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fonte=Nuova Iniziativa Isontina n.71
risultati: 18
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HOME > Articoli e notizie:“È bello vivere a Gorizia”

“È bello vivere a Gorizia”

Il punto di vista dell’architetto Giorgio Picotti sul tema dell’abitare nel capoluogo isontino

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“È bello vivere a Gorizia (anche se da anni piena di vuoti)”, questo il titolo dell’incontro di confronto e proposta per il territorio goriziano - quinto del ciclo di appuntamenti sul tema“Il nostro futuro dipende da noi”-, tenutosi il 4 aprile 2016, presso la Sala della Torre della Fondazione Ca.Ri.Go Gorizia, promosso dal Centro Studi Rizzatti e Nuova Iniziativa Isontina”, in collaborazione con il Circolo “Camillo Medeot”.
 
Quando ho ricevuto I’invito a quest’incontro, per primo mi sono chiesto se il titolo “È bello vivere a Gorizia” fosse una domanda o un’affermazione. Il mio parere è che ciò dipende se la domanda viene posta ad un giovane, ad un adulto oppure ad un anziano. Ognuna delle persone di queste categorie darà una risposta diversa a seconda della sua appartenenza e integrazione nella città di Gorizia; quindi avremmo risposte che indicano spensieratezza, entusiasmo, ambizione se date da un giovane, risposte attinenti il lavoro, la famiglia, la sanità se date da una persona adulta, risposte attinenti i rapporti sociali, rapporti familiari o i rapporti politici se attinenti un anziano. Ora, vorrei analizzare la situazione nella città di Gorizia, città che ha vissuto un secolo passando dalla “Nizza austriaca” alla devastazione di due guerre e a un successivo periodo di rinascita economica nonché di alternanze amministrative e politiche. Ciò nonostante, oggi, è una città ricca di potenzialità.
 
Se vivo in un ambiente in cui si fa a gara per proporre, salvaguardare, valorizzare, magari anche copiare, avrò buoni esempi nell’affrontare nuove cose

Lo individuo in Gorizia delle grosse potenzialità musicali, artistiche, imprenditoriali e professionali (ingegneri, architetti, medici, avvocati). Queste potenzialità trovano il loro omologo nella vicina Slovenia ricca di musica, letteratura, arte, imprese e professionisti. Gorizia da anni è piena di vuoti. lo trovo che a Gorizia in primis ci sia il vuoto nello sviluppo demografico, c’è un grande vuoto dello sviluppo urbano, un altro nello sviluppo commerciale della città, un vuoto imprenditoriale, un vuoto professionale. E, infine, un vuoto nell’istruzione, in scuole e università. Ognuna delle categorie da me citate darebbe una valutazione diversa sulla vivibilità a seconda della sua integrazione e tipo di appartenenza alla comunità goriziana. Personalmente, a questo punto vorrei dare un mio parere sul vuoto nello sviluppo urbano, inteso come urbanistico edilizio. La mia valutazione nel merito è la seguente: lo sviluppo urbano è dato dalla realizzazione di piani regolatori, di piani riguardanti la viabilità, di piani di regolamentazione edilizia. Tutto ciò, a valle di scelte e indirizzi politico-amministrativi. I piani di regolamentazione edilizia, gli ultimi che ho citato, a mio parere devono indirizzare ad una maggior attenzione al senso estetico; a questo proposito voglio riprendere quanto ebbi modo di dire in occasione di un’ intervista che venne fatta dalla giornalista Dalia Vodice a l’architetto Grusovin ed a me nel 2003 presso il nostro studio e poi riportata sul quotidiano “Il Piccolo”. ln tale intervista dicevo:
“Il bello è contagioso. Ma anche il brutto. E il pericolo è che a vederle di frequente certe brutture, si rischia di non notarle più. Un paradosso? No, è il rischio dell’abitudine che si alimenta nella mancata curiosità, nell’incapacità di osservare ciò che si vede ogni giorno. Perché a guardarsi intorno in questa belta città, “la Nizza austriaca” di un tempo, il paradiso del verde che fa restare senza fiato chi víene a Gorizia da fuori, qualcosa lascia il segno. ci colpisce il degrado, la poca decenza, il decoro carente su tanti aspetti della realtà pubblica e privata. C’è però una riflessione. Se vivo in un ambiente in cui si fa a gara per proporre, salvaguardare, valorizzare, magari anche copiare, avrò buoni esempi nell’affrontare nuove cose. Gorizia esce da cinquant’anni di isolamento nel cul-de’sac del confine, con l’assistenza della provvidenza pubblica. È mancata la concorrenza, l’iniziativa, l’emulazione. Quell’emulazione che nasce sia nel far bene, sia nel far male. La questione è lontana dalla politica. Non c’entrano le giunte, i colori politici. È una questione che si è stemperata nel tempo.”
 
Oggi si adottano soluzioni tampone per necessità contingenti, senza un quadro di riferimento

Riprendo l’analisi sui piani regolatori. Negli anni ‘60 l’amministrazione di allora (eravamo in pieno boom edilizio) diede l’incarico a un professionista di vaglia, l’architetto Piccinato, di redigere un nuovo piano regolatore, essendo i precedenti ormai datati anteguerra.
 
Il piano Piccinato, su indicazione dell’amministrazione, prendeva in considerazione una città che era chiusa da un nuovo confine che divideva due realtà con termini in due stati molto diversi. L’ ltalia da un lato e la Jugoslavia dall’altro, quindi il confine nuovo che tagliava buona parte della città necessitò di una revisione che secondo il piano Piccinato prevedeva anzi uno sviluppo verso sud della edificazione e dell’urbanizzazione con un incremento demografico che arrivasse dalle 45.000 persone di allora a circa 90’000 abitanti, prevedendo probabilmente anche un incremento di popolazione della parte confinaria col territorio Goriziano. Il piano dava precise indicazioni sull’edificazione, sulla viabilità e anche sulla regolamentazione edilizia. Nel suo disegno urbanistico manteneva per la città quell’asse di penetrazione dal sud verso nord partendo dalla stazione ferroviaria sud verso la stazione ferroviaria nord (attuale Transalpina).
 
Prevedeva altresì una viabilità che consentisse attraversamenti da est a ovest della città, che quindi attraversava l’asse principale, oltre a prevedere una percorribilità di circonvallazione per poter aggirare la città nei due sensi. Questo piano ovviamente dava precise indicazioni sull’edificazione, sul verde e su tutte le altre cose che era necessario individuare. Tutto ciò coincise con il periodo del boom edilizio che negli anni successivi andò quasi completamente a disattendere il piano; sorsero grattacieli, condomini di tutti tipi, vennero modificate verde e viabilità. Grossa colpa fu della speculazione edilizia che fu tollerata o agevolata, come anche di scelte di finanziamenti pubblici poco opportuni: ospedale, piani di recupero, piani particolareggiati che previdero insediamenti particolarmente contrari alla logica del piano. Negli anni successivi ancora, le amministrazioni incaricarono altri professionisti di fare due aggiornamenti del piano regolatore, nuovi regolamenti edilizi e piani della viabilità. Questi sono tuttora in fase di studio, non hanno trovato ancora una definitiva soluzione e risentono soprattutto la mancanza di indirizzi generali. Questo lamento rappresenta a mio parere il vuoto che paralizza la città, che paralizza lo sviluppo urbano. A fronte di tutto ciò, oggi si adottano soluzioni tampone per necessità contingenti, senza un quadro di riferimento.
 
A fronte di questo, della vicina Slovenia c’è Nova Gorica, una “New Town”, come molte città satelliti sorte negli anni 50-60 in Inghilterra e nell’Europa del Nord. Oggi Nova Gorica forse non suscita in chi viene a Gorizia le stesse emozioni che dà la nostra città millenaria.
 
Il mio contributo personale in questo incontro in risposta al tema posto, è di uno che ha vissuto settant’anni a Gorizia, di cui cinquanta da architetto. È un contributo di critica e nel contempo di ottimismo perché sono convinto che negli anni futuri, e uso le parole della locandina che introduce I’incontro, si ripropone I’urgenza ma anche la potenzialità implicita di farsi protagonista essenziale, del ruolo di ponte della regione ed in particolare del sistema confinario goriziano incardinato sulla “città comune” Gorizia, Nova Gorica, Sempeter / Vrtojba . Gli elementi sui quali fondare questa nuova prospettiva sono vari, costituiti da diversi fattori: tra questi il patrimonio culturale ed anche quello storico-artistico strettamente connesso alla qualità di vita … non a caso si citava la “Nizza d’Austria” perché “era bello vivere a Gorizia”.■
data di pubblicazione: 30-11-2016
autore: Giorgio Picotti | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.71 | tema: TERRITORIO
tag redazionali
Camillo Medeot città di confine cooperazione transfrontaliera Dalia Vodice decoro urbano demografia edilizia Giorgio Picotti Gorizia Grusovin Nova Gorica patrimonio culturale pianificazione territoriale piani regolatori Piccinato qualità della vita rigenerazione urbana speculazione edilizia sviluppo urbano urbanistica
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