a immaginare cosa significasse non poter disporre della certezza di un collegamento rapido per qualunque necessità di comunicazione urgente riguardante questioni lavorative o familiari, ma anche emergenze sul territorio quali esondazioni, incendi boschivi, gravi incidenti...
Ecco che fin dall’inizio degli incontri transfrontalieri quello del collegamento telefonico diretto tra le due città era stato uno dei temi affrontati cui si chiedeva di trovare una soluzione.
Si cominciavano infatti a definire gli aspetti della costruzione dell’autostrada Palmanova-Lubiana, coinvolgendo ovviamente le rispettive autorità nazionali, del traffico ferroviario da potenziare consentendo il passaggio delle merci destinate ai mercati internazionali, dell’utilizzo delle acque dell’Isonzo a scopo irriguo, e altre questioni legate all’esistenza del confine.
Erano tutti problemi pratici, molto concreti, quelli che i due Comuni si ponevano e che cercavano di risolvere insieme, e a diversi si potè dare una risposta in tempi ragionevoli. In primo luogo all’avvio delle procedure di esproprio dei terreni agricoli di proprietà di contadini italiani nell’ambito della riforma agraria in Jugoslavia, un problema che riguardava molti agricoltori di San Rocco e Sant’Andrea che fu risolto con concessioni da entrambe le parti e l’utilizzo alternativo di permuta dei fondi, affitto o acquisto. Vi era poi la questione dell’inquinamento del torrente Corno, dove affluivano le acque di scolo di Nova Gorica, a cui in attesa che la rete fognaria della città slovena fosse completata venne momentaneamente posto rimedio con lo scarico nelle fognature di Gorizia. La richiesta dell’apertura di un nuovo valico di frontiera in via del San Gabriele/Erjarceva ulica che permettesse un collegamento più immediato di quello della Casa Rossa tra le due città, portata all’attenzione della commissione mista permanente per l’attuazione degli accordi di Udine, ottenne invece una prima risposta positiva solo nel 1980 quando fu inaugurato il valico, riservato per il momento al traffico pedonale e ciclistico, mentre anche per l’auspicato collegamento stradale tra il Collio/Brda e Nova Gorica si dovette attendere il trattato di Osimo.
Fu in ogni caso una stagione molto intensa di contatti e di incontri improntati alla massima collaborazione, in spirito di amicizia e di reciproca conoscenza, con lo sguardo al futuro e nella consapevolezza che il territorio di confine doveva essere valorizzato dall’apertura e dalla coraggiosa assunzione di un ruolo internazionale da parte delle due città.
Per il sindaco di Gorizia Franco Gallarotti si trattò di un breve periodo, dal 31 gennaio 1964 al 20 settembre 1965, quando al termine del suo mandato passò il testimone a Michele Martina. Jozko Strukelj, presidente dell’assemblea comunale di Nova Gorica fino al 1967, continuò il percorso intrapreso, facilitato dal precedente rapporto giovanile di amicizia con Martina. Il processo di dialogo proseguì e mentre ci si ricorda di Jozko Strukelj come protagonista dell’avvio dei contatti
si è invece troppo spesso dimenticato il suo primo interlocutore, Franco Gallarotti.
La soluzione del problema del telefono non fu immediata. Presente nell’agenda dei colloqui tra i due Comuni fin dalla primavera del 1964, richiese come si è detto circa un anno di lavoro e di attesa. Finalmente un accordo siglato a Capodistria tra gli enti competenti consentì la realizzazione di un collegamento internazionale diretto tra tutte le località della provincia di Gorizia e quelle slovene comprese nella fascia di dieci chilometri dal confine, inclusa la valle del Vipacco fino a Dornberk e Sempas, e Lokve. Così il 3 aprile 1965 Josko Strukelj compose il numero al suo apparecchio nel Comune di Nova Gorica e immediatamente squillò il telefono nello studio del sindaco di Gorizia Franco Gallarotti. Non c'erano emergenze da comunicare, ma una grande soddisfazione da esprimere: la linea funzionava, da quel momento in poi i contatti avrebbero potuto essere immediati e più funzionali, per i due primi cittadini e per tutti gli abitanti del territorio.
Anche il "Primorski dnevnik" del 4 aprile dava risalto alla notizia in un articolo intitolato Z
upana Gorice in Nove Gorice otvorila neposredno telefonsko zvezo.
Fatte le debite proporzioni, la telefonata diretta fra i due sindaci protagonisti della prima stagione di apertura sul confine ricorda la ben più famosa linea rossa di telecomunicazione tra USA e URSS attivata nell'estate 1963.
Franco Gallarotti e Jozko Štrukelj come John Kennedy e Nikita Krusciov? Anche no. Sul confine goriziano non si trattava di una linea privilegiata destinata ai soli rappresentanti politici, ma di un servizio condiviso con tutta la popolazione, e non serviva per evitare il rischio di una guerra mondiale ma per progredire sulla strada del dialogo. Tuttavia
fu un grande passo, come grandi erano state tutte le tappe degli incontri realizzati tra le due amministrazioni comunali, che avevano visto anche il coinvolgimento delle istituzioni locali: la Regione Friuli Venezia Giulia e le strutture statali della Repubblica di Slovenia, e i due sindaci poterono citarlo come uno dei risultati raggiunti nel percorso che avevano intrapreso insieme.
In meno di due anni non era ipotizzabile risolvere tutte le problematiche di un confine che da barriera si stava trasformando in ponte, ma le basi erano state poste, anche se per vedere realizzati molti dei risultati desiderati si sarebbe dovuto attendere più a lungo.
Ma si fa in fretta ad abituarsi a un servizio e dimenticare la sua precedente mancanza: già nella panoramica dei fatti cittadini dell’anno trascorso che “Il Piccolo” presentava il 2 gennaio 1966 (
Rapido sguardo agli avvenimenti della cronaca goriziana nel 1965) la notizia della telefonata transfrontaliera non trovava più posto. ■
Ritratto pittorico di Franco Gallarotti, esposto nella "Galleria dei sindaci" del Municipio di Gorizia.
L'articolo pubblicato su "Il Piccolo" del 4 aprile 1965