Quale significato assume oggi, nel 2016, il concetto di
“internazionalità”, indipendentemente dal fatto che esso sia concepito a Gorizia o altrove?
Oggi qual e la lingua comune? È l’arte, che è l’espressione attraverso delle forme semplici di quello che è invece un pensiero grande
Nel passato, Gorizia era un luogo d’incontro, le situazioni storiche erano diverse, c’era l’Impero, che poi non c’è stato più e poi Gorizia è diventata Italia. Adesso, se noi guardiamo questa città, non viviamo questa internazionalità. Camminando per le vie, non percepiamo il senso dell’internazionalità, sebbene nel passato si parlassero quattro lingue e coabitassero quattro comunità: non è sufficiente che queste coabitino, se poi tra loro non collaborano, non si confrontano, non si comprendono e non costruiscono insieme.
A fronte di questo contesto, ad un certo punto nel ruolo mio di amministratrice di Palazzo Lantieri, ho voluto promuovere una duplice attività. Innanzitutto, ho voluto ridare vita a quella che era l’attività ordinaria di Casa Lantieri, (in verità, però, - in forma privata e non - Palazzo Lantieri non ha mai smesso di essere un luogo d’incontro internazionale) cioè incontrare persone che vengono da culture diverse, che parlano lingue diverse e che a Gorizia trovano l’occasione per avere dei confronti, - e questo è quello che nel passato faceva normalmente la mia famiglia, così come altre famiglie che vivevano una situazione benestante e che appartenevano ad un certo strato della piramide sociale.
Oggi questo a Gorizia non c’è più, come avrei potuto rendere di nuovo attuale questa internazionalità? Solo attraverso l’esperienza dell’arte.
L’esperienza dell’arte che utilizza un linguaggio che va al di sopra di forme, grammatiche, parole, quindi che ha un metalinguaggio - che è il segno ed il pensiero - e che ha permesso per più occasioni di riunire persone a Palazzo Lantieri che venivano da esperienze diverse e che, a loro volta, hanno reso internazionale Gorizia perché a Gorizia hanno trovato l’ispirazione.
Emblematico il caso di Jannis Kounellis, pittore e scultore greco, che nel 2004 nell’ambito proprio della rassegna “Confine dell’arte” ha realizzato l’istallazione permanente a Palazzo Lantieri, precisamente, nella Torre Schoenhaus ( già dal 1350 Porta della Città e quindi simbolo di Aperture e Chiusure in senso universale).
Il concetto di internazionalità non è la quantità di lingue e di grammatiche che si conoscono, ma è la volontà di tendere verso qualcosa che ci faccia essere, come in questo caso, non più cittadini di un impero, ma cittadini del mondo
Così come il caso di Michelangelo Pistoletto, che con la sua “La Mitteleuropa”, praticamente e artisticamente, ha dimostrato come storia e arte possano essere rappresentate assieme su un piano bidimensionale, dato che a Palazzo ha presentato una geopolitica per immagini, non tanto per evidenziare il confine di una serie di Stati ma per trasmettere l’idea di un confine fluido, che in questi stati è sempre stato soggetto a cambiamento, come poi la storia successiva ha dimostrato.
Ecco in cosa e in che maniera l’internazionalità può essere riconfermata a Gorizia, facendola diventare una città di confine, ma di confine del pensiero, un luogo dove una persona può osare di attraversare questa linea immaginaria per non rimanere sempre nel proprio accampamento, nella propria contea ma, andando verso l’ignoto, trovare delle sorprese che migliorino se stessi e che allo stesso tempo ci aprano ad altre nuove idee e ad un altro modo di vivere.
Perché il concetto di internazionalità molto spesso lo confondiamo col plurilinguismo. Il plurilinguismo è solo un aspetto dell’internazionalità, una persona dalla mente chiusa potrà parlare 10 lingue, ma se non ha nulla da dire, dirà sempre le stesse parole in 10 lingue diverse. Quindi il concetto di internazionalità non è la quantità di lingue e di grammatiche che si conoscono, ma è la volontà di tendere verso qualcosa che ci faccia essere, come in questo caso, non più cittadini di un impero, ma cittadini del mondo.
Per dare questa possibilità a Gorizia, non abbiamo invitato artisti che qui hanno portato delle opere e si sono incontrati a palazzo, ma bensì erano degli artisti, dei maestri che qui hanno cercato e qui hanno trovato l’ispirazione, nella dimensione di Gorizia e del suo territorio.
Ho potuto quindi verificare e confermare che l’arte è esperienza della vita: queste persone - questi artisti - vivendo a Gorizia, in seno a Palazzo Lantieri, hanno potuto vivere la quotidianità della città come tutti noi. Ed è proprio da quel quotidiano che hanno tratto l’ispirazione per un’ opera, perché, intrinsecamente artisti, loro non fanno passare il tempo attendendo che arrivi la sera, ma fanno sì che una scintilla colta durante la giornata poi diventi opera, diventi creazione.
Così, abbiamo dimostrato in modo concreto e tangibile come Gorizia può essere ancora oggi un terreno fertile per un incontro multiculturale, quindi internazionale.
Quindi il linguaggio dell’arte contemporanea è, ed è sempre stato, qualcosa di universale.
Se però noi lo pensiamo come qualcosa di avulso, staccato, come qualcosa di misterico, non abbiamo compreso l’arte: l’arte è l’espressione dell’esistenza del mondo che l’artista vive. Egli ha attraversato il tempo - uno spazio - una casa - un palazzo e da quell’esperienza ha tratto un’opera che adesso, da questo momento in poi, sarà per sempre.
Ed è il linguaggio comune perché tutti lo leggono, come nel passato il latino, per esempio, era la lingua dell’Europa, poi ad un certo punto questo è cambiato.
Oggi qual e la lingua comune? È l’arte, che è l’espressione attraverso delle forme semplici di quello che è invece un pensiero grande.
Esattamente in questa direzione abbiamo fatto a Palazzo Lantieri un’operazione di internazionalità, nel contempo aprendo i saloni, aprendo le camere di casa mia, che significa, come detto, continuare un’ abitudine del passato che rendeva Gorizia un luogo di incontri europei.
Incontri che si potevano vivere anche in via Rastello, nel portico dal pescivendolo, quando si sentiva qualcuno parlare qualche altra lingua che neppure il commerciante comprendeva, nè comunque intendeva comprendere perché stava trincerato dietro la sua lingua, dietro la sua identità.
Internazionalita è non avere barriere o schemi, non avere separazioni linguistiche, che comporta e l’avere una libertà di mente che a quel punto ti permette di accogliere ed entrare in tutte le dimensioni, che diventa perentorio attraversare. Perché se noi stiamo fermi noi possiamo solo sognare il viaggio, non stiamo viaggiando, stiamo solo consumando il tempo del viaggio.
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