logo desktop
logo mobile
logo desktop
logo mobile
HOME
CHI SIAMO
Storia, Finalità e Attività
Direttivo
Sostenitori
Trasparenza
ARCHIVIO PUBBLICAZIONI
ARTICOLI E DOCUMENTI
Articoli e notizie
Documenti, cataloghi, brochure
GALLERIE FOTOGRAFICHE
EVENTI
CONTATTI
Comunica con noi
La nostra newsletter
Privacy policy
Cookie Policy
  • HOME
  • CHI SIAMO
    • Storia, Finalità e Attività
    • Direttivo
    • Sostenitori
    • Trasparenza
  • ARCHIVIO PUBBLICAZIONI
  • ARTICOLI E DOCUMENTI
    • Articoli e notizie
    • Documenti, cataloghi, brochure
  • GALLERIE FOTOGRAFICHE
  • EVENTI
  • CONTATTI
    • Comunica con noi
    • La nostra newsletter
    • Privacy policy
    • Cookie Policy

LA RICERCA NON HA PRODOTTO RISULTATI
articoli documenti fotogallery video audio eventi archivio pubblicazioni
SELEZIONE CORRENTE
fonte=Nuova Iniziativa Isontina n.82
risultati: 22
RICERCA CORRENTE:
HOME > Articoli e notizie:Avere cura

Avere cura

Unica risposta dopo la pandemia

indice stampa

Operatori in servizio presso l'ospedale di Monfalcone
Operatori in servizio presso l'ospedale di Monfalcone
Con l’arrivo di aprile, e della primavera, anche l’esperienza dell’isolamento – per favore stati tutti a casa – sembra prendere una svolta, prima ancora di essere liberati da questa forma di resilienza impostaci da una pandemia mondiale.
 
Le giornate luminose e lunghe, il calore del sole nonostante il borino che conosciamo, soprattutto il verde che ha rianimato i prati ed gli alberi pieni di milioni di foglioline, il frumento che si è riscosso dal lungo inverno, i campi arati di nuovo, preparati e pronti per ricevere le inseminazioni di aprile… è tutto un canto di speranza, di rinascita. La terra si prepara a sbocciare e renderà credibile non solo una nuova stagione, quella del raccolto ma anche, soprattutto, quella della vita. Di ciascuno e di tutti. La Pasqua fa da sfondo ed insieme da garanzia.
 
Una forza più grande e potente della pestilenza e della paura. La forza della vita. È così da sempre. Quest’anno ha un altro e grande significato e soprattutto una portata capace di mettere nel sacco le paure, di riaccendere con l’esistenza anche la speranza. Man mano che i lunghi giorni del ritiro obbligato si consumavano – in un’altalena di non buone notizie e di una falcidia di esseri umani come noi in tutti i continenti – diventava evidente ogni giorno di più che questo è il tempo di seminare – subito – segni e semi di futuro. Lo spettacolo della natura non consente a nessuno – in particolare a chi vuole vivere da protagonista – di fermarsi magari per ammirare i ritardi e le dimenticanze, nemmeno gli errori diventati un orrore che contamina e invalida; tantomeno per rivendicare ragioni oggettive o anche solo per girare pagina, indifferenti. Quello che è accaduto – coinvolgendo nelle responsabilità tutti – è talmente grande e spaventoso che non potrà essere catalogato dentro ad una pagina di storia. Per nessuno, per le nostre società, per la Chiesa stessa. Anzi per le Chiese ed il mondo intero. Il tempo del virus è davvero un’apocalisse, ma nel senso biblico: una rivelazione, perché porta alla luce i pericoli della strada sulla quale l’umanità ha posto se stessa.
 
Nessuno conosce come sarà la tromba del giudizio finale. La contemporaneità ne ha offerto ampia e tragica prova. L’umanità, prima di tutto, ha fatto appunto esperienza della propria fragilità che non è solo precarietà, ma diventa anche vera e propria paura. Papa Francesco ne ha colto lucidamente i lineamenti nella implorazione di piazza S.Pietro davanti al mondo intero: “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, o nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.”
 
Essere una umanità di fratelli e sorelle. Sulla stessa barca. Sempre. Il segno che ha evidenziato questo dato – nessun segno miracolistico – è stato la testimonianza di coloro, chiamati dal Papa “compagni di viaggio esemplari che, “nella paura, hanno reagito donato la propria vita, in questo e in tutti gli altri frangenti”. Un segno per tutti, al di là delle appartenenze e confessioni religiose: l’essere uomini e donne donati per gli altri, certifica una comune appartenenza di umanità che (per chi è credente) è stata anche il veicolo dell’incarnazione di Dio, il quale per amore non poteva e non voleva abbandonarla. A mani nude, solo con il dono di sé, senza imposizioni e impegni, si è impegnato a salvare tutti. In questo, anche l’essere religiosi e cristiani – come ha dimostrato la benedizione e indulgenza finale donata a tutti senza richiedere riparazioni e pentimenti – non fa alcuna preferenza e primogenitura: è l’essere bisognosi di salvezza, la causale unica di un dono di amore.
 
L’invito finale è, di nuovo, “non abbiate paura!”: perentoria dichiarazione di salvezza che passa attraverso la croce, cioè aprire le braccia ed il cuore a nuove forme di fraternità, ospitalità e solidarietà. Nella croce cristiana ogni essere umano è salvato per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che possano aiutare a custodirci e custodire. Una conferma è venuta dal giovane premier albanese, Edi Rama: “Gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà Oggi siamo tutti italiani.”
 
Dunque, avere cura: questa è la risposta. L’unica vera risposta. Che è insieme il contrario dell’isolamento, del trionfo dell’io rispetto al noi, dell’egocentrismo che diventa sovranismo; è soprattutto bisogno di autenticità e di cambiamento; nella paura della chiusura in casa abbiamo scoperto che la vicinanza, per non fare paura, deve diventare appunto prossimità.
 
Un secondo aspetto, tale inizio non è rinviabile ai prossimi mesi. Non è una promessa per rimandare ma la scoperta di una attualità, l’unica a cui ci si deve legare. Non solo e non tanto perché non potremo più essere quello che siamo stati: ridotti a consumatori in nome del dio denaro, adoratori di idoli e manipolatori di verità, giustizia e diritto; ricercatori di potere sugli altri nel modo più subdolo e dipendenti; servi inutili e schiavi.
 
Ce n’é per tutti, anche per la Chiesa, specialmente là dove si esprime attraverso ritrosie incomprensibili, lasciando spazio al bigottismo dei furbastri sempre disposti ad usare anche i simboli religiosi a proprio uso e consumo; altrettanto perniciose – specie nei social dove viene espresso con tonalità incandescenti – ci sembrano le forme di incomprensione feroce di alcune posizioni laiciste. “Avere cura” non è contraddistinto da manie clericali o buonismi. È una posizione che si coniuga con la fede perché è responsabilità, assunzione di posizionarsi con gli altri senza ritenersi né i primi della classe né estranei. La missione dell’uomo e pascere, non sfruttare e possedere qualsiasi costo.
 
Molte sono le preferenze e gli impegni per il futuro che si sono manifestati anche con una serie di slogans retorici. Abbiamo bisogno di assicurazioni sulla democrazia perché sappiamo che non è un regalo ma si conquista sul campo ogni giorno. Il rischio non è più un avvertimento lontano, è una minaccia che trova fondamento nella incapacità di distinguere colpa e debito. La società che guarda al domani è chiamata a darsi strumenti nuovi, insieme individuali e collettivi, di vera protezione delle persone a partire dai più deboli. Si prepara il domani, in secondo luogo, se oggi si mettono a frutto non le paure ma si ha il coraggio di mettere da parte i toni alti e esagitati, i parolai che non hanno mai fatto niente, gli uomini delle promesse elettorali pro domo sua. È il tempo per ridare spazio alla cultura ed alla scuola che non discrimina ma insegna a leggere la complessità; non abitua al consenso ma educa alla critica e alla ricerca il senso della vita; aiuta a leggere la storia reale, anche se non è dei nostri. Una eticità condivisa in un mondo unico e non solo per esigenze di globalismo, capace anche di piegare ogni forma anche economica di capitalismo.
 
Posizioni nuove rispetto ad un recente passato nel quale le parole e i tecnicismi hanno avuto prevalenza, tacitando le ragioni della mente e della logica. Tutti, e ciascuno dall’interno delle singole componenti, siamo chiamati ad esserci e a non abdicare, senza alzare le vecchie bandiere, dando corpo non a rivoluzioni utopiche ma a riforme profonde. Dalla quella del sistema sanitario nazionale – vera gloria nel segno di solidarietà – agli altri sistemi di protezione , diventati con troppa facilità uno strumento per fare affari di ogni genere. Una risposta dovrà esser data al corretto rapporto tra pubblico e privato, per non trovarsi nel bisogno senza strutture adeguate. Si impone la fine della burocrazia e dell’evasione fiscale. Sogniamo una riforma delle relazioni industriali di nuove forme contrattuali garanzia per un dialogo sociale in cui tutti sindacati ed imprenditori, amministratori e politici, esponenti del terzo settore e della società più concreta, siano riconosciuti e chiamati a dare il loro contributo attivo. Aiutati da una battaglia senza tregua contro chi le tasse non le vuole pagare, mai. Cerchiamo fortemente la mitezza della politica, che sarà anche il segno indelebile che contraddistinguerà il fatto – oggi solo esaltato e auspicato – che siamo sulla strada buona. Ha scritto uno storico israeliano: “Se scegliamo la solidarietà globale, sarà una vittoria non solo contro il coronavirus, ma contro tutte le future epidemie e crisi che potrebbero assalire l’umanità”.■
data di pubblicazione: 30-04-2020
autore: Lorenzo Boscarol | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.82 | tema: SANITÀ
tag redazionali
egocentrismo fede fraternità isolamento ospitalità pandemia politica sistema sanitario nazionale sovranismo virus
ARTICOLI SEGNALATI

Venerdì 12 giugno il secondo appuntamento degli “Storytelling d’autore”

“Storytelling d’autore”, le varie forme del racconto da Ungaretti ai giorni nostri


cookie_statistiche_val:::
ShinyStat_flag::: 0

► HOME
CHI SIAMO
► Storia, Finalità e Attività
► Direttivo
► Sostenitori
► Trasparenza
► ARCHIVIO PUBBLICAZIONI
ARTICOLI E DOCUMENTI
► Articoli e notizie
► Documenti, cataloghi, brochure
► GALLERIE FOTOGRAFICHE
► EVENTI
CONTATTI
► Comunica con noi
► La nostra newsletter
► Privacy policy
► Cookie Policy
SEGUICI SU

Nuova Iniziativa Isontina
Via Seminario n.7 - 34170 GORIZIA
00450070313
info@nuovainiziativaisontina.it

Leggi la nostra Privacy Policy e la nostra Cookie Policy
 
Questo sito NON utilizza cookie di profilazione. Previo consenso, si possono utilizzare plugin per condividere contenuti con social media e sistemi per le statistiche sugli accessi. Per approfondire leggi l'informativa Cookie Policy

  rifiuto accetto
tecnici: indispensabili per il corretto funzionamento del sito
funzionali: consentono di gestire funzioni di supporto per i contenuti del sito (visualizzazione mappe Google)
plugin social: utilizzati per condividere contenuti ()
plugin YouTube: utilizzato per la visualizzaione dei filmati
statistiche accessi: