Leggere Storia di una linea bianca è come andare a fare una passeggiata per Gorizia: immergersi nelle strade, nei parchi e negli edifici intrisi di storia, accompagnati dai racconti di chi è vissuto e ha vissuto i cambiamenti della città negli anni. Questo libro racconta la storia dell’area di confine tra Italia e Jugoslavia, nello specifico la frontiera di Gorizia. Si tratta di un saggio storico che affronta un tema particolarmente complesso, perché cerca di raccontarci una pluralità di punti di vista, di orientamenti politici, di lingue… Vuole immedesimarci nell’ibridismo che ha contraddistinto Gorizia nel tempo e che ancora continua. E tutto questo con un libro pop.
Storia di una linea bianca non è il solito saggio graficamente trascurato e testualmente soporifero, come spesso possono risultare certi libri di storia; è un’opera che si presenta con una grafica accattivante e ricca di illustrazioni (di Elena Guglielmotti), accompagnata da reperti fotografici rinvenuti nella Fototeca dei musei provinciali di Gorizia-Erpac, nel Goriski Muzej e in altri archivi e raccolte goriziani e sloveni. Il testo stesso invita ad intraprendere un viaggio geo-temporale attraverso la città; inframmezzato dalle interviste di varie persone, che si possono immaginare come delle “guide turistiche” che aiutano ad approfondire e a farci avvicinare alle vicende che Gorizia ha passato per quasi un secolo, dal 1906 al 2004.
L’autore, Alessandro Cattunar, ha iniziato a raccogliere le interviste ai goriziani dal 2008: si è rivolto a coloro che erano vivi durante il periodo del fascismo. Per Cattunar, confrontarsi con italiani e sloveni, di ogni orientamento, uomini e donne «È stato come comporre un mosaico. Mettere assieme tante tessere, ognuna delle quali rappresenta uno sguardo, una posizione e messe insieme restituiscono una visione d'insieme».
In effetti, leggere le interviste all’interno del libro permette di districarsi meglio «in un groviglio imprecisabile di attraversamenti biografici e identità familiari, locali o regionali» (cfr. Storia di una linea bianca), dare concretezza a un panorama storico così frastagliato. Le parole delle persone all’interno del libro possono risultare discordanti, eppure tutte vere. «Ho raccolto tante versioni diverse degli stessi fatti e sono tutte giuste» ha affermato Cattunar. Ecco perché prendere parte a questa passeggiata tra Gorizia e il testo è così interessante: abbiamo la possibilità di leggere davvero com’è vivere un’identità di frontiera, attraverso le sue sfaccettature e in modo imparziale. Storia di una linea bianca, infatti, non cerca di far emergere una narrazione a discapito di un’altra; anzi rivendica la bellezza e l’importanza dell’identità plurima di Gorizia e dei suoi cittadini. Molti degli intervistati infatti, tendono a precisare che non si sentono né sloveni, né italiani… Semplicemente goriziani: come se questa parola possa contenere la varietà delle lingue che conoscono, le loro culture e le loro vite. Il libro permette anche di ascoltare direttamente le loro parole, grazie ai codici QR disposti in diverse pagine, che rimandano a delle video-interviste.
Tutta l’opera esorta all’unione, non alla separazione: infatti dal 12 febbraio 2004, le popolazioni non sono più state obbligate alla scelta di una nazione, di una fazione, di una sola identità. Con l’entrata della Slovenia nell’Unione Europea, il confine istituito cinquantasette anni prima viene aperto e Gorizia e Nova Gorica sono libere di mescolarsi come in passato, quando la città era una sola. È proprio in questo clima di collaborazione che le due città vogliono convolare alla celebrazione della capitale europea della cultura: GO! 2025.
Un’altro motivo per cui questo non è il solito saggio di storia, è perché Storia di una linea bianca vuole essere raccontato anche attraverso apparati interattivi che superano il testo scritto. Sì, perché se le video-interviste, le illustrazioni e il repertorio fotografico non vi bastano, è possibile fruire tramite una narrazione espansa fatta da un’apparato multimediale di podcast e altri progetti. I podcast sono stati realizzati da Natalie Norma Fella, Renato Rinaldi e Alessandro Cattunar: “Tre soldi” è stato prodotto da Rai Radio 3 e “Linea bianca” è disponibile su varie piattaforme, creato dall'associazione 47I04, di cui Cattunar è il presidente. 47I04 ha lanciato sul suo sito e per app mobile un progetto chiamato “Topografie della memoria. Museo diffuso dell’area di confine”: si tratta di un itinerario a cielo aperto, diviso in 14 tappe da visitare, in cui emergono i luoghi delle interviste raccolte. In alternativa, è possibile seguire una perfomance audioguidata: “Orfana la mia città” è un percorso offerto, sempre da 47I04, per accompagnare il pubblico alla scoperta di Gorizia e della storia del confine che la attraversa. ■