a cura del Centro Studi A. Rizzati
Il cattolicesimo popolare e democratico goriziano: patrimonio storico e risorsa per il futuro locale ed europeo” è stato il tema di un incontro svoltosi nel mese di aprile all’ex convitto scuola infermiere a Gorizia.
Il confronto ha trovato nell’intervento del on. Giuseppe De Mita un significativo riscontro di un dibattito che ha luogo anche in altre regioni del Paese: sempre, è stato ribadito, a partire proprio dalle storie locali, grazie al carattere identitario e personale del movimento cattolico, in un processo progressivo però di superamento delle tentazioni localistiche per promuoversi a “questione nazionale”, cioè a tema che mette in gioco la vita comunitaria del Paese.
La storia del movimento politico cattolico democratico (che nella Dc ha avuto significativo riscontro) interpella, oltre che il passato, anche il presente e il domani, in una inevitabile centralità della persona e della comunità. Apre l’attenzione di tutti verso uno spazio, quello della libertà e dei diritti della persona, che attende di essere riempito possibilmente con la riappropriazione di una stagione dei “doveri” perché nella società non vinca la sopraffazione e perchè tale spazio torni ad essere luogo di convivenza solidale.
In questo momento di trasformazione e di trambusto, secondo il nipote dell’on. Ciriaco De Mita, due sono le ragioni che motivano tale impegno che conserva un ruolo determinante nella storia europea: forte ripresa culturale (popolarismo, prospettiva storica e scelte coerenti) e progetto di distribuzione della giustizia sociale (oltre ai diritti acquisiti, militanza coerente, unità di intenti, senza andare al traino di culture politiche individualistiche).
Nel corso dei lavori goriziani ‒ tre ore di intensa ricerca ‒ hanno offerto un sincero contributo testimoni e attori della storia civile locale.
L’ing. Nicolò Fornasir ha ricostruito gli ultimi cinquanta anni di storia del Goriziano come sintesi delle tre grandi civilizzazioni europee, della chiesa di Aquileia e ha ricordato i passaggi coerenti e diversificati delle vicende e dei protagonisti del movimento cattolico democratico, offrendo interessanti suggestioni per il futuro.
Gorizia, con la sua storia e con la sintesi che il movimento cattolico democratico ha saputo fare negli anni cinquanta offrendosi come luogo di elaborazione di un confine aperto e di incontro positivo delle diversità linguistiche e culturali, ha rappresentato un progetto ed un esempio di convivenza, di democrazia autentica, di senso della storia in prospettiva europea e mondiale.
Tale esemplarità, vissuta dentro ad una regione ‒ il Friuli Venezia Giulia ‒, unito, nel rispetto delle diversità ma con una tensione unitaria irrinunciabile, ha fatto scuola nel passato e, guardandosi attorno, può essere un modello credibile per il futuro. Disperdere tale patrimonio è un danno per tutti.
Di seguito, l’architetto Dario Baresi, ricordando la figura del padre, parlamentare e sottosegretario di Stato negli anni cinquanta, ha sottolineato lo specifico contributo a tale storia di quanti nel tempo della guerra fredda hanno contribuito a realizzare le premesse per la ricostruzione. Lettere ed interventi dello scomparso genitore hanno consentito di cogliere la specificità del momento e le problematiche della costruzione della Regione.
L’utile confronto ha beneficiato, inoltre, della testimonianza del sen. Diego Carpenedo di Udine, il quale ha ricordato le specifiche ragioni di Udine e del Friuli ma ha anche tentato di coniugare specialità e unità regionale con un ampio ragionamento storico e politico.
Si tratta, ora, di non mettere in discussione l’unità regionale ma anche di arricchire la specialità del Friuli Venezia Giulia utilizzando bene le attuali competenze, di fare cioè della Regione un vero e proprio laboratorio per affrontare tematiche urgenti come l’identità nella pluralità e la multi etnicità e la stessa accoglienza. Tematiche che conservano un carattere di urgenza e alla soluzione delle quali si deve operare nel nome dei valori che guidano l’esperienza dei cattolici democratici.
Ha fatto seguito un breve dibattito, nel corso del quale è stata ricordata con riconoscenza la figura e l’opera del sen. Nereo Battello, recentemente scomparso.
Apre l’attenzione di tutti verso uno spazio, quello della libertà e dei diritti della persona, che attende di essere riempito possibilmente con la riappropriazione di una stagione dei “doveri” perché nella società non vinca la sopraffazione e perché tale spazio torni ad essere luogo di convivenza solidale
Conclusioni condotte dal direttore della rivista Iniziativa Isontina che ha evidenziato le dimensioni della teologia storica e della militanza come punti irrinunciabili di partenza per rimotivare il movimento cattolico, l’urgenza di ripartire dalla Costituzione per compierla (doveri e diritti), ma anche l’immediata necessità di misurarsi con i nuovi temi che presenta il panorama della politica: cioè rispondere con responsabilità al populismo, alla tentazione del ritorno della demagogia e dell’estremismo, a partire dai problemi reali delle persone.■