“... non è tempo che la tradizione anticipatrice di Gorizia si faccia sentire di nuovo?”
Questa domanda con la quale Celso Macor concludeva un articolo pubblicato su “Voce Isontina” nel 1994 ed intitolato” L’immobilità e la storia” è stato utilizzato come sottotitolo del convegno annuale che aveva per tema “i giovani sono il ponte tra storia e futuro”.
Tempo difficile per Gorizia e per il Goriziano, stretti da una morsa progressiva, avviata da decenni, che sta congelando la Regione tutta sulla trasformazione davvero glaciale (sul piano culturale e sociale e quindi economico) dell’Isonzo nel confine reale tra il Friuli e la Venezia Giulia.
Un vento freddo che imbrogliando la storia e soprattutto le generazioni future sta soffiando con sempre maggior impeto da Est (Trieste) e da Ovest (Udine)
Un vento freddo che imbrogliando la storia e soprattutto le generazioni future sta soffiando con sempre maggior impeto da Est (Trieste) e da Ovest (Udine) che si ritengono le sedi dei futuri Poli Regolatori del clima della Regione che è sorta unita e speciale solo grazie al faticoso ma lungimirante ruolo di Gorizia, del Goriziano, dei Goriziani nel senso più ampio del termine.
I giovani sono stati i protagonisti del convegno: sia inizialmente i trenta studenti del Liceo Classico “Dante Alighieri” di Gorizia che, sotto la guida della prof.ssa Rosy Tucci e del maestro Angelo Portelli, hanno letto brani di Celso intercalati da pezzi musicali.
Due studenti universitari hanno poi condotto i due confronti: Jessica Scodro ha introdotto Majda Bratina, insegnante delle Scuole Slovene, nel dialogo con Claudia Fabaz, giornalista, sulla loro rispettiva interpretazione di persone “dall’altra parte del tavolo”, pur essendo ancora “giovani”: è emersa soprattutto la potenziale risorsa intrinseca e poco espressa energia delle nuove generazioni, curiose ma anche gelose della loro condizione, poco convinte del loro possibile ruolo, pur indispensabile.
Timothy Dissegna ha poi dialogato assieme a Mattia Anfosso ed ai relatori sulla loro personale condizione di studenti universitari che “vedono” il mondo sempre più grande ma anche problematico, affascinante nella sua dinamicità ma anche incombente con le minacce sul sistema delle relazioni, sul rispetto dell’ambiente, sui valori dell’accoglienza tra le persone e le comunità.
È stato sorprendente constatare quanto la condizione di “confine” sia poco sentita dai giovani, soprattutto nella sua dimensione storica e statuale; ma allo stesso tempo e forse perché “non nota”, oggetto di curiosità e di interesse
È stato sorprendente constatare quanto la condizione di “confine” sia poco sentita dai giovani, soprattutto nella sua dimensione storica e statuale; ma allo stesso tempo e forse perché “non nota”, oggetto di curiosità e di interesse per il suo coinvolgimento umano e sociale, per il patrimonio di vite, esperienze, situazioni del tutto inspiegabili e comunque poco comprensibili nel tempo attuale, nonostante gli esempi di una attualità sconvolgente.
Difficile valutare in questo contesto come e quanto i nostri giovani siano disponibili ad assumersi davvero le responsabilità del loro stesso futuro, che poi era il richiamo di Celso Macor nei diversi scritti letti nel corso della serata, in particolare le affascinanti descrizioni di Gorizia, delle sue strade e dei suoi luoghi; del Collio e dell’ambiente legato all’Isonzo; della storia connessa con le case, i palazzi, le infrastrutture...
Profezia ancora e sempre attuale, in attesa di venire raccolta e fatta realtà possibile.■