Quindici anni sono già passati dalla scomparsa di Celso Macor. La ricorrenza è diventata occasione utile per una verifica critica: l’elemento centrale e portante del pensiero e delle riflessioni, spesso caratterizzate da uno specifico sapore profetico, esprimevano la più genuina anima culturale dell’esperienza del cattolicesimo democratico del secondo dopoguerra con al centro il ruolo del Goriziano, cioè di questa terra di confine a cavallo dell’Isonzo.
L’evidente declino anzitutto del capoluogo, che sembra come trascinato e trascinante l’intera Provincia di Gorizia, in analogia con la crisi anzitutto morale e quindi profondamente politica, sociale ed economica del Paese; la drammatica condizione della realtà giovanile; il baratro che si è aperto tra cittadini ed istituzioni, politiche soprattutto: tutto questo impone di riaprire un dialogo.
Con questo spirito e mossi da questa ragione, giovedì 28 novembre, nella ricorrenza precisa dell’anniversario della scomparsa, il Centro studi A.Rizzatti ha proposto una riflessione e ricercato spunti di iniziativa sul tema del “dialogo” convergendo l’attenzione proprio sui tre “fronti” peculiari della storia del Goriziano. In particolare:
- dialogo interreligioso ed interculturale, verso prospettive molto cambiate in cinquant’anni ma ancorate a valori perenni, ad esperienze preziose anche in futuro;
- dialogo tra generazioni e tra parti sociali, per superare la crisi con adeguate innovazioni e recupero di fondamenta sommerse ma pur sempre solide;
- dialogo, infine, tra istituzioni e rappresentanza democratiche, per ristabilire il primato del bene comune, in un rinnovato equilibrio tra interesse particolare e generale.
La verifica ha avuto luogo con il contributo di alcuni esperti conoscitori della realtà goriziana; essi stessi attenti osservatori dei cambiamenti in atto, dei rischi ma anche delle opportunità. Assieme e grazie a giovani universitari, sono state rapportate le intuizioni di Celso Macor sull’attualità ed sul futuro, nella consapevolezza che la storia, se vagliata con attenzione, fornisce supporti validi e spunti provocanti ad iniziative in grado di restituire dignità e speranza alla comunità che vive sul confine goriziano.
Il convegno si è aperto con il saluto del vice-presidente prof. Bressan e del vice-presidente della Fondazione Carigo (che ha sostenuto l’intera iniziativa), avviando un confronto tra studenti universitari di ASSID - Associazione Studenti Scienze Internazionali e Diplomatiche - Università di Trieste in Gorizia, moderatrice Giulia Buffa, sul rapporto da loro stabilito con la gente e le istituzioni del territorio confinario goriziano e con gli stessi abitanti del Capoluogo. Sono emersi interessanti spunti, sostanzialmente positivi ed alcuni forieri di iniziative (lo scambio interculturale con le comunità di provenienza, lo studio e la ricerca applicate sui tanti aspetti delle relazioni internazionali).
È seguito l’intervento del prof. Giorgio Porcelli, del Dipartimento Scienze Politiche e Sociali - Università di Trieste, che ha sottolineato l’elemento essenziale del dialogo, ovvero della condizione che esso può avvenire alla condizione che ci siano due interlocutori a volerlo: non si può imporre, non si deve subire, va sempre ricercato e voluto come fondamento di tutte le relazioni umane e sociali.
Infine, il dott. Daniele Cortolezzis, coordinatore regionale rete C3 dem, ha svolto un’interessante relazione sulla progressiva evoluzione della cultura politica del cattolicesimo democratico in Italia ed in Europa, attualizzando la indispensabilità della stessa per lo sviluppo anzitutto del processo di integrazione europea e come fattore essenziale di relazioni solidali e quindi pacifiche.
Gli interventi sono stati preceduti ed intercalati da letture di testi di Celso Macor e da brani musicali, a cura degli studenti del Liceo Classico “Dante Alighieri” di Gorizia coordinati dalla prof.ssa Rosa Tucci. Come ormai da quindici anni, dopo il convegno, Sabato 30 novembre, presso la Chiesa Parrocchiale di Lucinico è stata celebrata la S. Messa di suffragio dell’amico e direttore di questa rivista.