Il 2017 sarà un anno importante per il Collio italiano e sloveno, perché dovrebbe concretizzarsi la candidatura di questo territorio a patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Nei mesi scorsi è stato costituito il Comitato promotore che ha come coordinatrice l’architetto Elisa Trani del Club Unesco di Gorizia. Il comitato si occuperà della redazione del dossier che verrà poi iscritto nella “Tentative list” da presentare all’Unesco. Verrà istituito anche un comitato tecnico-scientifico formato da esperti che collaboreranno alla redazione della documentazione.
La nascita del Comitato è un passo importante del progetto nato un paio di anni fa da un’idea di Diego Bernardis, sindaco di Dolegna del Collio, che, con i suoi scarsi 400 abitanti, è il più piccolo comune dell’Isontino. La proposta di Bernardis ha trovato subito rispondenza negli amministratori della Brda, la parte slovena del Collio. Il sindaco si è dimostrato un uomo tenace e ha portato dalla sua anche i sindaci degli altri comuni collinari dell’Isontino. A firmare il protocollo di intesa della candidatura, oltre al Comune di Dolegna, anche quelli di Cormons, Gorizia, Capriva, Mossa, San Lorenzo, San Floriano e tra gli enti la Fondazione Carigo, la Camera di commercio e il Consorzio tutela vini Collio. Ma a questo tavolo è fondamentale che si siedano anche imprenditori e operatori economici privati perché è indispensabile il loro apporto, finanziario e di idee, per dare respiro e far decollare il progetto.
Arrivare a ottenere il pass da parte dell’Unesco non sarà facile, diciamolo chiaramente per non creare illusioni, e ci vorrà del tempo. Ma bisogna crederci, fino in fondo, con la stessa convinzione che ha sorretto Bernardis in questi anni. Vanno superati dualismi e campanilismi, non lasciarci vincere da una sorta di pavidezza, ed anche rassegnazione, che ha contraddistinto in questi anni la nostra provincia, e puntare concretamente al sodo per convincere il Governo - la Regione ha già assicurato il suo appoggio - che il Collio-Brda ha tutte le carte per diventare sito patrimonio dell’umanità.
Al compimento di questo progetto, è intimamente legata la possibilità per gli europei di essere protagonisti in un mondo nel quale la globalizzazione ha reso vicini anche problemi e fenomeni un tempo considerati lontani
Gli architetti Trani e Franco Bocchieri (vicepresidente di Icomos - Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti del Nord Italia) hanno sottolineato che la candidatura ha importanti asset nel suo carattere transfrontaliero e nella valorizzazione del paesaggio rurale che comprende, oltre alla vite, anche alberi da frutto e tutte le colture che hanno reso unico il territorio sin dall’Impero austro-ungarico, assieme al multilinguismo e alle peculiari tradizioni locali. Il Collio diviso in due Stati non dovrebbe essere un ostacolo, anzi un progetto transfrontaliero diventerebbe un valore aggiunto al fine di ottenere il placet dell’Unesco.
D’altra parte da un po’ di tempo, soprattutto dopo l’entrata della Slovenia nell’Ue e dopo l’abbattimento dei confini, si parla spesso ormai di Collio come un’entità territoriale unica. Ne è conferma anche l’ultimo libro edito dalla Leg che si intitola semplicemente “Collio”, un’accurata guida curata da Lucia Pillon, impreziosita da splendide immagini di Valentina Brunello e Massimo Cavallari. Ma anche i sempre più numerosi servizi su quotidiani e riviste estere, americane e in inglesi soprattutto, trattano il Collio come unico territorio.
Il Collio diviso in due Stati non dovrebbe essere un ostacolo, anzi un progetto transfrontaliero diventerebbe un valore aggiunto al fine di ottenere il placet dell’Unesco
Il progetto Unesco ha anche una grande valenza storica. Se accolto, darà un’altra “picconata” più che al confine, che non esiste più, a quel che ancora rimane del muro ideologico che ha diviso le genti in questi ultimi 70 anni. Il Collio-Brda, un’enclave che va dall’Isonzo allo Judrio e che alle spalle è protetta dal monte Corada e si affaccia sulla vasta pianura friulana, ha patito le follie di due guerre mondiali: la prima ha fatto scempio di parte del territorio, come ha testimoniato una recente mostra allestita a Cormons dall’associazione Cormonese Austria; la seconda con il filo spinato ha inferto insanabili ferite indelebili sulle carni delle genti ma anche nello spirito dividendo una comunità che per secoli aveva vissuto in pace non trovando ostacoli, anzi fondendo culture e lingue diverse. La Brda, proprio perché una piccola enclave che oggi conta poco meno di 6mila abitanti sparsi su un’area di 72 chilometri quadrati, con scarsi collegamenti con l’entroterra, ha saputo mantenere un senso di comunità anche sotto il regime comunista di Tito ed è bastato l’abbattimento dei confini per riprendere più fattivamente quel dialogo interrotto 70 anni fa.
Il Collio non è solo vino anche se i suoi bianchi, che nascono dalla “ponca” (opoka in sloveno), quel misto di marna e arenaria che fa il territorio un unicum, sono conosciuti in tutto il mondo per la loro grande personalità. Se oggi il Collio è conosciuto nel mondo, è grazie ai suoi vini che in questi anni hanno fatto da traino a un turismo che ha visto tedeschi e austriaci prima fila. Un turismo che ha potuto così scoprire, gustare, tra le numerose trattorie, osterie, agriturismi e ristoranti, anche le altre prelibatezze gastronomiche che valenti artigiani del buongusto offrono. Non c’è che l’imbarazzo di una scelta che va dai prosciutti ai formaggi, dai salami alle pancette per non tralasciare i dolci come le tradizionali gubane, le putizze e gli strudel o i biscotti. Si possono poi trovare peculiarità di primo ordine come la Rosa di Gorizia.
Scoperte che si fanno percorrendo le stradine del Collio-Brda magari in sella a una bicicletta - c’è un reticolo di piste ciclabili nella parte italiana grazie al progetto Collio Slow - o a bordo di una delle Vespe gialle che da qualche anno sono diventate un po’ il simbolo del Collio come il giallo della Ribolla, il vino che caratterizza il territorio e che sta trovando un secondo rinascimento prendendo il posto del Tocai “ucciso” da una politica miope dell’Europa.
Il Collio-Brda è soprattutto un paesaggio che nulla ha da invidiare a quelli più celebrati della Toscana o del Piemonte, tanto per indicare due regioni ad alta vocazione vitivinicola. Da San Floriano a Dolegna, da San Martino di Quisca (Šmartno) a Medana si possono osservare panorami mozzafiato con quei grumi di case bianche costruite attorno alle chiese che corrono di balza in balza e che di notte si illuminano a formare un grande presepio. Ogni borgo, anche il più piccolo, può raccontare la sua storia.
Con i vigneti che disegnano geometricamente i tanti anfiteatri naturali che si dipanano tra un colle e l’altro, è tornato l’ulivo. Rimane e si rafforza in particolare nella parte slovena il ciliegio, altro elemento che da secoli caratterizza il territorio. Tra maggio e giugno a ogni angolo della Brda puoi trovare il contadino che con un banchetto vende le sue ciliegie, fresche appena raccolte dall’albero. Altre prendono la strada del mercato di Lubiana che ha sostituito quelli dell’Europa mitteleuropea fiorenti fino a quando è esistito l’impero asburgico.
Ma c’è anche tanta arte e storia tra queste strade nei castelli che vanno da San Floriano a Spessa di Capriva, a Trussio, dove si può visitare l’ultimo mulino ancora in funzione sullo Judrio. Il Collio è anche la patria di Zoran Music che ha lasciato un segno nella chiesa di San Giorgio a Gradno, dove si può ammirare una sua Via Crucis dipinta sul legno e osservare anche i graffiti di Luigi Spacal. Opere di Music si trovano anche in mostra al castello di Casteldobra (Dobrovo), sede comunale della Brda. Cantore di queste terre è stato Alojz Gradnik, originario di Medana, come Pietro Zorutti nativo di Lonzano di Dolegna lo fu per la parte friulana del Collio. Ogni chiesa si riallaccia ai secoli passati, alcune sorte dove c’erano castellieri, altre costruite dalla fede dell’uomo. Semplici, ma anche ricche architettonicamente che si richiamano spesso al gotico o hanno un impianto tardomedievale. Torri campanarie quadrate si alternano a quelle merlate (San Giorgio a Brazzano e a Colobrida-Golo Brdo), Molte conservano il campanile a vela (Sant’Apollonia e San Giovanni a Cormons, Madonna del Preval a Mossa, Santo Stefano a Giassico tanto per citare alcune). In non poche di queste si possono ammirare dipinti e affreschi che risalgono al Quattrocento e Cinquecento e che si richiamano alla fede popolare.
Storia, arte, paesaggio, una ricca e varia offerta di prodotti enogastronomici fanno del Collio-Brda un territorio da salvaguardare e migliorare per farlo conoscere ancora di più. Il progetto Unesco è un’occasione irripetibile per raggiungere questi obiettivi e farebbe anche da volano a uno sviluppo turistico di cui, a cascata, beneficerebbe l’intero comprensorio provinciale. Crediamoci. Ne vale la pena.■