Dietro la pastorale del turismo «deve vivere sempre una motivazione religiosa e spirituale», ovvero delle proposte. Le opportunità pastorali che si possono offrire sono grandi. I potenziali e le urgenze sono abbondanti e molti vescovi, oltre all’arcivescovo metropolita di Gorizia, monsignor Redaelli, se ne stanno accorgendo. Le persone nutrono sempre di più il desiderio di una ricerca spirituale che la Chiesa non sempre è in grado di accogliere. Quali sono le proposte spirituali e liturgiche che si riescono a mettere in campo? È inutile nascondere che viviamo la debolezza della presenza territoriale della Chiesa dei nostri tempi.
Le proposte della pastorale del turismo sono una grande occasione di annuncio del Vangelo. Attraverso di esse potrebbero aprirsi strade inedite di evangelizzazione che potrebbero pure contare sul potenziamento di «alleanze territoriali» in grado di avviare processi di sviluppo integrato di territori e comunità, con comuni e associazioni o altri enti. A Grado questo si fa da tempo e si cerca di implementare.
A risponderci è il parroco, monsignor Paolo Nutarelli.
INTERVISTA A MONSIGNOR PAOLO NUTARELLI, PARROCO DI GRADO DAL 2021
Quale la strada nel prossimo futuro?
Grado ha una vocazione all’annuncio: attraverso la bellezza del creato ed il tesoro di Fede, rappresentato dalle nostre Basiliche, siamo chiamati ad annunciare il Vangelo di Gesù ed a raccontare agli uomini del nostro tempo come la dimensione religiosa sia fondamentale per la crescita umana e sociale della persona. Non dobbiamo inventare niente ma essere luoghi di accoglienza e saper creare spazi per curare la propria interiorità e spiritualità. I Concerti, le varie conferenze, l’adorazione eucaristica notturna e la cura liturgica nelle celebrazioni possono essere uno strumento ed una strada da percorrere per aiutare le persone ad alimentare o anche riscoprire il volto di Dio nella loro vita.
Spiritualità ma anche rispetto della comunità e delle proprie tradizioni, come i numerosi luoghi artistici e sacri. Come conciliare le due realtà?
Sono convinto che non sono realtà in contrapposizione ma una fa da supporto alle altre. Grado è un luogo privilegiato in questo e sappiamo quante persone venendo qui riescono a vivere la propria Fede ed alimentarla. Non di rado molti fedeli ospiti portano la loro sensibilità ed il loro bagaglio di esperienza ecclesiale che aiutano così tutta la Comunità.
La pastorale turistica non può non tener presente il prossimo Giubileo del 2025 “Pellegrini di speranza”. Sarà una grande proposta di fede che potrà dare nuove spinte ai modi e alle iniziative di evangelizzazione. Per esempio, Grado e Aquileia ma anche Monfalcone o Duino potrebbero diventare delle vere “oasi” nelle quali gli ospiti possano trovare l’acqua fresca di una comunità autentica e rinnovata. È anche questa una delle direzioni che si sta cercando di prendere?
Rileggendo alcuni orientamenti della Chiesa, emerge che nel 2004 un Sussidio della Cei dal titolo: Parrocchia e Pastorale del Turismo, dello Sport, del Pellegrinaggio, scriveva: «Attraverso la cosiddetta “Pastorale del Turismo” significativa modalità di presenza cristiana in ambito turistico, la Chiesa ha qualcosa da “dire” al turismo, in modo del tutto originale, in quanto è portatrice di una “parola” di valore assoluto e di una tradizione di valori, che non possono non arricchire di senso l’uomo del turismo, della vacanza e del viaggio». Sono convinto che i luoghi “internazionali” della nostra Diocesi in primis Aquileia e Grado possono essere delle vere Oasi di spiritualità nelle quali poter dare la possibilità di “ricaricare il cuore” di un’umanità segnata dalla paura e dalla chiusura in se stessa.
La pastorale del turismo diocesana deve ritrovare le energie per fornire un adeguato accompagnamento pastorale per quanti - provenienti da fuori - possano non sentirsi “stranieri” ma uomini e donne accolti in una dimensione piacevole che si dilata offrendo un messaggio moderno e interconnessionale. Già con la rivitalizzazione della “messa internazionale” domenicale Grado sta facendo il suo. Quali sono i frutti tangibili?
In questo anno abbiamo voluto potenziare le Celebrazioni festive non solo in Basilica ma anche nelle zone di Città giardino e, soprattutto, Pineta. Ogni Celebrazione è curata e c’è il desiderio di accogliere qui viene con un sorriso ed una parola buona, ovvero «far sentire le persone a casa». I frutti tangibili sono le numerose presenze ed i ringraziamenti che arrivano dalle persone che vivono, anche in vacanza, la Fede: ricordandoci lo slogan di qualche anno fa, ovvero che la Fede non va mai in vacanza.◼