Questo spazio è giustamente dedicato a quanti con la vita testimoniano e hanno testimoniato una specificità caratteristica: la vita per gli altri. In questo spirito – nel primo numero del nuovo anno – ricordiamo quanti in questi mesi hanno dedicato la loro vita per la vita degli altri.
Uomini e donne che in nome della pietà umana hanno risposto ad una chiamata, hanno lavorato fino allo sfinimento, mettendosi a disposizione per venire incontro alle vittime della pandemia che ha colpito e colpisce la comunità umana, il popolo d’Italia.
Sono tanti. Il nostro Paese, quasi risvegliandosi da un declino senza fine, ha visto balzare agli onori della cronaca, uno alla volta e poi ad interi gruppi…uomini e donne che in nome della pietà umana hanno risposto ad una chiamata, hanno lavorato fino allo sfinimento, mettendosi a disposizione per venire incontro alle vittime della pandemia che ha colpito e colpisce la comunità umana, il popolo d’Italia.
Prima di tutto, vanno ricordati quanti – in silenzio e senza far sapere alla sinistra ciò che fa la destra
– non hanno fatto calcoli ma si sono messi a disposizione del prossimo nelle case e negli ospedali.
Una vera e propria comunità che nel nascondimento, si è resa disponibile sulla strada e negli uffici, nelle case di riposo e nella protezione civile, nei nosocomi e nella case di cura, nelle famiglie per assicurare assistenza e vita ai propri vecchi e ai vicini.
Non si deve parlare di eroi. Lo erano anche prima dentro alla società e nel settore strategico della salute, settore che ha subito mutilazioni e tagli. Sono andati al fronte con poco, quello che era rimasto.
Una esplosione di solidarietà ancora più importante dei canti e suoni dai davanzali e dentro le case. Fra l’altro, hanno il merito di avere messo a tacere le voci e le grida di quanti, anche questa volta, hanno scelto di mettersi a disposizione di chi preferisce la strada delle dichiarazioni e delle prese di posizione, senza avere vergogna di scontrarsi con la realtà e con la logica; pensando, sotto sotto, che comunque qualcosa di positivo – per sé e la propria partepotrebbe venire, un domani, vicino e lontano. Anche elettoralmente.
Invece, e giustamente, la disponibilità di migliaia di medici ed infermieri alle richieste degli ospedali nell’occhio del ciclone ha meravigliato tutti. Il mondo intero. Le cronache di qualche settimana prima parlavano di episodi turbolenti alle astanterie degli ospedali. In tanti hanno abbandonato l’abito per tornare nelle corsie; molti pensionati sono tornati al lavoro. Un panorama ed un patrimonio di disponibilità e di solidarietà che ha consentito di venire incontro -in non pochi casi a causa di tagli e riduzioni di posti dettate da esigenze di bilancio, in un settore che non può certo avere come unico riferimento il denaro- alle strutture sanitarie deputate ad affrontare l’emergenza virale.
Davanti a tanta generosa disponibilità, si sono alzate voci responsabili che chiedono – senza lasciare spazio a vendette di ogni genere-
una profonda revisione della gestione della sanità, capace di mettere al primo posto la salute delle persone (anzi le persone ed il territorio); di ripensare ai fasulli criteri aziendalistici che la guidano; infine, non sono mancati coloro che
– proprio perché hanno condiviso le fatiche di chi, restando al proprio posto, si impegna fino al dono di sé
– chiedono di guardare negli occhi alla realtà, denunciano sprechi e limiti, chiedono la revisione dei criteri di distribuzione e amministrazione del comparto. Non solo, non hanno paura ad indignarsi e chiedono che molto, ma proprio molto, debba cambiare nella sanità. E da subito, a partire dal numero chiuso.
Così come hanno colpito nel segno i gesti e le parole del primo ministro dell’Albania venuto in Italia con un carico di amore verso il popolo italiano. Si sono aggiunte le disponibilità di altri Paesi: come la delegazione medico-scientifica della Cina, a dimostrazione che anche la politica ha fatto suonare registri diversi in nome dell’amicizia e della solidarietà. Parole che suonano sulla bocca di chi ha sperimentato la povertà e le difficoltà.
Infine, proprio per mettere il silenziatore a troppe manifestazioni retoriche (anche pubblicitarie), una proposta in linea con questa testimonianza: ripensare e rilanciare il Servizio civile universale a fianco della Protezioni civile e delle forze dell’ordine, dei servizi sanitari e assistenziali. Una convocazione di giovani che – con un tempo congruo rispetto all’inserimento nel mondo del lavoro- possano acquisire competenze e professionalità; ma soprattutto maturare personalità adulte grazie all’accrescimento del senso civico, della responsabilità sociale, della cittadinanza attiva.
Sarebbe la migliore garanzia per il futuro di tutti ed una risposta coerente a tanti esempi di solidarietà fraterna e di professionalità.
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Arrivo delle salme da Bergamo. Muscoli, Cervignano

Container per il pronto soccorso, Ospedale San Polo, Monfalcone...
Interni Ospedale San Polo, Monfalcone