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HOME > Articoli e notizie:Il sogno europeo di Michele Martina

Il sogno europeo di Michele Martina

Il confine orientale ricucito

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Come sempre Papa Francesco ha la capacità di far riflettere usando parole semplici ma allo stesso tempo efficaci. Non è stato da meno quest’anno nel Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale della pace sul tema Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura, che è stata celebrata il 1° gennaio 2022 e che apre tradizionalmente per l’Azione cattolica italiana il Mese della Pace. Come associazione siamo soliti vivere questo tempo cercando di far riflettere tutti i soci attraverso delle proposte diocesane, perché la pace la si costruisce solo insieme. Papa Francesco questo lo ribadisce in maniera insistente e incessante. Infatti, la pace è «insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso»: abbiamo voluto approfittare dell’occasione per ricordare alcuni nostri associati che si sono adoperati nella loro vita attraverso il dialogo creando «strumenti per edificare una pace duratura». In tal senso la scelta è caduta su Michele Martina, sindaco della città di Gorizia dal 1965 al 1972 che si è speso per riavviare e rinsaldare il legame con la vicina Nova Gorica, allora città aldilà della “cortina di ferro”. Il 29 gennaio, causa la situazione legata al covid, si è svolto il seminario online Il sogno europeo di Michele Martina. Il Confine ricucito. Ospiti dell’incontro Raoul Pupo, già professore di Storia contemporanea presso l’Università di Trieste, Ivan Portelli, presidente dell’Istituto di Storia Sociale e Religiosa di Gorizia, Pierpaolo Martina, esponente dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia, e l’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Maria Redaelli.
 
Interessante la genesi dei messaggi della Pace, che prendono origine proprio nel periodo nel quale Michele Martina avvia un proficuo dialogo con il suo omologo di Nova Gorizia, Jožko Štrukelj. La Giornata dedicata alla pace fu voluta da Paolo VI. Giovanni Battista Montini la istituì con un messaggio datato 8 dicembre 1967. «Noi – scrisse – possiamo avere un'arma singolare per la pace: la preghiera, con le sue meravigliose energie di tonificazione morale e di impetrazione, di trascendenti fattori divini, di innovazioni spirituali e politiche; e con la possibilità ch'essa offre a ciascuno di interrogarsi individualmente e sinceramente circa le radici del rancore e della violenza, che possono eventualmente trovarsi nel cuore di ognuno. Come augurio e come promessa - all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo - che sia la pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire». Fu celebrata per la prima volta il 1º gennaio 1968, oltre mezzo secolo fa. L'appuntamento, confermato dai successivi pontefici, è posto sotto il sigillo della Madonna, Regina della pace, poiché i messaggi dei pontefici sono tutti promulgati e firmati l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione. La Giornata invece si celebra il primo gennaio, festa di Maria Madre di Dio. Nel 1968, Paolo VI propose la riflessione sulla pace del Concilio appena concluso. Spiegò che la «promozione dei diritti dell’uomo» è il «cammino della pace». L’anno dopo si occupò di educazione e riconciliazione. L’origine di questa tradizione, che oramai da più di 50 anni si ripete, siamo infatti arrivati al 55º messaggio, prende sicuramente forma dal periodo storico nel quale è collocato il pontificato di Paolo IV segnato dalla fine del percorso conciliare, con una Chiesa chiamata a rivolgere la sua parola non più ai soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini. «A tutti – riprende la Gaudium et Spes – vuol esporre come esso intende la presenza e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il mondo che esso ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano». Una Chiesa quindi più che mai aperta, in uscita, come è solito affermare Papa Francesco, a tutto il genere umano e alle rerum novarum. Un secondo aspetto rilevante dell’epoca è rappresentato dalla Guerra fredda e dal pericolo di un conflitto planetario nucleare, che pensavamo di aver relegato a quell’epoca ma che oggi è tornato purtroppo tema di attualità.
 
È in un’epoca segnata ancora dal grande bagno di sangue della Seconda guerra mondiale – che aveva lasciato anche profonde ferite nei nostri territori – che si inserisce quella che potremmo indicare come “l’utopia di Martina”, che però richiama quello che è stato l’ambiente culturale e religioso in cui questo si è formato, un ambiente contraddistinto da una famiglia dove al suo interno si respirava una dimensione che andava oltre i confini e le appartenenze etniche: papà di Salice Salentino e mamma del Carso sloveno. Solida formazione cristiana avuta negli ambienti dell’Azione cattolica negli anni della guerra, Michele Martina comprende come la pace nasca non tanto, o soltanto, attraverso trattati o accordi politici ma attraverso la relazione con l’altro e percorsi di riconciliazione. Fondamentale il rapporto con il suo omologo di Nova Gorizia Štrukelj, con cui conserverà fino alla morte un rapporto di grande amicizia. Una storia, quella del sindaco Štrukelj, molto diversa da quella di Martina. Entrambi artefici di un dialogo, che rende a tutti e due la vita politica alquanto difficile, operano, infatti, ancora in un periodo di forti contrapposizioni ideologiche sia in Italia che in Jugoslavia. Pagheranno, alla fine, questa lungimirante scelta con un isolamento politico ma il seme gettato in quegli anni difficili attecchirà e troverà il suo naturale compimento il 1° maggio 2004 con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea e oggi con Nova Gorica-Gorizia città europea della cultura 2025.
 
Oggi, a più di cinquant’anni, il pensiero e l’azione di Martina rimangono di grande attualità e rappresentano una testimonianza di un percorso di riconciliazione

Oggi, a più di cinquant’anni, il pensiero e l’azione di Martina rimangono di grande attualità e rappresentano una testimonianza di un percorso di riconciliazione. La pace non è un bene negoziabile, né tanto meno un elemento scontato, ma un bene che va costantemente rinnovato. Papa Francesco, nell’ultimo messaggio per la pace, Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura, indica chiaramente tre strade: dialogo fra le generazioni, educazione, lavoro: «oggi ci sono più armi che nella guerra fredda». Nel messaggio Papa Francesco denuncia le guerre e i danni creati dalla pandemia, in particolare nel mondo del lavoro. Loda l’impegno dei giovani sul clima, esorta a migliorare le condizioni dei migranti che lavorano: «Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le Nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale». Ma soprattutto, ed ecco la grande attualità del messaggio del sindaco Martina, Papa Francesco evidenzia, che «c’è un’”architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, ma c’è anche e soprattutto un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno in prima persona. Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e gli stati».◼
 
Paolo Cappelli, presidente diocesano AC Gorizia
 
➜  Videointervista di Michele Martina e Jožko Štrukelj (2008) 
(sul canale YouTube dell'Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei)

Michele Martina e Jožko Štrukelj, sindaci di Gorizia e Nova Gorica alla fine degli anni '60, si rincontrano nel 2008, pochi mesi dopo la caduta del confine tra Italia e Slovenia. In quest'intervista ricordano i momenti più difficili che la comunità transfrontaliera goriziana dovette affrontare durante i primi anni del secondo dopoguerra, oltre alle difficoltà politiche che ostacolarono il processo di riconciliazione da loro avviato. La cultura, in questo processo, ha avuto fin dall'inizio un ruolo centrale, essendo lo strumento più efficace per filtrare un confine all'epoca congelato dalle logiche politiche della Guerra fredda. Proprio su queste basi fu organizzato a Gorizia, nel 1966, il primo Incontro Culturale Mitteleuropeo: un convegno internazionale dedicato alla poesia, il cui ospite più illustre fu Giuseppe Ungaretti."
data di pubblicazione: 30-04-2022
autore: Paolo Cappelli | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.85 | tema: TERRITORIO
tag redazionali
Gorizia guerra fredda Jožko Štrukelj Mese della Pace Michele Martina Nova Gorica pace papa Francesco papa Paolo VI riconciliazione Slovenia Unione Europea
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